2 giugno 2018

Batteria Castello  sta sull’altura sopra a Pieve di Cadore, a pochi metri dal Forte di Monte Ricco. Anticamente, qui si trovava il Castello di Pieve di Cadore, prima fortificazione cadorina: numerosi i documenti, anche molto antichi, che vi si riferiscono. Pare (forse) che il Forte Monte Ricco e Batteria Castello fossero collegati direttamente da una poterna: dalla copertura verde (e irrisolta: come irrisolto è, ad oggi, haitutti, il rapporto tra il Forte e il paesaggio) del Forte, volgendosi a Nord-Est, la facciata della Batteria Castello appare tra gli alberi, assai vicina (cinque minuti a piedi). Quando, nel 2017, Dolomiti
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16 maggio 2018

campo di curva: curvaturaquale curvatura (ribadisci sempre, ripeti)questo spazio è un fondo piatto, ribaltato, emerso, inastatoarcipelago eploso verso l’alto la connessione dalle pratiche ai luoghi, la totale connessione, nel presente, di spazio (i siti) e azione (la pratica nel tempo, oltre i nodi sclerotici della storia – la storia eventistica, non processuale)lo spaziotempo, nella sua continuità mobile, eccolo nella curval’unione tra paesaggio e moto generativola coincidenza, nel valore, tra senso e spazio ancora: lo spazio, che è il senso nel tempo (moto) la montagna curvamontagna in curvaturaisolacurva, atolli connessiquesta forza applicata,
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28 gennaio 2018

Gli atti del convegno alpi, architettura, patrimonio, svoltosi a novembre 2015 tra politecnico di torino e di milano sono stati pubblicati da Mimesis editore a gennaio 2018, per la cura di Davide Del Curto, Roberto Dini, Giacomo Menini. qui il saggio di gianluca d’incà levis presente nella pubblicazione, titolato cura e rigenerazione di paesaggio e
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31 dicembre 2017

Gli atti del convegno strategie di rigenerazione del patrimonio industriale, svoltosi il 30 e 31 marzo 2017 presso l’ex lanifico maurizio sella di biella, sono stati pubblicati da Edifir Edizioni Firenze a dicembre 2017, per la cura di Cristina Natoli e Manuel Ramello. qui il saggio di gianluca d’incà levis presente nella pubblicazione, titolato dolomiti contemporanee: inessenzialità del budget, concretezze
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27 maggio 2017

Cultura in Friuli 3,  Atti della Settimana della Cultura friulana (5-16 maggio 2016) raccoglie gli interventi dei relatori dell’edizione 2016 della Setemane. Edito dalla Società Filologica friulana, il volume è a cura di Matteo Venier e Gabriele Zanello.Si riporta qui il contributo del curatore di Dolomiti Contemporanee, Gianluca D’Incà Levis, al convegno: L’educazione al patrimonio culturale, il ruolo dei musei promosso dalla Magnifica Comunità di Cadore e svoltosi a San Vito di Cadore l’11 maggio
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20 maggio 2016

dolomiti contemporanee ha partecipato a Tasting the Landscape, 53esimo congresso mondiale ifla (International Federation of Landscape Architects), che si è svolto al al centro congressi lingotto di torino,  dal 20 al 22 aprile 2016. TTL intende promuovere una riflessione sul ruolo fondante dell’approccio creativo al paesaggio, che derivi da un rapporto concreto e percettivo con il luogo e che porti ad un’indagine approfondita e alla rielaborazione di quelle immagini, pratiche e segni che possono influenzare l’andamento della trasformazione di regioni e paesaggi. Dolomiti Contemporanee partecipa nel tema Inspiring Landscape, con un
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14 maggio 2016

George microzine è una mini-fanzine a cura di cose cosmiche e pubblicata da Arthur Cravan Foundation. Il primo numero di George tratta le modalità di organizzazione di una resistenza collettiva. If the only way to make an escape revolutionary is to pick up arms, we ask: which weapon would you tuck in your pocket? Qui di seguito il pezzo di Gianluca D’Incà Levis per
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19 marzo 2016

Quotidiana è un progetto per l’arte contemporanea attivo dal 1995, realizzato dall’Ufficio Progetto Giovani del Comune di Padova.è a cura di Gianluca D’Incà Levis il primo seminario di Quotidiana a parole, dedicato agli artisti protagonisti di Quotidiana esposizione, che ha avuto luogo sabato 19 marzo.Qui di seguito un testo che riassume le questioni affrontate durante la
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15 marzo 2016

Giuseppe Vigolo e Antonella Zerbinati partecipano con Santos Dìas alla mostra Index Roma (26 febbraio al 17 aprile 2016), presso la Calcografia Nazionale della Real Academia de Bellas Artes de San Fernando a Madrid. La mostra raccoglie i lavori realizzati dai borsisti della Real Academia de España en Roma nel 2014-2015.in catalogo un testo di gianluca d’incà levis, qui di seguito riportato. — ita (scroll for esp) Santos Dìas – Giuseppe Vigolo/ Antonella Zerbinati la traiettoria circolare del proiettiledi gianluca d’incà levisma che cos’è l’arte, se non questo proiettile sottile del senso, e realmente incisivo a
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6 dicembre 2015

dolomiti contemporanee ha partecipato a Tasting the Landscape, 53esimo congresso mondiale ifla (International Federation of Landscape Architects), che si è svolto al al centro congressi lingotto di torino,  dal 20 al 22 aprile 2016. TTL intende promuovere una riflessione sul ruolo fondante dell’approccio creativo al paesaggio, che derivi da un rapporto concreto e percettivo con il luogo e che porti ad un’indagine approfondita e alla rielaborazione di quelle immagini, pratiche e segni che possono influenzare l’andamento della trasformazione di regioni e paesaggi. Dolomiti Contemporanee partecipa nel tema Inspiring Landscape, con un
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29 ottobre 2018 – schiantopaesaggio

il suono dei boschi schiantati è ora un ruggito meccanico
il suono della pala che cerca di aprirsi un varco tra gli abeti rossi e i pini sradicati, spezzati, sfracellati (grinding: apre/devasta/libera)
a centinaia di migliaia, a milioni
e la pala carica e spinge e spezza ancora i monconi tronchi di questi corpi torturati
metallo su legno sbadabang
i fantasmi del bosco che non è più
e si cerca il nastro d’asfalto
che sta sepolto lassotto

questi alberi
che il cataclisma degli scorsi giorni ha gettato, scagliato, a terra
sulle strade, sulle case, nei torrenti
- in certi punti ce n’è più a terra che in piedi e molti, moltissimi altri, scossi, inclinati e malfermi, andranno abbattuti
e portati via
e sono troppi, è già chiaro

questi alberi, dicevamo
gettati dal vento sulle centraline e sui tralicci, nella montagna dolomitica, massacrata, come e peggio che altrove
peggio perché se n’è detto meno, anche, che l’abbiamo visto solo noi che siamo qua
che nell’alto piave, cadore, comelico, zoldano e agordino, massacrati,
ogni genere di connessione è cessata in un istante, lunedì scorso
e per quattro giorni è stato l’isolamento totale
che per molti continua
e che era iniziato già il ventiquattro
con le prime raffiche da sud, oltre i cento orari
che lunedì ventinove son diventati duecento
e noi stessi non abbiamo saputo quasi nulla del mondo fuori di qui, per giorni
e nemmeno del paese accanto, irraggiungibile
senza luce, telefono, informazioni di sorta
nulla si sapeva
tranne che lo stato di criticità idrogeologica e idraulica non era affatto un’enfasi eccessiva o una sopravvalutazione
come han sostenuto all’inizio taluni imbecilli all’osteria (sui giornali)

ed eravamo bloccati, inchiodati, alcuni evacuati (perarolo)
i volontari dei vigili del fuoco in giro a gruppi, all’inizio, su per le strade della montagna
isolati dai comandi, da tutti gli altri
in formazione compatta
motoseghe sguainate e pala
ad abbattere e spostare i tronchi più grossi
in mezzo alla distruzione
increduli e allibiti e abili
come in uno stato di shock, ma operativo
a liberar le persone (noi la prima notte eravamo prigionieri, impossibile uscir dalle case, fuori la devastazione e gli schianti, continui, continui)
senza informazioni, senza alcuna possibilità di coordinamento con il resto della forza
coi volontari, a scavare i primi varchi

questi alberi, che il vento ha gettato in terra, lanciandoli sulle strade, sulle case, nei torrenti
le strade tramutate in torrenti, i torrenti in fiumi di fango e sfasci e detriti (e una pala, a cortina)
sempre più carichi veloci e violenti
nessuna capacità d’invaso alle dighe, quasi da subito
le case con le voragini per tetto, alberi sui tetti e dentro alle case
schianto su schianto
mentre i ru si gonfiavano ancora e ancora
e il rumore cresceva sempre, senza tregua
un suono cupo sordo crescente, come d’un tuono inabissatosi in faglia
come se il cielo incazzato si fosse slanciato giù nel fulmine, infiggendosi in terra, per scavarla poi di nuovo da sotto, in risalita tellurica
e infatti tremava il suolo, come un’onda
(noi alle ville sentivamo anche la vibrazione dell’antelao che scaricava nella ruina di cancia, che ha tenuto perfettamente)
e infatti le radici son riverse fuori ora, al cielo
che piove ancora, e ancora, e ancora
e vediamo, snudate, le ghiaie al fondo (a borca riaffiora il covo di vipere)

questo formidabile patrimonio, che, giocondi, siamo abituati a considerare eterno
eternamente disponibile
per scoprire poi ad un tratto, in un istante drammatico, che non è così
e la foresta si è fatta rada, è esplosa, come dopo le bombe a grappolo
quant’era bella, e ordinata, questa natura distesa lo capiamo bene ora
a vederla scempiata, fatta a pezzi
e ciò comporterà dissesti e pericoli ulteriori, lo sappiamo: e della necessità della cura che viene ora, l’uomo saprà fare un’opportunità, d’agire bene per il territorio?
o compirà invece l’acme, di questo scempio?
lo vedremo, e bisognerà immaginare una politica (cristo, ne siamo stati capaci mai?), magari anche prima che da nord calino le ditte di utilizzazioni boschive d’austria e germania, a prendersi l’enorme quantità di legno
il cui prezzo inevitabilmente crollerà, e buonanotte

e allora perché non pensare a costruire una filiera di riuso, qua, e le biomasse: ma questo o latro si vedrà poi, se mai si vedrà
ora la corrente torna, in molti paesi, non tutti, grazie ai trecento generatori di enel anche
questo zaia lo sa fare
ma ci vorrà tempo anche solo per ripristinar le linee
tenete spente le lampade, voi smargiassi dei palazzi di luce, non è quello il segnale da dare (chi non ha testa non l’acquista)
e poi, sarà la trincea del paesaggio, da fare ancora
e noi la faremo, la nostra parte, come sempre
mica mettiamo le opere nelle sale, qui
mica la tumulazione museale retrattile
di chi nel bosco non sa stare
fammi un piacere vah,
la procedura è un’altra, se sai essere nella cosa
prendi un badile, o la psicosega, e impara a menarla
facciamo le opere, del paesaggio:
facciamole

gdil, 31 ottobre 2018, borca di cadore

la diga di valle di cadore
comelico superiore
sottoguda
val visdende

fassa e fiemme
asiago
turismo inverno
national geographic