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opening secondo ciclo tabon

 

quarto opening ieri per DC next, dal 4 agosto scorso; dopo taibon 1 e cortina  plus e casso 0, secondo fuoco a taibon.

A una settimana dall’apertura del Nuovo Spazio espositivo di Casso, che lo scorso week-end ha portato 800 persone sullo Spalto al Bilico, DC ha inaugurato ieri il secondo ciclo espositivo nella fabbrica riattivata di Taibon Agordino, con sette nuove mostre e una performance.

Molti dei 35 artisti che hanno costruito le proprie opere nel periodo in Residenza, erano lì ieri pomeriggio, insieme a curatori e galleristi e gente e taiboneers.

L’esperienza di Taibon, con questo grande laboratorio e cantiere creativo instaurato, una macchina di ricezione/comunicazione ancorata al Campo Base di un territorio verticale, da due mesi nient’affatto stazione di contemplazione, una aperta palestra  invece, sperimentale d’esplorazioni e interazioni estetiche psicologiche etologiche sociali umane: quest’esperienza non porta a isolare 7 mostre nelle APL.

piuttosto è uscito un disegno, i progetti si sono combinati (progetti organici) attraverso le interazioni tra gli artisti, le interazioni con l’ambiente/natura/paesaggio/contesto, le interazioni tra il dispositivo Next e la comunità. Il lavoro di ricognizione ha prodotto idea e riflessione e immagini e manufatti, plasmati o assemblati grazie all’attivazione della rete delle relazioni attive produttive. Un cantiere totale, nel quale i materiali si sono trasformati, formalizzando pensieri e impressioni.

Valentina Bonomo, della GalleriaValentina Bonomo Roma, insieme a Giuseppe Caccavale, che ha condotto il workshop insieme alle ragazze dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, Anna Alice Arianna, e a Massimo e Nicolò. L’esito del workshop, incentrato sulla riformulazione di immagini-parola della montagna, paesaggio-parola, traverso l’amore di Mandel’stam, è ora visibile e consultabile, nell’APl 5, una delle sette mostra. Il soppalco dell’APL 4 ha accolto la bipersonale a cura di Galleria Jarach Venezia, il lavoro di Daniele Pezzi, il video di Mondeval (Alpeggio) installato nell’allestimento aereo, cantiere edile genera spazio alto, non un lavoretto da galleria, e un trave-bar come non se ne erano visti, la prospettiva stretta delle due HE dai bulloni ottagonali come gemelli, luogo dove bere e parlare e bere, senza teste, solo coppie di gambe, da fuori, e dentro il corridoio-binario, in immersione, blu come il nautilus, e sotto le sculture di Andrea Dojmi, a prendere e rimandar codici, climbing up the walls.

La bianca ghiaia alluvionale dell’Agner campeggia accanto, 100 metri cubi di letto, dentro e fuori, mare di pietra, e sopra la rossa palla di corda, Hubert Kostner ha rifatto lo Spigolo Nord dell’Agner, con la Galleria Goethe Bolzano, DC e Salewa, l’impatto formidabile del deposito morenico, la lingua fuori dalla fabbrica aperta, l’APL 3 invasa ed aperta, un ‘installazione potente e istantanea.

Abitanti, abitati, la collettivva curata da Stefano Coletto, collaborazione DC/Fondazione Bevilacqua La Masa, in particolare con i tre lavori costruiti appositamente a Taibon, da Riccardi Banfi Teresa Cos Luigi Leaci, che han studiato e conosciuto luoghi e persone, e fuori i ritratti poi, la Taibonera, le immagini, il sale con l’acqua e il rame, una prece pel pavimento aggredito.

La mostra di Riccardo Caldura, con Forte Marghera/Parco del Contemporaneo al secondo passaggio montano, e un allestimento in linea cromatica grigia, senza giochi, ben netto, preciso, e lo sciabordio di Alex Bellan, camera acquaticacustica.

Nell’APL 9, a terra, gli M1 abbandonati dagli alpini, alla fine della performance di Filippo Berta, Istruzioni d’uso, a cura di Daniele Capra, 200 astanti prigionieri della scena, bene, le performance devono durare, scolpire, mica occupare due minuti tra i due cicli buffet, razza di.

Quindi le cose di “e l’uomo non è una felce” con la pietra di Giorgia e il gorilla di Gino, che non è affatto un gorilla, ma l’ombra di un processo sedimentario intenso, di cui diremo, e tutti gli altri ragionamenti a piede di porco sulle cortecce, a dire che creare non è un puro fatto di natura, ma un’intenzione critica, e l’uomo, anche, un metallo.

Nella serata del 22 c’è stato anche il set di Superegos vs. Lorenzo Commisso, APL 2, accanto al superber con-temporaneo di Gino novello concettuale, nel crepuscolo, tra le luci i suoni, la fabbrica accesa a brillanza nel fuoco nero della notte, e vicino, le vacche, a scampanare, erba e buio, autentico buio di campagna, fratelli.

E oggi la gente è venuta, un flusso continuo. E un altro flusso oggi era a Casso, anche lì la fabbrica si tendeva e pulsava. E il flusso è uno solo. E non lo fermiamo. Mica felci, cannoni.