andrea grotto/frammenti di parole spese
andrea grotto, frammenti di parole spese, serie di ceramiche in terra rossa e grès, dimensioni variabili, 2022
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frammenti di parole spese è un’opera composta da una serie di ceramiche nate da una riflessione sulle dinamiche relazionali che si instaurano nella condivisione e coabitazione di uno spazio.
Collocate lungo la scala che si sviluppa all’interno dell’edificio, queste ceramiche si offrono allo sguardo da prospettive insolite, non propriamente museali, rivelando motivi decorativi impressi direttamente sull’argilla tramite la stampa di centrini all’uncinetto e al chiacchierino, realizzati dalla nonna paterna dell’artista.
I manufatti richiamano un corredo da tavola, evocando il rituale del pasto come momento di scambio, confronto e trasmissione di saperi.
Nella memoria adulta, questi confronti ed insegnamenti si frammentano e si ricompongono a seconda del contesto, mantenendo tracce di vissuti affettivi e familiari che riaffiorano nei gesti quotidiani.
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L’opera è parte delle mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, Nuovo Spazio di Casso, fino al 31 dicembre 2025
Foto Teresa De Toni
edoardo bonacina e caterina perego/lo scellino d’argento
edoardo bonacina e caterina perego, Lo scellino d’argento, olio di lino e grafite su carta, serie di 6, 13x21 cm; stampe fine art su Hahnemühle Baryta, serie di 6,11,5x13 cm, 2025
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Immagini, ritrovamenti di oggetti piccoli, frammenti brillanti, lattescenti, luccicanti e cangianti, affiorati tra la polvere di ciò che resta della Colonia Eni di Borca di Cadore e del materiale franoso della valle del Boite.
La restituzione di un processo condiviso tra due artisti, due sguardi e due pratiche: una ricerca attiva tradotta tramite i linguaggi di disegno e fotografia che raccoglie pezzetti, piccoli frammenti, gioielli in miniatura e pepite insolite perse tra una realtà altrettanto frammentata di polvere e opacità che vela tutto ciò che rimane.
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L’opera è parte delle mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, Nuovo Spazio di Casso, fino al 31 dicembre 2025
Foto Teresa De Toni
lorenzo lunghi/brillano nella notte
Lorenzo Lunghi e una parte del gruppo che brilla, a intermittenza, nelle notti di Corte di Cadore (2023/2025), e poi altrove.
Brillano nella notte, fusioni di alluminio in frammenti e altri oggetti presi dal laboratorio-bivacco alla Capanna Bassa alla Colonia, 2025.
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Brillano nella notte
Gli Ultimi Bagliori dei forni di Borca spingon fulische d’argento frammenti d’alluminio giungono fino a Casso, poi scaturiranno altrove.
Abbiamo pescato tra le prove e gli oggetti di colata prodotti dal gruppo di artisti invitati da Lorenzo Lunghi a collaborare nel laboratorio di fusione (umana) della Capanna Alta all’ex Villaggio Eni nel 2025: in mostra alcuni di questi oggetti tradotti.
Sono frammenti, pezzi, tracce. A novembre 2025, alcuni di questi oggetti sono stati prelvati dal gruppo, riportati a Borca per la coda d'Efesto di RipaRipa_Rampa, rifusi nel laboratorio, e poi via ancora in diaspora, trasportati nel mondo come da un vento, traduttore nello spazio. Alcune di 'ste nuove rifusioni sono rimaste a Borca: presto le riporteremo a Casso, e questo lavoro cambierà dunque ancora, per la terza volta, e questo suo muoversi fluido è il nostro muoverci, come sempre, pel cantiere, a trasformare, ad alterare, a ristabilire.
Qui il gruppo intiero: Laura Bouyard, Edoardo Caimi, Kenshiro Caravaggio Carena, Nicole Colombo, Lorenzo Conforti, Davide Dicorato, Oliviero Fiorenzi, Virginia Garra, Katya Kabalina, Nicola Lorini, Lorenzo Lunghi, Alberto Luparelli, Mathieu Molet, Zeno Nan, Inès Panizzi, Francesco Penci, Kamile Pikelyte, Lara Pisu, Lorenzo Riccio, Beatrice Roggero Fossati, Emanuele Resce, Giuseppe Salis, Clara Scola, Alan Stefanato, Enea Toldo, Marta Luna Valpiana, Pietro Vitali.
Qui i nomi degli artisti conferitori di frammenti di fusione nella mostra: Lorenzo Lunghi, Zeno Nan, Beatrice Roggero Fossati, Katya Kabalina, Giuseppe Salis, Nicole Colombo, Lorenzo Conforti, Andrea Bocca.
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L’opera è parte delle mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, Nuovo Spazio di Casso, fino al 31 dicembre 2025
Foto Teresa De Toni
massimo barbierato e angela rui/lacuna
Massimo Barbierato e Angela Rui, Lacuna, cera, dimensioni variabili, 2025.
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Il sistema marino, rilevato sui bordi squadrati dell’isola di San Servolo nella laguna veneziana, viene qui visualizzato attraverso l’immersione nell’acqua di cera liquida, il cui raffreddamento e la cui solidificazione genera dispositivi tridimensionali di osservazione di questo ecosistema corroso da moti e correnti naturali o artificiali date dal movimento e dall’azione dell’uomo.
L’acqua diviene stampo morbido e sensibile ai moti presenti. Forme effimere, destinate a svanire, fragili quanto l’ecosistema descritto, che visualizzano pochi secondi di spinte, pressioni, forze invisibili ai nostri occhi e purtroppo alla nostra coscienza.
Le cere perse e ritrovate: son cere di un giorno, venute dall’acqua di San Servolo a maggio con Lacuna, il workshop guidato da Angela Rui e Massimo Barbierato per FLA Plus.
Alle quali abbiamo dato qui altra vita, un prolungamento del senso, un tempo ancora bergsoniano della qualità non sospesa e riguadagnata, che spegnerle subito, a noi che le abbiamo viste per ultimi, ci sarebbe sembrato uno spreco, più che altro ne abbiamo colto lo stato sorgivo e il sospiro, e le abbiamo adottate, vediamo ora come trasformeranno quassù nei caldi estivi, nei freddi tunnali, nei geli vernali.
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Massimo Barbierato al Nuovo Spazio di Casso per Host Rock (fluidi connati), 15 novembre 2025.
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Lacuna, premessa di Massimo Barbierato e Angela Rui)
Imparare a disimparare
Il tempo in cui viviamo ha prodotto rapidi cambiamenti che fatichiamo ancora a comprendere.
La presa di coscienza della nostra vulnerabilità è una condizione che ci permette di ripensare il senso dei nostri progetti.
Il design ha in questo momento la possibilità di proporsi come uno strumento sensibile, in grado di visualizzare le grandi problematiche legate all'ecosistema e all'ambiente e di suggerire possibili processi per affrontarle.
Utopie concrete nate da dialoghi interdisciplinari.
La scuola del futuro avrà un ruolo fondamentale nel porre nuovi interrogativi.
Dovrà abituare all'osservazione critica, insegnare ciò che non sa invece di ripetere le proprie convinzioni e dovrà, soprattutto, allenare a disimparare, per poter comprendere scenari in continua mutazione.
Dovremo ripensare alla sequenza delle fasi del progetto, partendo dalla messa fuoco delle conseguenze e non dalle idee, ponendo l'etica come processo e dogma di un’invisibile avanguardia estetica.
Solo così saremo in grado di prenderci cura di tutto ciò con cui conviviamo e con cui, inevitabilmente, dovremo collaborare.
Lacuna
Rifugio dei monaci benedettini cacciati dai Franchi, nuova dimora per le monache benedettine che avevano perso il proprio convento a causa di un maremoto, due volte abbandonata nei secoli – vuoi per le condizioni insalubri dell’isola, vuoi per voci attorno ad una deriva libertina della vita monacale – l’isola di San Servolo ha sempre rappresentato per i propri abitanti una forma imposta di contenimento, allo stesso tempo salvezza e deriva. Ha accolto la tragedia di una cacciata politica così come la disperata ricollocazione dopo un evento climatico devastante.
E ha continuato ad essere simbolo di contenimento quando è diventato il luogo di trasferimento dei primi pazienti affetti da disturbi psichiatrici fino ad assumere il nome di Manicomio prima, e ospedale psichiatrico poi. Dai racconti sulla follia – di cui l’isola ospita addirittura un museo dedicato – le voci dicono che l’isola fosse un luogo volutamente allontanato dallo sguardo di una modernità che non ha minimamente accolto la diversità, nè la natura, di ciò che non poteva essere contenuto, controllato, normato. Qui sono custodite 50.000 cartelle cliniche, 50.000 storie.
Fortunatamente in questo caso una tale estraneità ha prodotto anche grandi rivoluzioni, come la legge Basaglia, che nel 1978 chiuderà definitivamente le strutture di isolamento che relegavano le patologie psichiatriche, lasciando che permeassero nuovamente nella complessità che appartiene alle società, sdoganate una volta per sempre dalla fine della normalita, della religione, delle certezze politiche che mai come oggi trova conferma nella mente della moltitudine.
Ma l’isola, costruita e pensata come un fazzoletto cartesiano galleggiante ed esatto all’interno del complesso sistema lagunare, che sempre cambia e lo fa sempre di piu, è anche metafora del contenimento del pensiero creativo attuale, anch’esso confinato dentro set di strumenti, analisi, orientamenti che non lasciano spazio interpretativo al potere dell’immaginazione, nè all’indagine dei suoi territori. Mentre la realtà fenomenica che si percepisce attraverso le fenditure, le poche aperture della parte dell’isola costruita è un sistema complesso dove convivono forze invisibili con le quali ritentare una riconnessione sensibile con l'ambiente in cui si è immersi, sorpassando dunque quell’idea di separazione espressa dalla topografia disegnata dell’isola, così come quella di controllo della dimensione percettiva, sensibile, sensoriale che il suo nome ha incarnato.
Riconoscendo la limitatezza del sensorium umano, Lacuna – Laguna, della laguna, e allo stesso tempo spazio vuoto, quindi aperto a possibili interpretazioni – consiste in una serie di azioni non parametrabili, ma atte a un’esplorazione sensibile delle forze invisibili dell’acqua e della rilevazione di quanto gli elementi lagunari siano presenti, sebbene silenti, anche nel sistema terrestre dell’isola. Una riflessione tanto ontologica quanto materiale, in forma partecipativa, per superare le abitudini percettive che circoscrivono la cultura del progetto, e allo stesso tempo un esercizio di collaborazione con forze naturali per rendere visibile ciò che non riusciamo ad osservare e difficilmente ad immaginare. In particolare il sistema marino, rilevato uscendo dal contenimento perimetrale dell’isola di San Servolo, viene presentato attraverso
l’immersione nell’acqua di materie fluide, dense o liquide, il cui raffreddamento e la cui solidificazione diventano dispositivi tridimensionali di osservazione e riconnessione con la fluidità, la ricchezza e la complessità che appartengono tanto all’ambiente quanto al pensiero progettuale.
Il materiale raccolto come esito del workshop costituirà una nuova laguna concettuale abitata da isole formate dalle sue stesse forze creatrici (correnti e spostamento di sedimento) che sarà utilizzata come elemento di condivisione e riflessione con i partecipanti.
I Dieci Cambiamenti Fondamentali della Laguna
1. L’innalzamento del livello marino è cresciuto da 2,5 mm/anno a 4,5 mm/anno nell'ultimo trentennio, con un aumento totale di circa 30-35 cm negli ultimi 150 anni. Le proiezioni indicano un possibile innalzamento fino a 1,5 metri entro il 2150.
Fonte: Piattaforma Nazionale Adattamento Cambiamenti Climatici ISPRA (2023); Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (2024).
2. La frequenza del fenomeno di acqua alta è aumentata drasticamente da 2-3 eventi annui sopra i 110 cm negli anni '60 a oltre 20 oggi. Il 2023 ha registrato 171 episodi sopra gli 80 cm, classificandosi come terzo anno peggiore nella storia delle rilevazioni.
Fonte: Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune di Venezia (2024); La Voce di Venezia (2024).
3. Le barene hanno subito un’erosione del 70%, passando da 158 km2 nel 1912 a soli 40 km2 oggi, con una perdita annua di circa 1 milione di metri cubi di sedimenti verso il mare. Fonte: C40 Città (2022); Venezia da Esplorare (2021); FTOremotefly (2023).
4. Prima delle restrizioni del 2021, i passaggi delle grandi navi erano aumentati del 330% dal 2000, con ogni transito che sollevava fino a 2.500 metri cubi di sedimenti e generava onde alte fino a 65 cm nei canali piu stretti.
Fonte: Venezia da Esplorare (2021); La Nuova Venezia (2019).
5. L’acqua della laguna presenta ancora concentrazioni di metalli pesanti nei sedimenti fino a 15 volte superiori ai livelli naturali, con una diminuzione della biodiversità ittica del 30% negli ultimi 50 anni.
Fonte: Ricerche CNR-ISMAR; Università di Padova.
6. Completato nel 2020 con un costo di 5,5 miliardi di euro, il MOSE ha già evitato oltre 100 eventi di acqua alta, prevenendo danni stimati per 2,6 miliardi di euro, ma richiede manutenzione costosa e crescente, anche dovuta all’accelerazione di questi eventi. Fonte: Il Fatto Quotidiano (2023); Pagella Politica (2023); Il Sole 24 Ore (2025).
7. I venti di scirocco intensi sono aumentati del 28% rispetto agli anni '80, contribuendo al verificarsi di 6 dei 10 eventi di acqua alta piu severi degli ultimi 150 anni solo negli ultimi 5 anni.
Fonte: CNR-ISMAR (2025); INGVambiente (2023).
8. Le correnti marine hanno aumentato la loro velocità del 40% nei canali principali rispetto agli anni '70, mentre il volume d'acqua scambiato tra laguna e mare è cresciuto del 40% e le chiusure del MOSE riducono il ricambio idrico fino al 22%.
Fonte: La Nuova Venezia (2019); CORILA (2022).
9. A causa della salinizzazione dell’acqua della laguna, le aree a canneto sono diminuite del 40% dagli anni '70, causando la scomparsa di habitat per 12 specie di uccelli nidificanti, una riduzione del 35% delle aree di nursery per specie ittiche e la perdita del 25% della capacità di filtrazione naturale degli inquinanti.
Fonte: Consorzio di Bonifica Acque Risorgive (2023); Università Ca' Foscari (2022); ISPRA (2024).
10.L'ecosistema lagunare ha registrato l'introduzione di 45 specie alloctone negli ultimi 30 anni. Le specie native come il nono e il ghiozzo sono diminuite del 65%, mentre proliferano specie invasive come il granchio blu e la vongola filippina.
Fonte: ARPAV (2023); Università di Padova (2024).
Curiosità: due scenari opposti
Scenario 1: Venezia e la sua Laguna con Presenza Umana nel 2100
Nel 2100, Venezia rappresenta un caso straordinario di adattamento umano ai cambiamenti climatici. La città storica è sopravvissuta grazie a un sistema integrato di protezione che ha evoluto il concetto originario del MOSE.
Il "Neo-MOSE", inaugurato nel 2055, è un sistema ibrido di barriere che si attiva in modo differenziato a seconda dei livelli di marea previsti, con costi energetici ridotti del 75% grazie all'integrazione di tecnologie di intelligenza artificiale e fonti rinnovabili marine. La frequenza di attivazione (quasi quotidiana) ha trasformato l'operazione in una routine consolidata.
La città si è adattata con un ambizioso piano di "verticalizzazione": i piani terra di molti edifici sono
stati riprogettati come spazi "anfibi", con materiali impermeabili e sistemi di compartimentazione che permettono loro di funzionare anche durante gli allagamenti controllati. Il patrimonio artistico è stato ricollocato ai piani superiori.
La popolazione residente si è stabilizzata intorno ai 45.000 abitanti dopo decenni di declino, grazie a politiche abitative innovative e alla nascita di nuove economie legate alla gestione dell'acqua: Venezia è diventata un laboratorio mondiale di tecnologie per l'adattamento costiero, attirando esperti e investimenti da tutto il mondo.
Le barene rimaste sono state potenziate con interventi di bioingegneria, creando "super-barene" rinforzate che fungono da "spugne marine" e zone di assorbimento delle onde. Il 30% delle barene storiche è stato ricreato artificialmente con tecniche innovative, ospitando ecosistemi controllati.
Il turismo si è trasformato in "eco-turismo lagunare", contingentato e altamente regolamentato, con percorsi esperienziali che valorizzano la convivenza tra città storica e ambiente marino-lagunare. I visitatori pagano una "tassa lagunare" sostanziosa che finanzia il 40% dei costi di manutenzione del sistema.
L'economia veneziana si è diversificata, con un polo di ricerca internazionale sulla gestione delle acque, produzioni di acquacultura sostenibile nelle aree periferiche della laguna e un fiorente settore di artigianato specializzato nella creazione di tecnologie e materiali per l'adattamento costiero.
In questo scenario, Venezia sopravvive come comunità umana, ma a costo di una continua e costosa ingegnerizzazione dell'ambiente naturale e di una trasformazione profonda dell'esperienza di vita in città, che ha perso parte della sua spontaneità diventando un sistema complesso gestito con precisione scientifica.
Scenario 2: Venezia Senza Umani nel 2100
In uno scenario in cui gli umani abbandonassero Venezia, lasciandola alla sola forza della natura, la città e la sua laguna subirebbero una drammatica trasformazione, diventando un ecosistema unico al mondo: una metropoli marina semi-sommersa.
Con l'innalzamento del livello del mare che continuerebbe al ritmo accelerato e senza il MOSE in funzione, gran parte della città storica si troverebbe permanentemente sommersa. Gli edifici veneziani, con le loro fondazioni di legno di rovere, resisterebbero sorprendentemente a lungo, ma i piani inferiori diventerebbero habitat sottomarini.
I principali colonizzatori di questa "Venezia atlantidea" sarebbero le specie invasive già in espansione: il granchio blu dominerebbe i canali e i primi piani sommersi dei palazzi, stabilendo colonie numerose nelle calli allagate. Le vongole filippine prospererebbero nei sedimenti dei canali sempre piu profondi, mentre meduse Rhizostoma pulmo (polmone di mare) e Mnemiopsis leidyi (noce di mare) fluttuerebbero in sciami tra i campanili emergenti.
Le strutture sommerse di Piazza San Marco diventerebbero un complesso reef artificiale popolato da saraghi, orate e spigole, mentre la Basilica ospiterebbe una colonia di corvine che produrrebbero il loro caratteristico "coro" tra le cupole semi-allagate. I gabbiani reali mediterranei stabilirebbero le loro colonie sui tetti dei palazzi piu alti e delle chiese, mentre cormorani e aironi
colonizzerebbero le barene residue.
Le facciate degli edifici ancora emerse sarebbero colonizzate da licheni e piccole piante alofite, mentre il campanile di San Marco e altri punti elevati diventerebbero posatoi per falchi pellegrini. Nelle aree piu riparate, gli ultimi resti di barene ospiterebbero colonie riproduttive di fenicotteri, attratti dall'alta salinità e dai piccoli crostacei.
Nelle acque piu profonde dei canali principali, dove le correnti sono aumentate, nuoterebbero banchi di cefali, mentre i resti del MOSE diventerebbero habitat per colonie di mitili e ostriche. Nei sedimenti, ricchi di metalli pesanti, prospererebbero comunità microbiche specializzate nella decomposizione, accelerando la formazione di un ecosistema marino peculiare.
Con l'aumento della salinizzazione, le aree periferiche della laguna sarebbero colonizzate da vegetazione sempre piu alofila, trasformandosi in saline naturali dove specie come la salicornia creerebbero distese rosse autunnali visibili a chilometri di distanza.
Questa Venezia "ritornata alla natura" non sarebbe quindi disabitata, ma diventerebbe un laboratorio evolutivo unico, dove l'incontro tra un patrimonio architettonico millenario e un ecosistema marino in evoluzione creerebbe una straordinaria simbiosi tra l'eredità umana e la resilienza della vita marina in un mondo in cambiamento.
Lacuna, Angela Rui, Massimo Barbierato
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L’opera è parte delle mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, Nuovo Spazio di Casso, fino al 31 dicembre 2025
Foto Teresa De Toni
kristian sturi
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Nato a Gorizia nel 1983
Laureato in Storia dell’arte all’Università di Trieste nel 2012
Vive e lavora a Cormons (GO)
Mezzo espressivo: scultura, pittura, installazione
Sabato 15 novembre '25 - Host Rock (Fluidi Connati) - Nuovo Spazio di Casso
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Host Rock (Fluidi Connati)
Nuovo Spazio di Casso
Sabato 15 novembre 2025
Ore 10.00 Talk
Ore 13.00 Promethus_open food lab - fodinichnia e zuppa di sassi reloaded_
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Un altro talk al Nuovo Spazio di Casso e anche qui, come nell'incontro precedente, quel di Lampo del Frammento dello scorso 24 ottobre, la roccia porta le acque che portano alla roccia, ovvero conduciamo, per bracci e canali, le vie della pietra per gli alvei stretti e gli estuari.
E' sempre la croda, roccia, ad aprirsi ai flussi dei fluidi e faglie generativi, ospitandoli -penetrano le crepe, le percorrono- ingerendone i corpi fossilizzati, host rock, capire cosa e come e perché ospitare qualcosa e qual cosa in montagna.
Siamo ancora nelle grondanti grotte scoscese (maddai-semmai grindy) di detriti frammenti schegge brecce, la mostra delle multiple camere (che non son tombe) dei multipli processi con i quali pratichiamo, dai tempi de le fogge delle rocce e prima, le forme tumulte dei metamorfismi culturali, senza far banchi nè sedimenti nè archivi di seppia, ma lampi contundenti.
connato, nato insieme, lo intendiamo così, come un senso esplicito del complementare, attributo affine, presenza in atto mai discosta, attenzione parallela, radicale essenziale, coessenza nel processo, nella costruzione, nella trasformazione: solo così, senza scindere ma collaborando insistendo e concentrando e poi sfogando o esplodendo, è possibile penetrare, riuscire, trovare. noi scaviamo nello stesso modo:
la nostra acqua è solida, abrasiva, non acida, coaugulante, espressiva; registra, prende altri corsi, modella, scolpisce.
la nostra croda è bianca, densa, crepata, geometrie reticolanti, piena di vuoti, la luce vi attrezza passaggi a rilievo, in quei lobi accesi d'antro ti senti in cervello, d'altro canto è continuamente soggetta a fasi di eruzione e liquefazione e ricoaugulazione, le pressioni interstiziali spingolo, si apron le vene, circola il sangue.
Nessuno vuole essere inchiodato a un tavolo lagunare, Lorenzo ha ragione, ma anche l'acqua non basta a far santone.
Anche in quest'occasione, come già diverse volte quest'anno durante la mostra qui a Casso, vengono alcuni degli artisti che l'han fatta, la mostra, e raccontano il proprio lavoro, della frammentazione, deframmentazione, scheggiatura, ribrecciatura, dei concetti e delle forme, delle idee e della materia, dei progetti nel paesaggio.
Nulla croda senza l'acqua: si grippano i rocchi.
a partire da questi moti portati, restan tracce nelle brecce, icnologia intellettuale dell'arte, su questo barbasetti testerà le nostre salive, le nostre (psico)mascelle.
Oppure guarda perchè no? Rocce per giardini al miglior prezzo, ardimento d'impresa.
In questo talk, introducono (dalle ore 10.00), parlano raccolgono preparano cucinano masticano bevono e mangiano insieme:
Antonio Carrara, Sindaco di Erto e Casso
Pierpaolo Zanchetta, Servizio Biodiversità Regione Friuli Venezia Giulia
Gianluca D'Incà Levis, curatore
Emiliano Oddone, geologo
Francesco Ardini, artista
Kristian Sturi, artista
Massiamo Barbierato, designer
Teresa De Toni, curatrice e fotografa
Lorenzo Barbasetti di Prun, ideatore di prometheus_Open food lab
alle ore 13.00
Promethus_open food lab
impiatta
fodinichnia e zuppa di sassi reloaded_
I fodinichnia sono tracce fossili lasciate nei sedimenti da organismi in cerca di cibo i cui patterns sono determinati dalle strategie con cui questi indagano il proprio ambiente per procacciarsi il nutrimento. Così quelle faglie dove strutture litiche naturali e artificiali si incontrano restano i segni della costruzione di un paesaggio, quasi di un addomesticamento della pietra. Pastori di pietre, che ammaestrano schegge geologiche in strutture organizzate e funzionali strumenti adattativi. Abitazioni, strade, terrazzamenti che sorreggono precari strati fertili sui pendii rendendone praticabile l’agricoltura, impedendo che scivolino a valle, consolidando passaggi, strade e abitazioni.
Cava e orto son la stessa cosa.
Dalle crode dolomitiche alle melme lagunari, riproponiamo la zuppa di sassi (già l’avevamo fatta qui nel 2020 nel cantieredivaia, rancio-indice di potenziali significanti dell’adattamento e della costruzione di paesaggi a diverse concentrazione geologica mossi su infinite linee d’acqua.
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gli ospiti relatori in breccia:
Francesco Ardini ci ha detto un anno fa, come in un sogno reale, che avrebbe voluto rifare il tetto delle ex Scuole, o Nuovo Spazio, di Casso. E l'ha fatto. Con le pietre e il fuoco, con l'acqua e l'argille.
Massimo Barbierato ha cotto cere calde in lacuna fresca con Angela Rui, senza perdere o affondare i tocchi nell'acqua, ma controfluitandoli quassù con noi.
Teresa De Toni mena da anni traversolpaesaggio, facendo la punta alle architetture imboscate, traguardando baranci&cementi, con Infrastruttura Paesaggio e altre ricognizioni ..pertinenti, e qua ci mostra le fabbriche d'acqua.
Kristian Sturi, isti mirant stella, fuoco e fumo sul pigmento, fiamma su a sbrecciar la tela, gas che sposta la cometa, il pensiero, unico veicolo intestellare.
Lorenzo Barbasetti di Prun è chef e designer, negli ultimi anni molto attivo tra Dolomiti e Laguna (Tidal Garden), e qui ci mette in piatto, ammesso che sia piatto, qualchecosa di connato, le acque nelle pietre in certo sato, l'acquolina per il sasso, na minestra alla finestra, questo edibile non crasso.
A proposito di costoloni dei tafoni (formalismo geogeometrico e iconografia delle membranità cutanee supervascolarizzate, scheletri ericinnici, dorsali pluviomistiche) - da sempre cerchiamo, sotto alle vie tirate nel sole nel cielo, le unghie d'argilla armata artigliate alla volta, i cavi della roccia (buchi, canali, passaggi, retaggi, paesaggi; nel frantoio, pestaggi e depistaggi), corrasioni e rosioni, il vento nei grani, e poi sempre il ritmico sfarsi della pietra tonfata nella caverna che stilla lo sciacquo disciolto mentre fuori la scaglia riarsa si spacca e precipita, alata; pratichiamo, insomma, la lavorazione in traforo ambientale nell'estetica d'attorno; la seduta nel teatro di roccia nel discorso della montagna del 1440, caregoncello sagomato a panneggio, falegnami e tornitori plenari, il monte finalmente spoglio o spoliato, parole di roccia sfasciumi di dio, veri tesori e falsi profeti, etcetera, avanti.
beato angelico, discorso della montagna, 1438/1446...
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l'evento è parte del programma dei Dolomiti Days 2025, iniziativa promossa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che si realizza in collaborazione con Fondazione Dolomiti Unesco, Magnifica Comunità di Montagna Dolomiti friulane Cavallo e Cansiglio e Ecomuseo Lis Aganis, insieme al Comune di Erto e Casso.
marco andrighetto/memoria prima
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Marco Andrighetto, Memoria prima, tempera, acrilico, matita su tela, 80x60x2 cm + residui, 2025
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Il lavoro dialoga con la pittura. Interroga la materia nel suo addensarsi, accumularsi a livelli fino al limite, dove si annulla e torna indietro, raschiando nella memoria per trovare i segni più duri e resistenti.
L’opera è parte delle mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, Nuovo Spazio di Casso, fino al 31 dicembre 2025
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Foto Teresa De Toni
michele bazzana/vite senza fine
Michele Bazzana, Vite senza fine, 240x120x40 cm, motore elettrico, vite senza fine, struttura in metallo, ottone, 2025
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Un gesto che si ripete ci ricorda che ogni slancio ha il suo tempo, ogni forza la sua tregua.
Il pugno chiuso è simbolo di volontà: nella sua ascesa rappresenta l’azione, un grido muto che attraversa l’aria. La discesa, invece, introduce un contrasto.
Il gesto si ritira — non per arrendersi, ma per prendere fiato.
È una pausa necessaria, un rientro nell’ombra da cui potrà ripartire.
Questo ciclo non ha fine.
È una tensione continua tra slancio e sospensione.
Aspettiamo il momento in cui il movimento riprende verso l’alto, sapendo che senza l’intero percorso, quel momento non potrebbe arrivare.
La parte tecnica dell’opera è lasciata volutamente a vista: dichiara il suo funzionamento e rende visibile il processo stesso del moto. La macchina si fa carico di un gesto umano, lo simula, lo reinterpreta. Ma, come noi, non può restare in slancio continuo: deve arretrare, raccogliere energia, e poi ricominciare.L’opera è parte delle mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, Nuovo Spazio di Casso, fino al 31 dicembre 2025.
L’opera è parte delle mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, Nuovo Spazio di Casso, fino al 31 dicembre 2025
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Foto Teresa De Toni
Venerdì 24 ottobre - Lampo del Frammento - TALK ed escursione - Nuovo Spazio di Casso e lago del vajont
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Lampo del Frammento (Fende l'Acqua Sulfurea)
Talk aperto al pubblico
Nuovo Spazio di Casso
Venerdì 24 ottobre 2025
Ore 9.30-15.30
Con un'escursione geologica al Lago del Vajont
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Venerdì 24 ottobre 2025, Dolomiti Contemporanee propone il talk Lampo del Frammento (Fende l'Acqua Sulfurea), al Nuovo Spazio di Casso al Vajont.
L’incontro si svolge, nella sua prima parte, all’interno dello spazio espositivo di Casso, che attualmente vede allestita la mostra collettiva Detriti Frammenti Schegge Brecce, a cura di Dolomiti Contemporanee.
Il tema del frammento è stato proposto ai relatori invitati, ognuno di quali lo tratta a partire dalla propria prospettiva di studio, insieme al tema dell'acqua, che non ci sommergerà.
Un curatore, gli artisti della mostra, un geologo, una conservatrice che vien dal paese dei Cidoli (Perarolo di Cadore) incrociano gli sguardi e le parole.
I frammenti, intesi come elementi e parti del paesaggio e del lavoro di studio e creativo, vengono distesi, osservati, discussi - immersi.
Nella prima parte della mattinata, a partire dalle 9.30, si procederà alla visita della mostra.
Nello Spazio di Casso si susseguiranno, attraverso un dialogo, i primi interventi previsti.
La seconda parte del Talk, meteo permettendo, si svolgerà invece in ambiente.
Alle ore 11.30 infatti, ci si trasferirà al Lago del Vajont, per condurre un’escursione geologica in quest’area, guidati dal geologo Emiliano Oddone di Dolomiti Project.
Il trasferimento si effettuerà in auto (10 minuti), con mezzi propri.
Si raccomanda di organizzarsi con pranzo al sacco, indumenti e calzature adeguati.
L’escursione proseguirà sino alle ore 15.30 circa.
Emiliano ci racconterà e illustrerà della geologia fatta di frammenti del ghiacciaio, del suo ritiro, del glaciolago del Vajont, dell'enorme frana che ne ha ricoperto la piana liberata e che preserva oggi ciò che altrove è stato eroso, ancora frammentato e spostato lontano dallo sguardo…
Il tema geologico viene riproposto da Dolomiti Contemporanee per la sua capacità di stimolo verso gli artisti visivi, nonché verso tutte le persone interessate al territorio, alle crode e alle configurazioni del paesaggio.
Diverse opere realizzate per Detriti Frammenti Schegge Brecce sono partire da qui, come anche numerose di quelle realizzate nel 2024 per la precedente collettiva, Le Fogge delle Rocce.
Al Lago, oltre a Oddone, ci sarà anche Elena Maierotti, che ci parlerà dei Cidoli di Perarolo, queste antiche dighe che fermavano i tronchi abbattuti nei boschi dolomitici, due milioni all'anno ne fermavano, i Cidoli d'acqua.
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Programma del talk ed escursione al lago del Vajont:
ore 9.30, Nuovo Spazio di Casso: visita guidata dialogata alla mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, alla presenza di alcuni degli artisti protagonisti
introducono e parlano:
Antonio Carrara, Sindaco di Erto e Casso
Pier Paolo Zanchetta, Ufficio Biodiversità della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Gianluca D'Incà Levis, curatore
Michele Bazzana, artista
Lorenzo Lunghi, artista
ore 11.30: Escursione geologica al Lago del Vajont
parlano e s'intrecciano sulla riva del lago:
Emiliano Oddone, geologo
Elena Maierotti, curatrice: ci racconta dei Cidoli di Perarolo
L’escursione termina attorno alle ore 15.30.
NB: Se invece piove, l'escursione salta, e l’intero evento si svolge al Nuovo Spazio di Casso.
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L’evento è parte del programma dei Dolomiti Days 2025, iniziativa promossa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che si realizza in collaborazione con Fondazione Dolomiti Unesco, Magnifica Comunità di Montagna Dolomiti friulane Cavallo e Cansiglio e Ecomuseo Lis Aganis, insieme al Comune di Erto e Casso.
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Lampo del Frammento
(Fende l'Acqua Sulfurea)
libero concetto, lo mettiamo dopo, così il pensiero non con-fonde la logistica, ma viene prima
E dunque ecco un'altra fenditura nel corpo monologo del concetto petrificato.
Rottura, Clivaggio, penetrazione e ruscellamento delle acque in caverna, sento il suono che scorre che stilla.
Ovvero facciamo un talk fluidoliquido dentro a Detriti Frammenti Schegge Brecce.
Dentro alla mostra, come facciamo sempre.
Le cose dentro alle cose che s'insinuano e sono loro stesse ma indagate negli interstizi, lampeggianti dal buio interno, o a sgocciare balenando fuori dalle crepe, e quindi sono anche altra cosa da sè: ma di certo mai troppo vicine nè inerti, come i dati prossimi scorrelati e i prosaici parallelismi impastoiati.
Dentro alla mostra dunqua, e per farla son scorse le lave e le acque: nel lavoro del gruppo dei fonditori di Lorenzo Lunghi ad esempio, questi fucinatori che brillano nella notte, con le loro colate notturne a Corte.
Michele Bazzana l'ha lasciato dieci anni in giardino, esposto alla pioggia e l'intemperia, il sasso conglomerato coi frammenti che trovi in mostra.
ci sono anche i frammenti delle cere di lacuna di massimo barbierato e angela rui, che han preso forma a venezia in laguna, ma questi li vedremo nel prossimo talk (il 15 novembre 2025, sempre a casso)
ci sono anche le schegge rimesse dalla marea ancora nell'isola, che lorenzo barbasetti di prun ci servirà con prometheus, sempre il 15 novembre, quando attiveremo questi due tavoli lagunari, acqua che penetra.
La mostra DFSB è un alloggiamento plastico mutante.
E' un serpeggiare critico, e anche cinico quanserve, ovvero igienico, tra gli oggetti e i concetti.
La mostra apre una via, e poi dunque mica la chiude subito, altrimenti potevi sparmiar la fatica.
La mostra è la (prima) martellata alla petulanza del monolito sbadigliato, dell'ostensione coatta, dell'esposizione calcaterra, dell'espressività scalmata.
Ma, al tempo stesso, è l'anima costruttiva, endoscheletro trasparescente, del concetto che vuole evadere dalla prigione stretta della definizione monoclonale, applicata coi rulli a parati nelle stanze giallite della retorica ginestra odorosa.
Insomma, in realtà, per chiarir meglio, ciò che interessa è sfondare, aprire, fare le brecce, e rimescolarle in un cemento policromo, che però non ha nulla a che vedere con una cangianza eclettica sfavillante, e più invece con un'eruzione a ricalcolo, insomma, una lava ragionata, una colata che è pensata, una serie di inclusioni psico-ignee e incursioni lasto-culturali.
Il frammento poi è l'oggetto magico e/o logico, splendente o riposto, che rimane in terra, quando tu ridi della terra tra i piedi, e lo sollevi, si solleva, così lo puoi gradare da pari, dritto avanti a te, espressivo, non pronato, non posato, non deprivato.
Rimanendo un poco all'acqua invece, alla lava nell'acqua: Magma della Breccia, sfrigola esplode sulfureo nel mare che svapora nella roccia fusa in vetro lavato, la subduzione culturale non è che lo scontro delle placche psico-critico-estetiche, per un vulcanesimo sottomarino effusivo e così via a frantumar le superfici.
effusione è fuoriuscita, rimescolamento, sentimento: tutto questo c'interessa. fessura, clivaggio, effusione, ebollizione dell'acqua, grande nebbia di lava, le brecce e i sedimenti, le argille son fermenti.
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Programma del talk ed escursione al lago del Vajont:
si inizia al Nuovo Spazio di Casso, camminando dentro; la prima cosa che facciamo, come sempre, è visitare la mostra, insieme ad alcuni degli artisti e curatori che l'han fatta, e coglier da essa alcuni spunti, per svolgerli.
Quindi:
ore 9.30: visita guidata dialogata alla mostra Detriti Frammenti Schegge Brecce, alla presenza di alcuni degli artisti protagonisti
introducono e parlano:
Pier Paolo Zanchetta, servizio biodiversità della regione autonoma friuli venezia giulia
Gianluca D'Incà Levis, curatore
Massimo Barbierato, designer
Lorenzo Lunghi, artista
ore 11.30: ci si sposta in auto (con pranzo al sacco), e, guidati da Emiliano Oddone, geologo, si scende al Lago del Vajont, e se ne esplorano i paraggi; Emiliano ci racconta e illustra la geologia fatta di frammenti del ghiacciaio, del suo ritiro, del glaciolago del Vajont, dell'enorme frana che ne ha ricoperto la piana liberata e che preserva oggi ciò che altrove è stato eroso, ancora frammentato e spostato lontano dallo sguardo…
parlano e s'intrecciano sulla riva del lago:
Emiliano Oddone, geologo
Elena Maierotti, curatrice: ci parla delle formidabili serre dei Cidoli, le antiche dighe di Perarolo, che lasciavano correre l'acqua e fermavano le taje...
l'scursione geologica termina attorno alle ore 15.30.
nota bene: se invece piove, l'escursione salta, e l'evento si svolge per intero al nuovo spazio di casso.
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l'evento è parte del programma dei Dolomiti Days 2025, iniziativa promossa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che si realizza in collaborazione con Fondazione Dolomiti Unesco, Magnifica Comunità di Montagna Dolomiti friulane Cavallo e Cansiglio e Ecomuseo Lis Aganis, insieme al Comune di Erto e Casso.
sabato 4 ottobre '25 - 21esima giornata del contemporaneo - detriti frammenti schegge brecce
Anche per il 2025 Dolomiti Contemporanee aderisce alla Giornata del Contemporaneo AMACI
Nella giornata di sabato 4 ottobre 2025, il Nuovo Spazio di Casso al Vajont rimarà aperto e visitabile dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.00.
Attualmente, e fino alla fine dell'anno, a Casso rimane allestita la mostra collettiva detriti frammenti schegge brecce, visitabile quando comunicato e su appuntamento per gruppi e scuole.
La manifestazione AMACI si avvale del sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, della collaborazione della Direzione Generale per la diplomazia pubblica e culturale del MAECI, e del patrocinio di Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Camera dei deputati, Ministero della Cultura, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, UPI - Unione Province d’Italia, ANCI - Associazione Nazionale Comuni Italiani, ICOM Italia.
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Nuovo Spazio di Casso - Detriti Frammenti Schegge Brecce - Foto Teresa De Toni
Giacomo Silva
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Giacomo Silva
Nato a Milano nel 1988
Formazione: Design del Prodotto Industriale al Politecnico di Milano e Grafica d’Arte dell’Accademia di Brera
Vive e lavora a Milano
Mezzo espressivo: tecnica mista - variabile
Studioso e professionista nel campo delle tecniche di produzione e di riproduzione dell’immagine, dal 2022 fa parte del collettivo Melma Crew
Ha fondato il progetto editoriale Manori edizioni interdipendenti