andrea bianconi/How to build a direction


andrea bianconi

1.a How to build a direction, inchiostro su carta, 2,5 x 42,5 cm, 2018
1.b How to build a direction, inchiostro su carta, 2,5 x 42,5 cm, 2018
1.c How to build a direction, inchiostro su carta, 2,5 x 42,5 cm, 2018
1.d How to build a direction, ferro, legno, tessuto, 236 x 28,5 x 4 cm, 2018

Ah, questo dardo.
Con le frecce Andrea Bianconi compone mondi, mondi organici fatti di circolazioni orientate, come in respiro pulsante di flusso. Oppure brevi sintassi grafiche, in cui la freccia è la porta, e di repente si deve (si può) decidere: da che parte andare?
Ovvero, anche: come si orienta la mia ricerca? Di uomo tra le cose del mondo. Di artista tra le pieghe del senso dell’essere delle cose del mondo.
Perché se l’uomo cerca nulla: che uomo è?
E ancora: da che parte sto? E perché dunque?
Ora, i dardi di Bianconi vengono sin quassù, li troviamo davanti ad un’altra soglia, quella che dà accesso alle otto piccole sale dell’ala est del Forte. E portano un riferimento a Tiziano.
L’Adorazione dei Magi è un’opera celebre di Tiziano Vecellio, conservata in diverse versioni a Milano, Cleveland, Parigi, all’Escorial, al Prado.

La composizione è divisa in modo netto, spartita al centro da un elemento drastico, un palo verticale che porta il tetto della capanna di legno che dà riparo al Bambin Gesù.
Sul palo, urinò un tempo uno spagnolino nano concretatore (lo Spaniel Blenheim di Re Carlo Primo), che fu nei tempi perfin censurato.
Quel palo viene ripreso ora da Bianconi, e diviene, anche qui, spartiacque.
Palo nero inciso di frecce. Alle pareti, altre frecce.
La fuga di stanze è introdotta, e subito si è costretti a scegliere, se passare a destra, o a sinistra del palo.
Alle frecce non si sfugge.
Mica ti inseguono, ma t’invitano.
A prender direzione, più che posizione.
Cosa facciamo qua, dove si va, e perchè?

opera in:
brain-tooling
a cura di gianluca d’incà levis, riccardo caldura, petra cason
forte di monte ricco
30 giugno – 30 ottobre 2018
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