Teresa De Toni
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Nata a Valdagno (VI), si laurea in Arti Visite presso l'Università degli studi di Bologna. Consegue il diploma in Fotografia e Linguaggi della comunicazione visiva presso la scuola Bauer di Milano.
Dal 2022 vive e lavora in Dolomiti Contemporanee.
Mostre e progetti in dc:
Delle foreste e delle acque, Nuovo Spazio di Casso, 2023.
Infrastruttura Paesaggio, ex Villaggio ENI, Borca di Cadore, 2024.
Dilform, Belluno
(Nuovi) Spazi DC_Dil.
Sempre rifare le basi, noi che non siamo impiegati dipendenti ma impregnati interponenti.
La Dilform, centro d’arredamento e design, uno degli oggetti d’architettura interessanti dello scorso secolomillennio a Belo Dunum.
Diciamo che nel 69 son nate alcune Dil che c’interessano, è così.
Nello Studio Nella Torre abbiamo lavorato per anni, da Gabls al prodromo DC.
È rimasto uno dei noshtri bivacchi da tiro, avamposto basso, da qui rampiamo il Serva.
Nel progetto, Enrico Perego collaborò con Dodi Tessari e Ugo Galli, tutti bravi amici con un’idea e avanti.
Nelle copie eliografiche vedi il progetto originale, che includeva una residenza, poi non realizzata, che a nord guardava il Serva, mentre il camino ruotava seguendo la luce, prospetti trattati con cemento a vista e filon, poi invece si utilizzò il vetrocemento. Il quadrato vetrato in facciata era un cinema: a notte un proiettore interno mandava le diapositive a tutta luce.
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L’edifizio è stato inserito nel “Censimento delle architetture italiane dal 1946 ad oggi”, a cura del Mic Direzione Generale Creatività Contemporanea.
Qui la scheda dell’opera, a cura di Francesco Da Rin De Lorenzo ed Emilia Perego.
Vi si dice tra l’altro: L’edificio riveste un ruolo significativo nell’ambito dell’evoluzione del tipo edilizio di pertinenza, ne offre un’interpretazione progressiva o sperimenta innovazioni di carattere distributivo e funzionale. Esso introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive (vetrocemento), e si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzato.
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l'ex Collegio dei Gesuiti a Belluno
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Il complesso del Collegio dei gesuiti venne eretto a partire dal 1704 su progetto originale dell’architetto Andrea Pozzo (1642-1709) insieme con l’annessa Chiesa di S. Ignazio, ridisegnata in forme più lineari e innalzata a partire dal 1714 dall’austriaco Matthias Gremsel (17-18esimo secolo).
Dopo la soppressione e dissoluzione della Compagnia di Gesù nel 1773 il complesso fu trasformato in scuola pubblica, ospitando qualche anno avanti il seminario dei chierici.
Requisito nel 1797 dagli occupanti francesi per utilizzo militare, con parziale ristrutturazione interna e alterazione dei volumi originali, dal 1854 al 1862 fu sede dell’Istituto Militare di Educazione Inferiore asburgico, quindi divenne sede del Distretto Militare provinciale fino alla sua soppressione avvenuta nel 1995.
foto: teresa de toni, dicembre 2025
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Link
il restauro e la restituzione alla città con la giunta massaro, 2022
a due anni dal restauro: visioni e strategie sull'utilizzo futuro di questi spazi straordinari?
Sicet - Ospitale di Cadore CEB Castellavazzo e sorvolo paesaggio
Gli stabilimenti bellunesi Sicet
Giriamo attorno e sopra e accanto e dentro alla Sicet di Ospitale di Cadore da alcuni diversi anni, mentre da Sud da Belluno Castellavazzo (l’ex cementificio è un altro OS_DC) Longarone saliamo verso il Cadore per la SS 51 di Alemagna Boulevard Dolomiti o dentro e per la 309 Cavalera (nel 2025 attivi anche a Perarolo con Xilogenesi & altre Idee Sonanti), e sogniamo di bagnarci nudi un giorno nelle umide sue biomasse fumiganti d’onda; di uscir scorporati reimporporati di certo rinlegnati dalle torri evaporative per reinstaurare negli atomi estetici e psichici insomma plastici riaggregati un’ennesima quinta-paesaggio, mentre tratteniamo l’immagine di alcuni significativi corpi industriali autostaglianti profilati nelle ortogonalità metalliche che inquadrano e traversano e solcano e tagliano ed echeggiano i greppi d’intaglio di valle di flume, cogli scoscesi ombruti versanti boscati a chinar giù di picco, qualche placca verticale ne incerega il manto e lo precipita; anni a pensar talvolta insomma di compiere alcune figure che raccolgono e cambiano e permutano e di cui dunque parleremo, a suo tempo. Ciclicamente pensiamo e parliamo con la Proprietà, visitiamo lo stabilimento, già alcuni artisti vi han sviluppato ricognizioni e progetti, l’Archivio fotografico cresce sempre, la Sicet è uno degli Oggetti Significativi OS analizzati con Infrastruttura Paesaggio (Teresa De Toni e tutti i fotografi che collaborano), ne diremo presto ancora, c’è poi certo pure la Sicet (CEB) di Castellavazzo, sulla nostra rotta per il Vajont, con Casso e la Val Cellina e poi dall’altra parte giù dal confine da Lorenzago Mauria verso Forni di Sopra, dove c’è Pineland, la nostra rete e volontà #traversolpaesaggio, reteapaesaggio, etcetera, rinserriamo e muoviamo via per la Rampa, e però non si lascia nulla indietro, vedrai…
Pregresso (chi vi s’improvvisa è un ladro): ad esempio abbiamo fatto e scritto nel 2019 da Progettoborca: “… una parte di questo materiale, solitamente la ramaglia e le ceppaie, finiscono nelle centrali a biomasse, che, bruciandolo, producono energia, che viene poi immessa in rete attraverso gli elettrodotti.
Nei mesi successivi a Tempesta Vaia (ottobre 2018), i piazzali della centrale a biomasse Sicet di Ospitale di Cadore hanno cominciati a riempirsi del legname di Vaia.
Dolomiti Contemporanee, che già a fine 2018 aveva avviato il programma di ricerca Cantieredivaia, è entrata in rapporto con la proprietà dello stabilimento, che ha concesso al fotografo Filippo Romano l’accesso allo stesso, per realizzare una serie di scatti poi entrati nel suo lavoro “Oltre Vaia”.
Miriam Montani ha invece recuperato una certo quantitativo di cenere risultata dalla combustione del legno di Vaia, ed ha sviluppato il progetto “Corpo lieve”.
Una serie di grandi fogli sono stati trattati con la tecnica dello spolvero.
Le architettura vegetative han ripreso forma bidimensionale all’interno di quelle di Edoardo Gellner. La colorazione è quella conferita dal pigmento arso. I lavori han trovato posto nella Colonia di Corte, in Progettoborca …”.
Foto: Teresa De Toni
mattia marzaro
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architetto libero professionista co-fondatore dello studio uva associati.
Docente a contratto presso l’Università degli Studi di Trieste e collaboratore alla didattica presso l’Università IUAV di Venezia.
Si laurea nel 2006 in architettura per la sostenibilità con il massimo dei voti e la lode e nel 2013 è dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Trieste in Architettura per la Società. Visiting professor, e commissario di tribunale di tesi dottorale presso la ETSAB e la UJC di Barcellona, tutor presso la ETSAM di Madrid.
Si occupa di progettazione architettonica, con particolare attenzione all’architettura degli interni.
Svolge prevalentemente attività di ricerca sul tema dell’architettura degli interni ed il processo in architettura tra professione, mondo della produzione e didattica frontale ed esperienziale. Dal 2024 è Consigliere presso l'OAPPC di Venezia.
iolanda da deppo
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iolanda da deppo è una ricercatrice indipendente, che si occupa del patrimonio di interesse storico-etnografico in ambito veneto e bellunese e di musei, per quanto riguarda la progettazione e l’allestimento (il Museo del cìdolo e del legname di Perarolo di Cadore, il Museo del ferro e del chiodo di Forno di Zoldo, il Museo dell’occhiale di Pieve di Cadore e altri ancora nel territorio veneto).
Dal 1996 collabora con il Museo etnografico Dolomiti per conto del quale ha effettuato numerose ricerche, campagne di catalogazione e studio in vari campi tematici, compresa l’antropologia dell’ambiente, con particolare riferimento all’acqua.
È autrice e curatrice di pubblicazioni e filmati sulla cultura materiale e immateriale.
alessia armeni
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Nata a Roma
Diplomata in pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, nel 2000
Vive e lavora a Roma
Mezzi espressivi pittura e altro, ma sempre per ragionare sulla pittura
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Da qui parte del suo lavoro in Progettoborca
porzione di gellner, tra corte di cadore e casso, 2018/2025
Emiliano Oddone
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È geologo rilevatore esperto di Dolomiti, fondatore di Dolomiti Project SRL, attraverso la quale svolge attività di valorizzazione della geodiversità e divulgazione scientifica esplorando linguaggi e approcci ispirati dalla commistione arte-scienza.
Autore di due tratti (Friulano e Bellunese) del Dolomites World Heritage Geotrail, ha collaborato con: Dolomiti Contemporanee, Atlante delle Rive (Marco Paolini), Calamita/à, Marina Caneve, Giovanni Cecchinato, Luca Rento, Gruppe Gut, Francesca Torzo, Uovoquadrato.
Svolge studi e progetti per enti e soggetti privati volti a sfruttare strategicamente i valori territoriali facilitandone la conoscenza.
È stato collaboratore scientifico nella stesura del dossier di candidatura delle Dolomiti alla World Heritage List dell’UNESCO (2009) della Riserva di Biosfera MaB UNESCO Appennino Tosco Emiliano (2015-2021), della Riserva di Biosfera MaB UNESCO Tepilora, Rio Posada, Montalbo (2017).
Collabora attivamente con DC da alcuni anni, conducendo gruppi e manipoli di artisti, fotografi, architetti, altri ricercatori e percorritori coinvolti quassù a cercare fare brigare, ad esplorare i paesaggi geologici delle Dolomiti; e costruendo con noi un dialogo e un percorso integrato che muove tra la conoscenza fisica dei territori e la sua interpolazione intellettuale attraverso l'attivazione di cantieri metamorfici plurisemantici e l'uso del pensiero ad orientare taluni ragionamenti e non viceversa; e tutto questo ed altro, in generale, per una montagna non livida e predata, ma sussistente, attenta attiva, deliberata.
Ha collaborato nelle due più recenti esposizioni collettive di DC al Nuovo Spazio di Casso al Vajont, Le Fogge Delle Rocce 2024 e detriti frammenti schegge brecce 2025, entrambe legate a temi e spunti geologici.
eliane diur/sky meets ground
Eliane Diur, Sky meets Ground, 61 x 45 cm, oil on canvas, 2025
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Il dipinto si ispira al modo in cui gli esseri umani creano spazio per se stessi in un paesaggio che torreggia sopra di loro.
Milioni di tonnellate di roccia evidentemente non costituiscono un ostacolo, bensì un invito.
La gente vedeva le montagne e pensava: “Voglio andarci!”
Nelle Dolomiti le case si adagiano sui pendii, seguendo le linee delle montagne come se danzassero con loro.
Materiali e forme riflettono la natura, ne riprendono la struttura e si fondono con essa.
Ma c’è anche qualcosa di strano in questo intervento: un parco giochi nel fondo della valle, cantieri dove si sta costruendo qualcosa di nuovo.
Abitare, divertirsi, vivere su più piani.
Soprattutto, la nebbia si posa sulle cime delle montagne.
Come un testimone silenzioso dell’interazione tra uomo e natura.
Sembra portare una sorta di equilibrio all’immagine.
Un equilibrio tra adattamento e cambiamento.
E tra conservazione e progettazione.
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L’opera è parte delle mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, Nuovo Spazio di Casso, fino al 31 dicembre 2025
Foto Teresa De Toni
martin schuster/borca days 1 & 2
Martin Schuster, Borca Days 1 & 2, olio su tela, 55 x 45 cm ciascuno, 2025
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Borca Days 1 & 2 è una raccolta di ricordi dipinti, foto e disegni del mio soggiorno all’ex Villaggio Eni, a Borca di Cadore, nell’estate 2025.
I due dipinti ad olio di piccolo formato offrono uno scorcio frammentato
o meglio un paio di scorci su come ho vissuto questa parte delle Dolomiti attraverso il filtro visivo del mio lavoro.
Ho cercato di comporre dettagli delicati in una sorta di collage-istantanea
senza lasciarmi troppo coinvolgere e trasportare dalle viste mozzafiato su queste sensazionali montagne. Nel far
questo ho trovato la libertà e la gioia della pittura.
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L’opera è parte delle mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, Nuovo Spazio di Casso, fino al 31 dicembre 2025
Foto Teresa De Toni