2 agosto '25 - Detriti Frammenti Schegge Brecce – Opening a Casso

Quante cose e Brani e Tracce e Intrecci e Scintille Calde Ma Chete, nell'Opening di Detriti Frammenti Schegge Brecce, con un'intersezione capillare dei flutti carbonatici (onda di croda scossa che risuona fuori cassa), e innumerevoli fasci e lanci di plasma interpsichico, che abbiamo intersecato tra il sorgere e risorgere delli elementi spettacolanti di campo, tutto questo cambiamento sempre del cielo e del fronte del Toc, che è un captatore ambientale grande quadro fremente che inquadra paesaggio mobile d'ambiente, e inquadra anche noi che vi agiamo, a partire dalle nebbie serene dell'alba dal lago, le nubi e gli scrosci più tardi e noi dentro, mentre prima del crepuscolo il sole e poi altre magre piogge alla notte, biancodense nubi veloci traghettano e rullan via tre volte al giorno, lo scudo del Toc si risguaina e c'abbacina, spendono lucidi specchi ad ogni raggio violento di sole che centra le lisce lastre bagnate sulla parte franata, l'Opening è sempre una sensazione ampia e ancor meglio se poi piove e poi ancora IL TEMPO cambia, una sensazione introdotta e accompagnata da questa spinta percezione spaziale: di un'immanenza spirituale? (è la presenza del cercatore non accidentale a liquefare l'aria e che fresca); comunque si sente dove si è (lo si avverte) per una comunione di fattori esogeni/endogeni in combinazione, si sente questo esser qui perchè si è qui (esserci è avere una ragione per essere qui) e per il carico che vi si è elaborato o condotto nel processo laborioso del fare la mostra (che è un frammento d'incedere organico, una sua parte o branchia o uncino, una parte di questa trasformazione che è un'idea che si sposta rimanendo centrata – se ti muovi sempre sei un commesso viaggiatore; se stai sempre fermo non ci interessi), quindi portando ricerca e spostamento, qua infatti ci spostiamo sempre tutti di continuo, tra Casso e Borca e molte altre parti del mondo da cui gli artisti continuano a venire, e venire, e venire, da anni, nutrendoli, cargandoli, questi luoghi, una sensazione ampia come di un polmone gonfio che osserva la propria espansione perchè è l'occhio toracico dello spirito pieno, con tutti codesti artisti desti a ricomprendersi in questo luogo nel momento in cui lo apriamo agli altri, e si mostra finalmente e subitamante dispiegandosi, in una serata distesa che succede al gran cargo, il lavoro ed è tanto che s'è fatto nei mesi febbrili, negli spazi, nel paesaggio, nei gruppi, nei laboratori, nei progetti dei boulder, scalando, nelle esperienze di residenza raggruppanti e anche loro cambian di continuo l'assetto delle presenze ovvero il corpo dc che è la mente rampante di una pace rugghiante, e degli incroci (tra le persone e gli spazi rullanti e i temi ribaditi e i progetti e i gangli reinnervati e i tracciati ultravascolarizzati) e dei riconoscimenti e degli inizi, e degli studi paralleli che s'incrociano alla Colonia o nel Vajont e a Perarolo e a San Vito e così via, sempre quei filamenti determinati dei processi nel nervo sensibile di coloro che qui vengono ad armare animare aumentare le esplorazioni, trovando stimoli a grappoli e sapendoli scegliere, e quindi sabato sera a Casso eravamo settanta e più, anche se è piovuto, tra qui 27 dei 55 artisti di mostra, che l'han fatta con noi, la mostra, e grazie a Diletta e Anna, stando insieme e muovendo i cervelli gli occhi le mani e i sorrisi nel disegnare ancora una volta il senso dello Spazio di Casso e talun Senso dell’Esserci Ancora (Il Senso) attraverso lo Spazio di Casso, praticamente e come al solito non c'è alcuna differenza possibile per noi immanenti persistenti contundenti – dolcissimi – tra contenitore e contenuto, semplicemente perchè il primo concetto non esiste, non serve una borsa e per il cranio, meglio servire l'encefalo su vassoio d'argento, The Brain That Wouldn't Die (J. Green USA 1962), insomma all'Opening c'è stato ancora una volta quel clima, alto nella percezione, di calma crepitante, che è bello e di cui siamo fieri perchè vive dei frammenti empatici ed estetici di una congerie di bravissimi artisti e trasformatori e trasportatori, d'essenze, di attenzioni, di precisazioni critiche e poietiche, etcetera.
Grazie allo staff DC, che quasi non esiste, da quanto è elastico questo corpo condiviso, mica da tutti, che ognuno qui si guadagna con la capacità e la drittezza il diritto all'ingresso e alla permanenza, tra questi: taluni artisti e pittori di scuola venetaveneziana; maimanca un manipolo friulano; il gruppo di Alessia Armeni, anche qui: quanto diretto e franco scambio; le Vere Bestie incamettate: tutti gli altri e gli amici convenuti, da Casso e da lontano, e avanti...

Le foto sono di Chiara Beretta e Teresa De Toni

Qui il video dell'opening e della mostra. Riprese di Francesco Marinelli e Paolo Dal Pont. Montaggio di Paolo Dal Pont

 


26/29 agosto '25 - 59° Corso di Cultura in Ecologia - Centro Studi Ambiente Alpino

Anche quest’anno, Dolomiti Contemporanee partecipa al Corso di Cultura in Ecologia del TESAF, Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali, presso il Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore.

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59° CORSO DI CULTURA IN ECOLOGIA

Foreste Vetuste: Struttura e Biodiversità 2.0
26-27-28-29 Agosto 2025


Centro Studi per l’Ambiente Alpino Lucio Susmel
Via F. Ossi 41, San Vito di Cadore (BL)

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L'iniziativa mira a raccogliere e valorizzare le esperienze provenienti da diverse regioni italiane sullo stato di avanzamento dell'individuazione delle foreste vetuste nel territorio nazionale, proseguendo il dialogo sui principali aspetti legati a questi ecosistemi, tra cui monitoraggio, conservazione e caratteristiche strutturali e funzionali. Le foreste vetuste rappresentano hotspot fondamentali di biodiversità terrestre, e il corso si inserisce nel quadro delle attività del National Biodiversity Future Center (NBFC) , di cui il TESAF è parte integrante all'interno dello Spoke 3 - Terra.
Novità dell'edizione 2025: il corso sarà preceduto da un workshop pratico dedicato alla costruzione di schede di rilievo in campo in formato digitale, fornendo strumenti utili per la raccolta e la gestione dei dati scientifici.

Giovedì 28 agosto, dalle ore 16.30 alle 18.00, il TESAF e Dolomiti Contemporanee presenteranno il progetto Xilogenesi, avviato oltre un anno fa grazie al Bando Borghi del PNR del Comune di Borca di Cadore, qui in rete con il Comune di San Vito e con l'Università degli Studi di Padova.
Alle ore 16.30, ne parleranno Gianluca D'Incà Levis e Tommaso Anfodillo (vedi qui il programma completo del corso).
Alle ore 18.00 ci si trasferirà presso l'azienda agricola Paolo Rossa, a Vodo di Cadore, dove Prometheus Open Food Lab curerà la nuova edizione di GP - Indice Gastronomico Potenziale.
Una cena, a cui è possibile partecipare (prometheus.ofl@gmail.com), preparata dallo chef-designer Lorenzo Barbasetti di Prun, con Ludovica Menardi e Valeria Margherita Mosca.

Il progetto Xilogenesi è incentrato sul restauro e sulla valorizzazione, anche attraverso il lavoro di una cinquantina di artisti coinvolti da DC, della preziosa Xiloteca di Eugenio Trevisan.
Qui un post sul progetto.
Da giugno 2025, i contenuti verranno progressivamente caricati su www.xilogenesi.net

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INFORMAZIONI:
Lingua Italiano/inglese nella giornata del 26 e 27/08, solo italiano il 28 e 29/08
Iscrizione: La partecipazione a una o più giornate è gratuita, previa iscrizione on-line al link https://forms.gle/cZxa2i3fYTDWqSNXA.
POSTI LIMITATI: numero massimo di 50 presenze per il 59°CCE e 20 posti per il workshop.

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DC al Corso di Cultura in Ecologia. Le edizioni precedenti:

58esima edizione, 2024, Zone umida, ecologia e conservazione

57esima edizione, 2023, Foreste vetuste, struttura e biodiversità

56esima edizione, 2022, biodiversità in pratica

55esima edizione, 2019, foreste e danni da vento

54esima edizione, 2018, uomo, natura e grandi infrastrutturre: una triade da ricomporre


agosto/dicembre '25 - Nuovo Spazio di Casso - Detriti Frammenti Schegge Brecce

Detriti / Frammenti / Schegge / Brecce / Lampi / Fenditure

Nuovo Spazio di Casso al Vajont
2 agosto / 31 dicembre 2025
Opening: sabato 2 agosto, ore 17.00

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performance all'opening
Togliersi da sotto
Paolo Dal Pont
sabato 2 agosto, ore 18.30

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Artisti: Giorgia Accorsi, Marco Andrighetto, Francesco Ardini, Alessia Armeni, Ariele Bacchetti, Lorenzo Barbasetti di Prun, Massimo Barbierato, Michele Bazzana, Andrea Bocca, Edoardo Bonacina, Giovanna Bonenti, Laura Bouyard, Thomas Braida, Lucia Bricco, Iside Calcagnile, Nicole Colombo, Lorenzo Conforti, Fabio De Meo, Eliane Diur, Iulia Ghiţă, Marco Gobbi, Andrea Grotto, Fabio Guerra, Piotr Hanzelewicz, Katya Kabalina, Lorenzo Lunghi, Nazzarena Poli Maramotti, Gianmaria Marcaccini, Anna Marzuttini, Marco Mastropieri, Matthieu Molet, Zeno Nan, Giorgio Orbi, Alessandro Pagani, Sebastiano Pallavisini, Caterina Perego, Beatrice Roggero Fossati, Angela Rui, Giuseppe Salis, Caterina Erica Shanta, Martin Schuster, Giacomo Silva, Kristian Sturi, Fabio Talloru, Vere Bestie (è un gruppo attivato da Simone Cametti, che include Sara Antonellis, Gabriele Ciulli, Niccolò Di Ferdinando, Alexandra Fongaro, Davide Miceli, Alice Papi, Clarissa Secco), Giuseppe Vigolo, Xueqing Zhu.

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Orari di mostra:

agosto: aperto dal mercoledì alla domenica, 
in orario 10:00/12:30 e 14:30/18:30
mostra chiusa dal 7 al 9 agosto: perchè inauguriamo Xilogenesi a Perarolo di Cadore
settembre: aperto dal mercoledì alla domenica, 
in orario 10:00/12:30 e 14:00/18:30
mostra chiusa l'11 e il 12 settembre: perchè facciamo Riparipa2
da ottobre a dicembre: aperto quando segnalato, e su appuntamento per gruppi e scuole

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La mostra è parte del programma dei Dolomiti Days 2025, iniziativa promossa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che si realizza in collaborazione con Fondazione Dolomiti Unesco, Magnifica Comunità di Montagna Dolomiti friulane Cavallo e Cansiglio e Ecomuseo Lis Aganis, insieme al Comune di Erto e Casso.

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Partners: Progettoborca, DB Group, Artecos, Speck Unterberger Becher, Panificio Marcon, Ditta Fregona Renzo, Caffè Bristot, Vini Biasiotto, Birra Dolomiti, tutta la rete DC.

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Nel 2024, al Nuovo Spazio di Casso, abbiamo pensato e costruito Le Fogge Delle Rocce, una mostra collettiva che ha indagato e scanalato, plasticamente, ingegnosamente, poeticamente, scientificamente, una serie di temi connessi alle forme e sostanze della montagna contemporanea, come sempre facciamo, utilizzando la geologia come disciplina e fonte immaginativa, attraverso gli interventi e le opere di 53 artisti, e la collaborazione attiva di ricercatori esperti del territorio e delle scienze geologiche. 

La geologia rimane, come uno degli ambiti di riferimento, insieme ad altri temi e concetti, anche nella nuova mostra, che inaugureremo a Casso il 2 agosto, che rimarrà aperta e visitabile fino alla fine di ottobre 2025 e poi oltre, e che, come di consueto, includerà alcuni appuntamenti legati alla discussione culturale e tematica (talk, workshop, performance).

 


un legno incrostato di melma rappresa. viene dalla ruina di cancia, estratto da una colata detritica (giugno '25)


il nido di fango della vespa vasaio: sembra un involucro (capsula) chiuso.
al suo interno, fervono la vita e la morte. i piccoli ragni paralizzati alimentano le larve

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La mostra DC2025 a Casso è incentrata su: Detriti / Frammenti / Schegge / Brecce

concept:

Questi termini (traverso, margine) vengono declinati secondo una prospettiva pluralistica (o che tale potrà parere all’inizio).
Ma non meccanicistica, come accade, ad esempio, nei più pensieri filosofici e scientifici riduzionisti di matrice atomista.
Il frammento plurale, diciamolo subito, e non una circonferenza d’uovo, sulla quale surfare in eterno inarcamento, è perché non ci interessa fronteggiare, fare i conti, con un solo oggetto, un oggetto solo, o concetto, coltura, colonia, FINITI, completi, conclusi, tra l’altro, e spesso, prima ancora d’esser stati solcati, scavati, aperti, e quindi, in tal modo pretesi, dati per dati, automatici, deludenti.
Non esiste alcun oggetto già lì pronto poggiato per terra, datità non coincide con essenza o presenza, nessun senso dell’oggetto è già steso disponibile lì in terra, in consultazione, prestito, noleggio; occorre rivoltare, per cavarlo, insinuare i lampi nelle fenditure.


michaux, certa miserabile vibrazione moltiplicante

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Ad un certo punto del Miserabile Miracolo, mi trovo di fronte a una roccia. Si spacca. No, non è spaccata. E’ come prima. E’ di nuovo spaccata, interamente. No, non è più spaccata, affatto. Di nuovo si spacca. Di nuovo smette d’essere spaccata, e tutto ricomincia indefinitamente. Roccia intatta, quindi sfaldatura, poi roccia intatta, poi sfaldatura...
Questo allucinato. D’un geologo psicotropo della pietra dell’anima, dura porosa.
Nelle Fogge parlavamo e parliamo: d’una lisergica montagna-cristallo Per Kirkeby, ad esempio. 

Dura eppure una crepa da sempre s’allarga, come per l’acqua che giunge di dentro fratturando, dagli oceani interni a minare una solidità d’immota parvenza.

Ci interessa chiarire una metodologia d’approccio alla realtà, che è quella che spesso caratterizza le ricerche praticate dell’uomo poetico/analitico, quando egli, chirurgo sensibile, affronta un tema o un fenomeno a partire dagli elementi, apparentemente scissi (o scindendoli di proposito), che lo caratterizzano, o paiono caratterizzarlo, fenomenicamente, empiricamente.
Ma anche, e prima, intellettualmente, spiritualmente e culturalmente, nel ritmo di una saliva prurescente.
Volendone Intendere La Natura.
Voler Intendere natura è un impulso attivo, mica un rigido istinto, proprio di chi non si limita ad esserne parte, accettando o subendo il ruolo suo condizionato di semplice elemento gregario perpetratore, nel colon aspaziale tana dell’impulso cieco (La Wille Zum Leben del Mondo come volontà e rappresentazione), e volendola invece pensare sviscerare, sperimentandone le attitudini plastiche (trasformatività del pensiero e della materia e dello spazio: ovvero della letteratura-crepaccio che spalanca sui benedetti baratri dei lampeggiamenti interiori, reali). 
Spesso, è possibile maturare un’idea generale, ovvero avere ragione di un intero, solo dopo averne identificato e analizzato, intuito (avvertito-intuito con la mente: e riappuntito), le parti componenti, i singoli atomi o angoli o frammenti o sintagmi di realtà che lo determinano e strutturano. Attraverso la ragione e la scienza, certo. O l’alchimia. O, nella migliore delle ipotesi: la poesia e l’arte. L’Orientamento, Grande o Piccolo che sia, beve fiotti d’energia, ruscelli rivolgono di scaglie metalle lo spazio, modella e traduci. 

Quindi, nel caso si voglia tentare di raggiungere una visione organica di alcuni singoli aspetti della realtà o dei fenomeni indagati, e non li si voglia prendere per reali ed interi prima ancora di averne percorso la circonferenza e l’intestino, sarà utile e consigliabile scomporre questa realtà nei suoi costituenti di base, siano essi ideali o fisici: elementi atomici cellulari minerali psichici: o concetti.
In realtà ciò è utile sempre, per chi scandaglia o scava pozzi, anche senza spingerli verso o vincolarli a visioni finalistiche o teleologiche (ma un motivo dovrai pur averlo, per decidere se una cosa fare o pensare) ovvero per capire o sentire, l’ordine o il disordine, senza pretendere di riorganizzarlo a proprio piacimento (non esiste alcun piacimento proprio, come non esiste mai un gusto personale, se non vuoi far tu della libertà intrusiva il funerale, desolando l’apollineo baccanale), oppure pretendendolo, secondo una qualche regola posta pretesa o suppostaPensa ad esempio a come e perché costruiscono ed espellono (o eiaculano) i testi, che sono protrusioni spaziali (nella forma alternata o coesistente di sciolti plasmi solari o gelidi getti formali - Cristalli relanti) Joyce e Burroughs o Pynchon, costruendo e destruendo, sistemi e convenzioni, nelle libere, ovvero fondatissime, obiezioni poietiche, che sono deframmentazioni, squarci, metodi, maree.
Non caschi nel vago, là oltre i serrami, lo spazio non spolia, vi sprofondai. 

Se non si vuole fare questo (penetrare discettare), allora bisogna agire a partire da una prospettiva centrica o monista. Rimane il fatto che, non solo per gli intelletti schematici, spesso l’oggetto generale non risulta davvero comprensibile prima della scomposizione e ricomposizione critica delle sue parti. Ecco perché i pensieri monisti (la verità sta nell’uno), alle volte sono posti come presupposti non verificabili, uova, sassi, biglie, ferme; ed in ciò essi negano validità a un elemento essenziale: la capacità dell’uomo di agire liberamente ed assennatamente e sperimentalmente, ghignando senza sbavare appuntendo: sugli assetti del reale; contribuendo, mentre lo si testa attraverso le funzioni razionali ed immaginative, a muoverlo, tran-sformarlo, rivoluzionarlo.
Ad esempio: cogenerare paesaggio, diciamo spesso, è preferibile a contemplare paesaggio.
Ogni cosa vasta poi, se avvicini, può venire ricompresa in una cosa piccola (e viceversa): falso miracolo spettacolare/spettatoriale del cinema seduto; sempre si tratta di scegliere scale e scalare: in piedi.
Non solo nelle chimica, non solo nella biologia (non solo nell’astronomia).
L’universo nella curva d’un unghia.
La posizione responsabile di un cercatore, ri-cercatore, ha sempre a che fare con la fiducia nella conoscenza, che non può consistere in un sistema di dogmi e prescrizioni apodittiche, ma invece in un sistema dinamico e multiprospettico dell’interpretazione della cosa delle cose, che si applica alla stessa alle stesse, per la pura volontà (urgenza) di capire e interagire, colpire e rompere (liberare pulire), introiettare e ancor-generare.
Più correttamente, e senza cadere nella petulanza delle contrapposizioni manichee: occorre tendere, contemporaneamente, senza pregiudizio, alla visione generale e a quella particolare, nutrendo ed attrezzando l’una dell’altra, e intrecciando le prospettive, le scale, i pensieri e i metodi, dello spirito, del pensiero, della parola, del lavoro, affila e spalma.
In Democrito, le unità indivisibili di base, gli enti, il qualcosa, il denso (ma anche gli atomi responsabili della conoscenza, ovvero l’anima e il pensiero) si aggregano e si disgregano, in una vibratoria eterna pulsazione produttiva, e i vortici così generati producono mondi, certamente variabili: ecco il divenire, percui.

E il resto? E il testo, che è esso stesso un fremente divenire? (perchè ogni forma di scrittura non copiativa, persino ogni traduzione, come ognuno dovrebbe sapere, è una trasformazione definitiva - che peraltro in tal modo spezza e spodesta ogni frammento di tradizione, rinfocolandone gli aliti primi, quelli di fiamma strutturanti, che nulla hanno a che fare coi successivi regimi stabilizzati e dati, come oggetti, alla greppia).
E il lόgos?
A proposito di Eraclito, Donelli e Marcovich parlano di lampeggiamento libero, nell’articolazione frammentaria ed enigmatica dell’intonazione poetica, che è sostenuta da una vibrazione misteriosa. Nell’oscuro, nello spezzato, nell’incompleto richiamo, nell’orfismo come nei brodi dopaminici, nel kōan, devi cercare nella cellula per trovare distensione: mica il mondo è in ostensione.
Questi elementi, tornando a Democrito, si muoverebbero spontaneamente, in modo deterministico (apò tautomàtou), in un vuoto: e questo è quanto noi qui invece, senza tante né poche pastoie retoriche, non accettiamo.
Gli elementi determinatori della ricerca e della cultura sono elementi responsabili, ovvero deliberati, morali, che mai rinunziano alla valutazione critica, alla fatica epistemologica ed ermeneutica, all’impegno dell’attenzione.
E lo spazio ri-generativo della cultura non è un vuoto, un etere, un’oscurità insensibile/insondabile: è, al contrario, un pieno, un piano, di determinazione, di reazione, di senso, d’idea (che scardina).
Nella poesia come (e più che) nella scienza.
Qui potremmo persino contrapporre (meglio: integrare) **De Rerum Cultura a De Rerum Natura.
SC.

 

breccia (Arizona State University)

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Insistiamo.
La cultura non fa i servizietti, non chiude fuori la ricerca e lo slancio e l’eccitazione mercè la litificazione del sapere (cattiva roccia), non deve farlo, ma ogni giorno lo fa: falsa cultura, incuria inchiodata, mesto paradosso d’accademia saponificata.
La cultura, ripete Nietzsche mentre appronta lo spazio per introdurre il suo primo maestro Schopenhauer, non fornisce membra artificiali, nasi di cera, occhiali per gl’occhi. Essa è liberazione, dai rottami. Ecco: con detrito non intendiamo rottame o relitto, mai.
Intendiamo una parte sensata, ancorchè al limite mostruosa (la forma incompiuta può parer terribile), che ci guidi ad un riconoscimento ulteriore, rispetto al quale siamo attivi, reattivi, immaginativi, architettatori, plastici. 

**Con la quale giocosa espressione intendiamo che l’uomo, pur non sopravvalutandosi al punto di ritenersi un (uno sciocco e presuntuoso) inventore (meglio vederlo come un testardo rivelatore, sonar, antenna), sa avere cura delle riflessione disvelatrice, e non sottovaluta affatto la natura cogente e trasformativa di alcuni processi che la conoscenza sa innescare o individuare o indicare.
Si tratta di dare ragione alla ricerca, rifiutando le tesi aprioristiche, e di occuparsi operativamente di comprensione ed evoluzione. 

Cultura sinonimo di coltivazione dunque: dei territori umani. Per alcuni di questi terreni, i più duri, apparentemente impermeabili, l’erpice è costituito dall’intelletto, la macchina per la dissodazione del concetto è l’encefalo: in connessione con lo Spirito. 


Inclusioni. Rainbow Lattice Sunstone, Mud Tank, Northern Territory, Australia.

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Di alcuni dei termini che abbiamo selezionato, Detriti / Frammenti / Schegge / Brecce, non tutte le accezioni sono interessanti qui per noi, chiariamolo.
Se vuoi esser preciso, devi ben definire la tua area d’attenzione, quindi l’accezione, ovvero il significato particolare che conferisci a quell’oggetto, o concetto.
L’accezione è tutto.
L’accezione è la posizione, o l’intensità, dell’intendimento, della reazione. La direzione, e la volontà (ancora: nell’assetto suo critico, ovvero selettivo). 

Non stiamo pensando alla disarticolazione dell’organismo nelle sue parti scisse, né a un fil di perle, né alla frana di una montagna giù dai suoi canali scoscesi, né alla dissoluzione di un intero nei residui di poveri cocci sfasciati sfatt’informi.
Pensiamo ad una costruzione per parti, e ad uno smontaggio accurato dell’organismi, volto alla comprensione della loro fisiologia (ontologica, culturale), più che della loro meccanica. 

Facciamo un paio di esempi, qua e là intercalati all’escavazione, per capire cosa intendiamo e cosa non ammettiamo, dicendo frammento.

Le lastre di pietra che Francesco Ardini (il primo a muoversi per questa mostra) ha raccolto in due storiche piccole cave nei pressi di Casso, venivano usate tradizionalmente dagli abitanti del paese per realizzare le coperture delle loro abitazioni di pietra.
Queste lastre sono dei frammenti di cava. Caviamo brecce dalla montagna per abitarla.
Altri umidi sprizzi di terra di fiume raccolti dal Lago del Vajont, Emiliano Oddone è ancora con noi, credo ben, anche lui troverete nel testo composto che cresce sobbolle e viene coi lavori munti dal corpo ancestrale del paesaggio cosiddetto geologico.

D’altro canto un frammento è anche un ben noto genere letterario: da Novalis a Walser, passando per quelle Brecce di Michaux, non occorre far la lista completa, chi legge lo sa, chi non legge non capirà, saprà. sarà.
Spesso, lo scrittore e l’artista decidono di attivare sistemi di ricognizione, di scavo e di restituzione (testi, opere, crampi), che invece di affidarsi ad un plot organizzato, si affidano allo scarto, allo spostamento, al wit, all’esplosione, all’aforisma, componendo opere che risultano come giustapposizioni di costellazioni, pantheon del caos o della complessità o della pluralità: degli aspetti della realtà, oppure della loro percezione-comprensione. 

Qualcosa di ciò che non intendiamo, quando diciamo Detriti.
Non parliamo di ricostituire un intero a partire dai suoi cocci.
Non partiamo da un oggetto rotto, seppure in mostra troveremo anche i resti di esperimenti apparentemente falliti, che invece sono brani o parti di ricerche sintomatiche. Quando esplode un forno ceramico, o un pezzo si sbriciola nella sua bocca ardente, e dunque non si completa una progettata produzione, questo è un vantaggio, che celabriamo con giubilo, un giubilo, una contentezza, simile a quella dei camorzieri, quando si muovono per i viaz, camminando sulle strette cenge ghiaiose, in equilibrio instabile sulle loppe umide: quelli che non van per la strada asfaltata (da altri). 

Quando quel pezzo esplode o si sbriciola, nei suoi frammenti non rileviamo perdita alcuna, ma la traccia e il passo d’un processo, non necessariamente finalizzato alla produzione di un oggetto (la modalità del processo è più interessante del risultato nell’oggetto, e della funzione applicata una volta per tutte).
In alcuni casi dunque, incompleto è preferibile a concluso, perché il primo concetto tiene aperta la possibilità di un’ulteriorità, e si svolge attraverso una sperimentazione. Proprio nel fatto che l’esito sia incerto, sta la virtù di quella pratica, che non è scontata, e il cui inizio non include, automaticamente, alcuna garanzia a proposito di un risultato: e questo è un gran sollievo, perché non è accaduta, per un’altra volta, la stessa cosa, la temibile cosa prevista.


pineland. foto teresa de toni

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Alcune architetture che ci interessano sono apparentemente detritiche: collassate riverse su se stesse, le fabbriche abbandonate attraggono i romantici contemplatori di ruine, che noi respingiamo, perché non ricerchiamo affatto un’estetica dell’abbandono, non vogliamo crogiolare lo spirito sulla griglia d’una sensazione (turistica) dell’esplorazione del crollo in camera, ma reagiamo alla perdita di valore, laddove a cadere è un valore (se invece ad essere in bilico è un disvalore: facciamo leva alla sua base, per agevolare il crollo).
Abbiamo sempre raccolto frammenti, resti, frantumi, vertebre, dalle architetture implose. Ma quelle parti sono diventate, per sineddoche, riferimenti al valore dell’intero.
Li abbiamo reinnescati, sovente attraverso il lavoro degli artisti, o il nostro brulicante lavorio intellettuale, e proiettati altrove, trasferiti, rivalutati, rimodulati, scossi.
Quei frammenti non erano stati dimenticati, non ci interessa il tema della rimembranza e della loro maledetta, pigra, memoria fossile, che si cala e sconde nella storia, che spesso è un sacello.
Semplicemente: quei midolli non erano stati visti. Non era stata notata la loro essenza, figuriamoci la loro presenza.
Presenza estetica, quindi strutturale, dato che non siamo vetrinisti, arredatori culturali, non allestiamo set fotografici.
L’oggetto è degno di attenzione, in quanto compiuto e certo, rassicurante?
Abbiamo già detto di no.
Sull’identificazione del valore plastico di un oggetto, a guidare è la sensibilità del recettore, che è un fattore critico, quindi nemmeno soggettivo, se non in parte, ma di certo chirurgico, come ogni pudorata apparizione non prosaica di testo (testo è edificio, e frizione tra edificio e contesto, e altro contesto e metamorfosi d’edificio).
L’intuizione estetica: chi non ce l’ha, vive di accezioni approssimative, le sue idee e sensazioni culturali sono smorzate. Restano gli sports. 

La completezza di un oggetto è tranquillante, consolatoria, ed in ciò elusiva, e ben poco istruttiva: spesso scartiamo le buone confezioni.
Del resto, io ho in odio tutto ciò che mi istruisce soltanto, senza aumentare la mia attività o animarla immediatamente”, sostiene Goethe.
Questa citazione apre la seconda delle Considerazioni inattuali di Niezsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita, nella quale il martello di Röcken si scaglia contro il sapere conchiuso e raggelato, accademico e storico, disincarnato e prigioniero, che impedisce le proliferazioni dello spirito appercettivo, la vivificazione della cosa.
Affievolendola, nullandone le potenzialità. 

Non sempre, quindi, l’oggetto va riparato, la fabbrica restaurata.
E l’amore nostalgico e invadente di memoria e rovina è una gran noia, un falso cabaret, che non si muove nella temporalità costruttiva (bergsoniana). Notteterna ai funerari.

Aggiustare poi, è (dovrebbe essere) comporre prima ancora che curare, perché certa costruzione senza tecnigrafo scivola talvolta meno in retorica di compassione, e questa è l’arte che non langue e non cospira contro sé stessa.

L’oggetto, dunque, non è degno di attenzione se è fatto e pronto, definito o affascinante. Esso è degno di attenzione se sei capace di un’attenzione: abbacinante.

Ma a chi non piacerà questo genere di discorso, chi non potrà o non vorrà capirlo?
Gli artisti lo capiranno subito, gli artisti che volano. 

Ne capiranno il senso generale, attraverso la comprensione della sue parti o il suono di alcune, anche senza dover esplorare a fondo ogni singolo passaggio e la ridda dei rimandi, intendendone il clima, la dinamica, il senso preservativo-proiettivo.
L’architettura è un problema, per noi, che affrontiamo i temi della depressione e della trascuratezza dell’architettura medesima (come della montagna, quella poco e male architettata), e non una manifestazione e incarnazione dell’arte nella rappresentazione del  corpo e dello spirito nella materia - della pietra (Eupalino).
Non capirà chi è insensibile all’arte, al cambiamento, all’alimentazione e al cibo del testo, alla letteratura, alla filosofia.
Non capirà, in sostanza, colui a cui noi non intendiamo mai rivolgerci, perché ci rivolgiamo, sempre e soltanto, a chi è sensibile e vuole ascoltare, e slancia rami, che non son d’albero, lunghi fuori dalle recchie spalancate: che non son cartilagini.
L’insensibile sordo non lo determiniamo noi, né lo puniamo. E’ lui ad opporsi a ciò che vale, e dunque suo nemico, in quanto prono, stracco, pigro, afono.
Codesto soggetto sta (giace) semplicemente nella posizione diametralmente opposta alla nostra, che invece è variabile (quindi talvolta purtroppo gli rotoliamo attorno). 

 


lastra, scheggia, breccia

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L’architettura è un problema, dunque innanzitutto.
Occupandoci dei suoi corpi crepati, perduti, disinnescati, predati, indecenti, sappiamo bene che questa parola è spesso vuota, paradossale, esausta, colposa, latitante. Non sa occuparsi di se stessa, architettura, laddove non mette in campo misure sensibili al proprio recupero trasformativo.
Anche la filosofia, dice Valery dialogando d’architettura, è un problema talvolta, e un falso strumento, acritico, raffermo: come tale, è esecrabile, esangue, povera, va contestata.
Quando accade ciò? Quando essa serve la scienza (o la storia), invece di concepire ribaltamento, spostamento, slittamento (composizione).
Quando la filosofia vale invece, e vive, e sempre sopravvive?
Quando essa assume qualitativamente un valore soggettivo, un valore d’opera d’arte.
La filosofia è una questione di forma, e cosa essenzialmente personale.
In tal modo, essa cambia sempre tutto, come la poesia e la letteratura, e dunque gli aggiornamenti della scienza e le eccezionali accelerazioni della tekne, che spesso persuadono i poco immaginativi encefali computazionali, istericamente adulanti (il neofeticismo tecnologico copre senza celarlo l’offeso livore dell’increativo) non la toccano, perché le grandi manifestazioni dello spirito possono ben essere insensibili al progresso (che nessuno disdegna: a patto di non farne un nuovo mito), in quando lo spirito non è sottoposto a verifica sperimentale, né lo puoi riempire con l’invasamenti d’algoritmo (se poi non sai scrivere o creare e due, puoi affidarti certo ad una macchina, nella tua fallimentare incapacità creativa. Così lei sostituirà egregiamente la tua latitanza qualitativa con la quantità del dato, accrescendola esponenzialmente: bel risultato, ecco dove occorre luddismo).
La cancellazione poi, o perlomeno la riduzione della differenza tra letteratura, critica, filosofia; ovvero tra quelle che qualcuno, superficiale, distratto, può volersi ostinare a considerare quali libere manifestazioni creativa e intuitive e artistiche, contrapponendole alle ponderose elucubrative attività intellettuali proprie di scienziati e schematizzatori del pensiero, è cosa assodata e arcinota, a partire dagli anni ’50 e ’70 perlomeno. La letteratura è ambigua, dardeggiante, iperconnettiva, ultraradicante, autoriflessiva, di tutto si nutre, d’ogni cosa e attraverso gli intrecci tra le cose e i concetti parla, anima, cresce, schioda, disfa, etcetera, è il linguaggio, è la necessità, e la potenza: critica, ancora. Bloom e Blanchot e De Man, tra gli altri. Ci qui non ha pescato, ritorni in studentato. 


abbiamo detto nel 2018, tratteggiando la geografia territoriale a deframmentazione propria di dc: curvatura, arcipelago

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Il testo entra ed esce, è una lingua.
Rientriamo.

Alcune architetture sono scheletri prima di scheletrire. Quando tengono la forma e la relazione frizionale col contesto, non li consideriamo affatto morti giovani, né aborti sbozzati. 

La benedetta incompiutezza svela le ossature, possiamo scalare le ruggini, come a Pineland, e performare lo Spazio, che è quel che si vuole fare e si fa, ad ogni scala atomica.

Un detrito dunque cos’è, rivanghiamo.
Dipende.
Tutto dipende, nel ragionamento, che è una decodifica delle interdipendenze.
I geologi, i fisici, analizzano le colate detritiche che scendono a valle dai canali.
Gli astrofisici studiano sistemi per risolvere il problema degli Space Debris, i cosiddetti detriti spaziali.
Ma per noi, detrito spaziale può significare anche, e forse soprattutto: navicella spezzata che attraversa il silenzio gelido accedendovi un riflesso metallico che brilla una polvere interstellare senza frastuono: nella nebulosa dell’anima.

Un detrito, o frammento, non è dunque la traccia di una qualche distruzione.

La Distruzione del tempo presente dell’ora.
Crede che il nostro futuro sia breve.
Dice Franchini, introducendo Virgili, che non imita Céline, un altro formidabile frammentatore detritico: ci sono libri che sono come una scalata su una parete dove nessuno può mettere chiodi. Piuttosto retorico anzichenò, ma bene.
Mentre i più malfermi chiodi dell’estetica: van tirati giù, pulire la via. Ma, in fin dei conti, questo è un lavoro per i ripetitori: e noi non stiamo parlando di loro (in parte: perché sono anch’essi dei traduttori, quindi non copiativi).
Giù dalla croda.

Da sempre trasferiamo frammenti da un corpo culturale, o concettuale, o fisico, ad un altro. I corpi sono cantieri in realtà: li operiamo, vi operiamo.
Lo facciamo anche in questa mostra.
In fin dei conti, siamo dei geografi ricostitutivi, nella pratica irraggiante, che non ci fa riluicidare mai una mappa, e invece ne genera di nuove. La mappa che disegniamo non è definitiva: è un indice plausibile dei cambiamenti e delle rinnovazioni auspicate, essa si aggiorna di continuo. Una geografia delle permutazioni dunque, quella che ci contraddistingue, che traccia le vie di una reazione di territorio e paesaggio e cultura e cervello e spirito, che è conflagrazione e currugamento, che si alza e spende articolandosi alla montagna statica, per muoverla ancora, e così via. 

Gli ultimi bagliori dei forni di Borca spingon fulische d’argento frammenti d’alluminio fino a Casso: brillano nella notte.
Abbiamo pescato tra le prove e gli oggetti di colata prodotti dal gruppo di artisti invitati da Lorenzo Lunghi a collaborare nel laboratorio di fusione della Capanna Alta all’ex Villaggio Eni: in mostra alcuni di questi oggetti tradotti. 
Qui il gruppo intiero:
Laura Bouyard, Edoardo Caimi, Kenshiro Caravaggio Carena, Nicole Colombo, Lorenzo Conforti, Davide Dicorato, Oliviero Fiorenzi, Virginia Garra, Katya Kabalina, Nicola Lorini, Lorenzo Lunghi, Alberto Luparelli, Mathieu Molet, Zeno Nan, Inès Panizzi, Francesco Penci, Kamile Pikelyte, Lara Pisu, Lorenzo Riccio, Beatrice Roggero Fossati, Emanuele Resce, Giuseppe Salis, Clara Scola, Alan Stefanato, Enea Toldo, Marta Luna Valpiana, Pietro Vitali.
Qui i nomi degli artisti conferitori di frammenti di fusione n'tella mostra: Lorenzo Lunghi, Zeno Nan, Beatrice Roggero Fossati, Katya Kabalina, Giuseppe Salis, Nicole Colombo, Lorenzo Conforti, Andrea Bocca.

Ceramiche frante delle argille del Boite, cotte nel forno di Nic. Pure questi altri frammenti giungono qui, traslati, pdf alimentare il deposito dei sedimenti ricostruenti.
Questa linea, tra Borca e Casso, è un braccio steso, arto proteso.
Da Borca, un secondo braccio muove a Cortina, Borca è un ragno per dodici anni annidato nella (sua) Tana, con lunghe s-misurate leve interpaesaggio, sta figura sarebbe piaciuta a Kubin, le leve si levano, il Ragno si muove, ile zampe sono innumerevoli, come la nostra capacità di tagliare e riassemblare lo Spazio, legandolo ad altro.
Altri manipoli si stanano sborcano incassano: VERE BESTIE è un gruppo d’arte in ambiente con prospettive transmediali e dialogiche. Il collettivo ad oggi è costituito da artisti emergenti selezionati da Simone Cametti, e sono: Sara Antonellis, Gabriele Ciulli, Niccolò Di Ferdinando, Alexandra Fongaro, Davide Miceli, Alice Papi, Clarissa Secco. Fondato nel 2025 dopo una residenza artistica in Dolomiti Contemporanee, tenutasi all’interno di Progettoborca, dal titolo Litogenesi casalinga, e incentrata sulla tematica della geologia proiettiva.

Le cere perse e ritrovate: son cere di un giorno, venute dall’acqua di San Servolo a maggio con Lacuna, il workshop guidato da Angela Rui e Massimo Barbierato per FLA Plus. Alle quali abbiamo dato altra vita, un prolungamento del senso, un tempo ancora bergsoniano della qualità non sospesa e riguadagnata, che spegnerle subito, a noi che le abbiamo viste per ultimi, ci sarebbe sembrato uno spreco, più che altro ne abbiamo colto lo stato sorgivo e il sospiro, e le abbiamo adottate, vediamo ora come trasformeranno quassù nei caldi estivi.

 

MET, Sette frammenti di papiro, Medio Regno

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Un frammento dunque è culturale spesso, in questa rassegna polimorfa, un frammento è pezzo di qualcosa di significativo, una sua costola o organo o atomo o arto, che viene da un altro spazio-cantiere, fisico o mentale che sia, nel processatore di Casso, dove prende relazione con le altre parti, per dar luogo ad un oggetto plurimo, superpulsante, acceso. 

Schegge di altri progetti o dei loro prodromi, che stiamo sbozzando o plasmando, convergono nello Spazio di Casso, che è un trasformatore delle qualità, in perenne riassemblamento delle stesse, per coinvolgerle, sconvolgerle, mutarle, rifonderle.
Qualcosa viene dal tema degli ex Voto, che sviluppiamo in prospettiva, con Ariele e con Malutta, ora forse lo sapete, poi un bel giorno le vedrete. 

Qualcosa viene da Xilogenesi, che in questi stessi giorni migra dall’ex Stazione ferroviaria di Borca alla serra di Perarolo.

 


Die Welt als Wille und Vorstellung, Leipzig, 1819

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poi c'è qualcosa d'altro e non poco da dire sulla logica delle scale intercapienti delle inclusioni, per le brecce prisogeologiche e nella pratica antidetritica che contraddistingue il lavoro di non pusillanime di dolomiti contemporanee che di certo non è uno stramaledetto programma raku nè del mascheramento delle crepe nè dei ripristini ineluttabili: quando non le fan vivere lasciagli morire le cose somme rimesse in pace, piuttosto che costringerle nelle gabbie della rigenerazione (culturalmente) asessuata, e non si tratta però d'orgone qua, piuttosto di capacità d'aggregazione delle parti scisse etcetera, ad esempio potrai violentare un albero, col matrimonio del tuo patetico 'braccio sensibile, ma non l'intera foresta scossa e così via

[…]


Togliersi da sotto - performance de il drogHa - casso, 2 agosto '25

 

nell'ambito dell'inaugurazione della mostra Detriti / Frammenti / Schegge / Brecce

il drogHa 
presenta la performance:
Togliersi da sotto

sabato 2 agosto 2025, ore 18.30
nuovo Spazio di casso

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Detriti elettronici generano monolitica onda sonora sintetica che invade silenzio: cresce come montagna/struttura
Frammenti sono staccati da monolitica onda/montagna/struttura causa incursione modulatoria/intemperie/corrosione corso naturale di materia
Schegge schizzano schiantano scolpiscono rinnovamento di paesaggio (sonoro)
Brecce nuove danno aria a mutazione di materia (acustica) permettono rigenerazione evoluzione
Distruzione? Dimostrala
Frana? Togliersi da sotto
Solo modificazione/modulazione è

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il drogha:

Mentre tutti dormono mi attacco alle macchine.
Nutro loro con impulsi. E cantano. Connessi col cordone ombelicale elettrico, scambiamo segnali che alimentano cervello e circuiti
Togliere
Tolti i musicisti
Tolti gli strumenti
Tolta la metrica
Tolte le note
Si chiama ancora musica?
drogHa -o mia droga- un progetto solista di Paolo Dal Pont sviluppato con sole macchine

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Immagine:

detrito tra detriti visti da detrito
scattata da un detrito di macchina fotografica compatta


prototipo BOULDER CAPSULA DC

Foto Carlotta Tornaghi

Il CORTINA DESIGN WEEKEND 2025 si è svolto tra l’11 e il 13 luglio 2025, tra Cortina d’Ampezzo e Corte di Cadore.

Il Boulder di CAPSULE è un prototipo e crescerà, l’ha pensato e sviluppato Mattia Manardi Menego con Edoardo Turozzi, entrambi architetti radicati DC.
Per costruirlo c’è voluta una rete convinta: mica c’era solo il budget: c’era una volontà determinata, che ha spinto oltre.
Grazie a tutti gli attivi presenti dunque: Italo Pradella e Fabio Cappelletti tra i primi, docenti, con i loro studenti del Laboratorio di falegnameria del Liceo Artistico di Cortina d’Ampezzo, Cortina for Us, senza loro c’era niente, il Comune di Cortina d’Ampezzo, le Regole d’Ampezzo, FederlegnoArredo con FLA Plus, Wood Art Cortina, Beck Fastening con le sue pistole sparachiod’in legno Lignoloc, Rasom Wood Technology, Soltech, Zoldan Costruzioni, gli altri.
Le prese prestate dal Cortina 360, tracciatura a cura di Checco Vettorata e Matteo Lazzarin di Art Climb Sedico, questo Boulder non è una struttura per la performance sportiva, ma l’idea di una applicazione e di un sistema costruttivo, oltreché una camera mista o bivacco per l’alpinismo culturale e l’artista prensile: scalalo fuori e sdraiati dentro e leggici un libro anche due.
Ha campeggiato davanti alla Ciasa de Ra Regoles fino al 21 luglio, il prototipo capsula boulder, poi lo abbiamo cabotato ancora ancora al cantiere-Liceo, dove era stato allestito, per rifinirne l’interno.
Un giorno lo trasporteremo altrove, si studiano altre reti.
Nel bosco potrà fungere da spazio di residenza per artisti-che-scalano, si prenderenno l’acqua al torrente, lavoreranno e scaleranno, l’interno ottimizzato consentirà una vita frugale, staremo a vedere.
In ambiente è una camera-paesaggio.
In città, una piccola architettura d’esplorazione.
E’ un prototipo, abbiamo settato il sistema, e la prima rete di sostegno.
Lo potremo utilizzare ancora, lavorarci.
Per costruire altre forme, altre capsule, più grandi, multifunzionali, alpine, urbane, spaziali.

IL BOULDER CAPSULA

Il progetto, ideato e sviluppato dagli architetti Mattia Menardi Menego ed Edoardo Turozzi — membri del team di Dolomiti Contemporanee — nasce come un piccolo bivacco dell’alpinista, dell’artista e dell’architetto: uno spazio intimo in cui sostare, dormire, leggere, scrivere e condurre ricerca.

Riferimenti storici e radici progettuali:
L’ispirazione affonda nelle architetture del primo Novecento, in particolare negli anni immediatamente successivi alla Prima Guerra Mondiale, quando la scarsità di materiali impose agli architetti soluzioni costruttive ingegnose, leggere e modulari. Un riferimento diretto è la fattoria modello Gut Garkau di Hugo Häring (1923–1926), progettata secondo i principi dell’architettura organica: la forma nasceva dalle funzioni interne e dal rapporto con il paesaggio, abbandonando la rigida geometria del razionalismo per abbracciare linee curve, strutture a volte e superfici continue. Häring, convinto che l’edificio dovesse essere «organismo» e non «macchina», adottò geometrie a curvatura costante e moduli ripetibili, risolvendo strutture complesse con elementi di dimensioni ridotte e facilmente lavorabili, coerenti con la disponibilità limitata di risorse e tecniche costruttive dell’epoca.

Dal passato al presente: principi reinterpretati
Questi principi storici sono stati traslati nel progetto contemporaneo: anche qui, la forma nasce dalla funzione e dal contesto. La struttura, come la fattoria di Häring, è modulare e basata su un sistema di elementi semplici e replicabili che, messi insieme, risolvono una geometria complessa. La scelta delle tre arcate identiche, che generano una volta triangolare ribaltata, segue la logica delle superfici a curvatura costante: un sistema costruttivo economico, ripetibile e facilmente montabile. La forma, simile a una carena rovesciata, rimanda agli strapiombi dei massi d’arrampicata, intrecciando la cultura alpinistica con la sperimentazione architettonica. La copertura praticabile estende l’esperienza dello spazio, trasformando la volta in una superficie viva e percorribile, in continuità con l’ambiente esterno.

Spazio interno e funzioni
All’interno si sviluppa un unico ambiente, attraversato dalla struttura portante a rombi, lasciata volutamente a vista. Alcuni rombi spossono essere chiusi per contenere attrezzature e oggetti; altri diventeranno sedute, piani d’appoggio oppure un tavolo. Lo spazio rimane essenziale, adattabile e leggero. Per il riposo si utilizza una rete tensionata, simile a un’amaca, che restituisce un’esperienza di sonno minimale e “alpinistica”.

Materiali, giunti e montaggio
La struttura è interamente realizzata in legno: dagli elementi portanti fino ai nodi, che sono risolti con giunti incastrati in legno e fissati con viti metalliche. Questa tecnica ibrida garantisce solidità e reversibilità. Le volte si compongono di due moduli principali uno specchio dell’altro, rendendo l’intero bivacco smontabile, trasportabile e riproducibile altrove.

Sintesi
Il risultato è una microarchitettura in equilibrio tra storia e innovazione, tra memoria e funzione contemporanea: un bivacco culturale che riflette l’identità di Dolomiti Contemporanee, intrecciando sport, arrampicata, arte e ricerca per definire l’immaginario della montagna.
Mattia Menardi Menego

Ancora una precisazione, mai superflua, sull’architettura costitutiva di rete che DC, che vive e conosce la montagna e i suoi spazi, pone alla base dei processi di attivazione, e quindi sulla presenza essenziale, alla base di questi processi, di territorio e formazione, e degli assetti condivisi e costruiti che preesistono alla progettazione organica dei singoli moduli

La messa a fuoco/messa a terra delle idee che han condotto alla nascita di questo prototipo Capsula Camera Boulder, è inziata nella primavera 2025, quando Mattia Menardi Menego, Edoardo Turozzi, Dolomiti Contemporanee, hanno cominciato a pensare a un modulo sperimentale connesso all’agibilità culturale e fisica della montagna, alle funzioni di questa sonda, ai materiali, ai principi compositivi che l’avrebbero informato, alla sua tecnologia costruttiva, alla necessità di non utilizzare la prefabbricazione, che qua non siamo a Fiames, e di non montare un modulo di cristallo turistico su un albero abbracciato in un bosco pastrugnato.
La prima architettura dell’oggetto, come sempre in DC, non è oggettuale, ma relazionale: le cose che facciamo sono manifestazioni di attitudini estroverse e reti aperte e intenzioni e comprensioni convergenti, che concorrono a generare elementi non predeterminati, rinnovativi.
Cortina for Us, che organizza il Cortina Design Weekend, ha ben compreso e accolto la proposta di DC: realizzare un simile, incognito prototipo, e presentarlo all’interno del CDW25. 
Già nelle prime fasi, mentre si cercavano e trovavano le sponde territoriali che avrebbero in seguito procurato alcune essenziali collaborazioni, materiali e lavorazioni, si è cominciato a lavorare con/nel Laboratorio di Falegnameria del Liceo Artistico di Cortina d’Ampezzo, per due motivi:
– il Laboratorio è ben fornito di macchinari per la lavorazione del legno; i più importanti tra questi macchinari sono le teste di Italo Pradella, che lo dirige, dei suoi collaboratori, e di Fabio Cappelletti, docente di progettazione e design;
– nel Laboratorio ci sono più di venti giovani studenti del Liceo, che ogni giorno fanno esperienza, progettuale e creativa, con il legno; alcuni di loro han le teste platinate, giuovani campioni di hockey, non da ciò distratti, ma autenticamente interessati assai alle cose proposte, ben presenti, anche quelli che parlano poco; la formazione, sempre diciamo, in DC è qualcosa di estremamente significativo; lavoriamo con un sacco di scuole d’ogni segno e grado; siamo uno snodo intersettoriale, una membrana connettiva extrasettoriale, che scassa i confini (così scontendando gli individui pervicacemente schematici e arroccati, che non apprezziamo), e costruisce meccanismi integrati polimorfi; insomma, aborriamo l’incapacità d’intesa organica propria dei soggetti che operano in parallelo, senza compenetrare; se gli studenti incontrano gli artisti, gli architetti, i designer, i progetti, altre aree significative d’azione nella/per la montagna, gli studenti son contenti percè stimolati, e vengono, e noi li vogliamo, vedono come funziona una macchina aperta, e contribuiscono a muoverla.
Gli studenti, circa 25, provenienti dalle classi prima, seconda, terza, quarta, sono stati coinvolti dunque sin da subito, seguendo e osservando le prime fasi progettuali, partecipando con proposte legate agli allestimenti interni, alcune della quali verranno realizzate nei prossimi mesi, quando il prototipo verrà completato.
Una volta rimediati i materiali, gli studenti hanno aiutato ad assemblare le parti della struttura.
La Regola ha fornito il legname necessario: tavoloni da 4 metri di abete bostricato, tagliato nei boschi a Cortina, le travi, le tavole in larice per la copertura.
Rasom Wood Technology ci ha dato pannelli di chiusura.
Il Liceo ha ricevuto questi materiali, nel Laboratorio si è effettuata la prismatura, tagliati i pezzi di misura, per poi passarli alla falegnameria Wood Art, per realizzare con la CNC gli incastri e i tagli (Grazie Roberto Zambelli Nichelo).
Tornati al Liceo i pezzi così preparati, si è proceduto all’assemblaggio delle volte, e al montaggio delle tre pareti interne della struttura, sempre insieme agli studenti.
Beck Fastening, azienda austriaca che ha brevettato il Sistema Lignolok, ha capito e sostenuto il progetto.
Grazie a Cristina Beccari e Rainer Schneider.
Quattro pistole sparachiodi in legno Lignolok sono state donate da Beck al Laboratorio del Liceo, questo è importante, di questo stiamo parlando.
I ragazzi le utilizzeranno in futuro. Mattia Menardi Menago ha invitato al Liceo una serie di falegnameria di Cortina, a cui è stato illustrato il funzionamento delle pistole.
Formazione, certo, ma anche impresa, tutto in circolazione propulsiva. E’ bello, e funziona, il Laboratorio di falegnameria, con Italo, questo stiamo dicendo.
Poi vi diciamo altre cose, che ora andiamo al mercato.

Le foto sono di: Carlotta Tornaghi, Alessandro Manaigo, Dalila Da Col, Archivio DC


Giugno 2025/gennaio 2026 - Progetto Xilogenesi

Redazione



Xilogenesi

La collezione di libri in legno di Eugenio Trevisan
Dal diciannovesimo secolo ad oggi
La storia, il restauro, l’arte contemporanea 
Giugno 2025 – gennaio 2026

www.xiloteca.net (il sito sarà online ai primi di giugno 2025)

Primo ciclo di esposizioni

Borca di Cadore, ex Stazione ferroviaria
Lunga Via delle Dolomiti 20, Borca di Cadore
Dal 14 al 30 giugno
Inaugurazione sabato 14 giugno, ore 17.00
Qui un servizio al TGR Veneto

Perarolo di Cadore
Serra del giardino di Palazzo Lazzaris
Dall’8 al 31 agosto
Inaugurazione venerdì 8 agosto, ore 17.00
Qui un servizio di Telebelluno

Museo botanico
Orto Botanico di Padova
Dal 26 settembre 2025 al 6 gennaio 2026
Inaugurazione venerdì 26 settembre, ore 18.00

In occasione dei tre opening Prometheus Open Food Lab proporrà un menu legato alle specie arboree. Ricerca condotta in collaborazione con Ludovica Menardi.

 

Essenziale premessa di rete

Da anni, Dolomiti Contemporanee collabora con il Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore Lucio Susmel, sede del TESAF Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali UNIPD – Università degli Studi di Padova.
Per anni, abbiamo guardato con interesse, un interesse profondo e attivo, la Xiloteca ospitata al Centro, fino a poco tempo fa attribuita a Pietro Arduino.
Una straordinaria collezione di libri di legno, incompleta a seguito di una sottrazione avventurosa avvenuta qualche decennio fa, che andrà nuovamente completata. In Qualche modo. Quale?
Ora, un grande progetto condiviso vede questo Xilario al centro di un programma di rilievo, restauro, e integrazione della collezione attraverso l’arte contemporanea.
Quest’ultimo aspetto non era affatto scontato, lo sottolineaiamo.
Esso è figlio in particolare della propensione all’ecologia culturale e dell’intelligenza multidisciplicare di Tommaso Anfodillo, coresponsabile del Centro Studi di San Vito.
Collaboratori alla ricerca del prof. Anfodillo, la dott.ssa Raffaella Dibona, e il dott. Samuele Pellizzari.

Con il Tesaf, da anni, oltre che sui temi legati alla fisiologia del bosco, lavoriamo nella prospettiva delle reti, territoriali e della ricerca, e della biodiversità culturale, essenziale a produrre visioni, e oggetti, e progetti, aperti, integrati.
Anche quest’anno, 2025, come già nelle edizioni precedenti, a partire dal 2018, collaboreremo al Corso di Cultura in Ecologia, dedicato a Foreste Vetuste e Biodiversità 2.0.
Nel nuovo progetto sulla Xiloteca, che DC sviluppa con il Centro Studi, il tema importantissimo della conservazione si integra a quello dell’interazione culturale e artistica, ed a quelli della diffusione e comunicazione della conoscenza, la cosiddetta terza missione.

Intanto, ecco qui un bell’articolo uscito a gennaio 2024 su Il Bo Live, Magazine dell’Università degli Studi di Padova, con un contributo di Franco Viola, che ci racconta di come si sia giunti finalmente a fare miglior chiarezza sulla nascita e sugli inspiratori e sull’autore della preziosa collezione: Eugenio Trevisan la realizzò prima del 1842.

Le foto di Teresa De Toni documentano una fase del rilievo della Xiloteca, funzionale al restauro e all’intervento artistico.

Xiloteca e Xilogenesi. Una collezione di libri in legno del XIX secolo che radica nel futuro

La xiloteca, nella sua configurazione originale, era costituita da una collezione di cento esemplari lignei, ognuno dedicato ad una specie forestale differente.
Si tratta di piccoli libri lignei, ognuno della misura di 19×12.5×3.5 centimetri.
La costa (dorso), è realizzata con la corteccia dell’albero.
Sulla costa sono riportati il nome in latino e il nome scientifico della specie.
Il libro è un piccolo scrigno a due ante.
Una volta aperto, svela il suo contenuto, magistralmente organizzato attraverso una squisita perizia artigiana.
All’interno, gli alloggiamenti, in piccoli cassetti, ospitano ogni parte della pianta.
[…] Un rametto, a cui si aggiunge anche una sezione trasversale, un semenzale, cioè la piantina piccola, il fiore, la radice, anche in questo caso con una sezione trasversale, un blocchetto di legno per l’utilizzo tecnologico. E poi troviamo dei contenitori: uno contiene i semi, un altro la segatura, il terzo contiene la cenere, che si ottiene dalla combustione, ed è affiancato da un pezzettino di carbone”. Tutte queste parti vengono indicate in un fogliettino conservato al centro di ogni libro, “nel foglio vi è la descrizione delle caratteristiche della specie, per esempio l’abete bianco, albero sempreverde di legno di qualità (Tommaso Anfodillo).

Non tutte le Xiloteche possono vantare la stessa qualità realizzativa.
Questi libri, oltre a custodire e mostrare l’informazione scientifica sulle specie trattate, sono oggetti che possiedono un valore artistico.
Sono stati realizzati con sapienza manuale e compositiva e distributiva.
Una poetica ergonomica, manifestazione di una capacità d’ordine e misura che non esclude la creatività intelligente, ci coinvolge mentre li studiamo.
Sono, semplicemente, bellissimi.

A questo link, qualche altro elemento d’approfondimento.

La lista delle specie, completa delle indicazioni sullo stato di conservazione di ogni singolo esemplare, è riportata in calce a questo post.
Ad oggi, risultano mancare quarantaquattro libri originali.

E’ questa dunque una storia in atto.
Una storia che radica nel futuro, abbiamo detto.
La valorizzazione dello Xilario di Eugnio Trevisan viene affrontata attraverso un’azione del Bando Borghi PNRR, che mette in rete i Comuni di Borca e San Vito di Cadore.
La collezione originale è stata restaurata da un professionista incaricato dall’Università.
Questo programma di restauro conservativo dei libri in legno esistenti al Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore è stato intitolato Ri-legature in legno – Wood-bindings.
I libri sono stati prelevati dal Centro Studi per l’Ambiente Alpino dalla restauratrice, la dott.ssa Stefania Sartori, e trasferiti nel laboratorio per l’esecuzione degli interventi di restauro.
Il trattamento anossico è stato completato a maggio 2025.
Ad esso hanno fatto seguito le visite della dott.ssa Isabella Colpo, direttrice del CAM, Centro di Ateneo per i Musei dell’Università di Padova, anch’esso coinvolto nel progetto, e della Soprintendenza competente. CAM e  Soprintendenza hanno verificato il buon esito del restauro.
Il contributo del CAM, nella fase iniziale di studio approfondito e ricerca sulle origini della Xiloteca, come nel lavoro volto alla sua tutela, è risultato essenziale.
La riconsegna dei libri restaurati al Centro Studi per l’Ambiente Alpino è avvenuta a giugno 2025.
Le diverse fasi del restauro sono state documentate con la fotografia da Teresa De Toni, che ha curato anche l’ideazione grafica di Xilogenesi.

La collezione, oltre a venire restaurata, si aggiorna.
Patrimonio della storia, essa si proietta e radica nel futuro.
Una serie di nuovi libri, nella forma di opere d’arte, vengono realizzati da alcuni artisti selezionati da Dolomiti Contemporanee.

I primi artisti coinvolti sono David Casini, Cristian Sturi, Giuseppe Vigolo.
Ognuno di loro ha sviluppato un progetto, che ha condotto alla realizzazione di un’opera d’arte. Si tratta di tre installazioni, realizzate con materiali differenti, che trovano posto nelle prime tre mostre in programma.
Un quarto progetto viene sviluppato insieme all’artista Ariele Bacchetti. Si tratta di una raccolta di quarantaquattro disegni, in formato A4, ognuno dei quali è stato realizzato da un artista differente. Ogni artista ha selezionato una specie forestale, lavorando poi, a partire da questo specifico soggetto, attraverso la propria libera immaginazione pittorica.
Gli artisti ad oggi coinvolti sono:
Ariele Bacchetti, Grazia Bacchetti, Mattia Barbieri, Lorenzo Barbasetti di Prun, Francesco Battistello, Giulia Maria Belli, David Casini, Simone Carraro, Jonathan Colombo, Elena De Angeli, Eliane Diur, Greta Fabrizio, Bruno Fantelli, Anna Furlan, Leonardo Furlan, Riccardo Giacomini, Agnese Guido, Sofia Izmailova, Megan Littlewood, Riccardo Lodi, Gabriele Longega, Anna Marzuttini, Marco Mastropieri, Alice Mazzer, Sebastiano Pallavisini, Chiara Peruch, Francesca Pieropan, Beatrice Pistolesi, Italo Pradella, Francesca Rinaldi, Francesco Ronchi, Bianca Francesca Serafin, Giacomo Silva, Alan Silvestri, Martin Schuster Frimiana, Kristian Sturi, Tuorlo, Tommaso Viccaro, Giuseppe Vigolo, Sebastiano Zafonte, Rebecca Zen.

 

I quarantaquattro disegni vengono presentati all’interno di una custodia lignea, ideata da Italo Pradella, responsabile del Laboratorio di falegnameria del Liceo Artistico di Cortina d’Ampezzo, insieme agli stessi studenti del Liceo.
Un’interazione questa legata al tema della formazione didattica, alla quale Dolomiti Contemporanee attribuisce grande importanza, che amplia ulteriormente la rete culturale e territoriale del progetto Xilogenesi.

Tre esposizioni, che si realizzano tra luglio 2025 e gennaio 2026, raccontano il progetto.
Le opere degli artisti vengono allestite insieme ad alcuni materiali fotografici che illustrano la Xiloteca di Eugenio Trevisan.
Gli esemplari originali della Xiloteca invece, per esigenze legate alla loro conservazione, rimangono custoditi presso il Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore.
Presto sarà possibile vederli nel website www.xilogenesi.net.
E’ possibile anche prenotare una visita al Centro Studi, in date e orari da definirsi via via, e che sono legati alla disponibilità del personale del Centro (per info scrivere a info@dolomiticontemporanee.net).

Le tre mostre si realizzano a Borca di Cadore (Bagagliera ex Stazione ferroviaria, giugno 2025), a Perarolo di Cadore (Serra di Palazzo Lazzaris, agosto 2025), e presso il Museo Botanico dell’Orto Botanico di Padova (settembre 2024/gennaio 2025).

 

Xiloteca di Eugenio Trevisan – Lista esemplari superstiti

1 Acer campestre – Oppio comune
4 Cupressus sempervirens – Cipresso piramidale
9 Populus heterophylla – Pioppo della Carolina o Pioppo argentato
10 Populus nigra – Pioppo nero
14 Robinia pseudo-acacia – Robinia comune o Falsa acacia
20 Pinus pumilio – Pino di Carintia o Pino nano
21 Abies alba – Abete bianco
22 Pinus pinea – Pignolo o Pignolo comune
23 Pinus Larix – Larice
25 Salix alba – Salice comune
26 Pinus laricio – Pino di Corsica
27 Prunus domestica – Pruno comune
30 Fagus sylvatica – Fagaro comune
31 Prunus armeniaca – Armellino comune o Albiccoco comune
32 Acacia julibrisin o Mimosa arborea – Acacia o Mimosa di Costantinopoli
33 Broussonetia papyrifera – Moro della China
34 Gleditschia triacanthos – Gleditschia spinosa o Fava d’America in albero
37 Ulmus campestris – Olmo comune
40 Pyrus cydonia – Cotogno comune
41 Sambucus racemosa – Sambuco a grappoli rossi
42 Quercus ilex – Quercia sempreverde
43 Ficus carica – Fico comune
44 Zizyphus vulgaris – Giuggiolo comune
45 Malus spectabilis – Pomo dal fiore doppio
47 Robinia hispida – Robinia a fiori rosei o Robinia rosea
48 Arbutus unedo – Corbezzolo
49 Platanus occidentalis – Platano a foglie larghe o Platano d’occidente
50 Olea europaea – Olivo comune
51 Carpinus betulus – Carpino comune
53 Aesculus microstachya o macrostachya – Castagno a fiori lunghi o Pavia nano
54 Betula nigra – Ontano nero
57 Salix babylonica – Salice piangente
58 Berberis vulgaris – Berbero a frutti rossi o Berbero comune
59 Cornus alba – Cornolaro comune o Cornolaro bianco
63 Mespilus oxyacantha – Spino bianco
65 Punica granatum – Melograno
66 Philadelphus coronarius – Filadelfo odoroso
67 Rhus cotinus – Scotano o Scotano giallo
68 Syringa vulgaris – Lilac turco
69 Vitis vinifera – Vite comune
70 Amorpha fruticosa – Falso indago o Falso indaco
77 Hibiscus syriacus – Altea comune
78 Crataegus azarolus – Azarolo rosso
80 Ulex europaeus – Giunco marino
81 Lagestroemia indica – Lagestroemia dell’India
82 Eleagnus angustifolia – Ulivo di Boemia
83 Rosmarinus officinalis – Rosmarino officinale
85 Juniperus communis – Ginepro comune
88 Diospiros lotus – Loto d’Africa
89 Bignonia catalpa – Catalpa d’America
92 Buxus sempervirens – Bosso comune o Bosso sempreverde
94 Morus cuculiata – Gelso delle Filippine
94 Corylus avellana – Nocciolo comune
95 Lonicera caprifolium – Caprifoglio comune
96 Rhamnus paliurus – Ramno cappello bordato
100 Sterculia platanoides o Sterculia platanifolia – Frimiana a foglie di platano

3 aprile 2025, prima visita al Museo botanico di Padova

Ieri (3 aprile) siamo tornati all’Orto Botanico di Padova, che amiamo.
Insieme alla prof.ssa Elena Canadelli, associata in Storia della Scienza, Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità (DiSSGeA), direttrice del Museo botanico dell’Università degli Studi di Padova, alla dott.ssa Maria Barbara Liccardi, e al prof. Tommaso Anfodillo, responsabile del Centro Studi per l’Ambiente Alpino di S. Vito di Cadore, abbiamo visitato il Museo Botanico, che, da settembre 2025, sarà sede della terza mostra del ciclo espositivo di Xilogenesi.

Questo display, aperto dal 2023, illustra ai visitatori, attraverso un ottimo allestimento divulgativo, aspetti essenziali dell’Orto rinascimentale e del Giardino della biodiversità.
Nell’Exhibit, trovano posto oggetti e informazioni appartenenti alla storia e alle collezioni qui conservate, e coltivate da due secoli.
Elementi provenienti dall’Erbario storico, un archivio della biodiversità vegetale che raccoglie ottocentomila tra piante, alghe, funghi e licheni.
Dalla nutritissima Biblioteca storica.
Nelle diverse sezioni, si racconta la relazione tra botanica e medicina, scienza, arte.
Oggetti meravigliosi, una miriade di temi e stimoli, accanto all’Orto maraviglioso, che si gonfia di primavera.
Il sopralluogo è servito a conoscere meglio questo luogo tanto importante nello studio e nella cultura botanica ed ecologica, e ad individuare gli spazi nei quali, nei prossimi mesi, realizzeremo una delle tre mostre di Xilogenesi che Dolomiti Contemporanee curerà, insieme a tutti i partner della rete di progetto, e che ha a tema la Xiloteca di Pietro Arduino, attualmente conservata al Centro Lucio Susmel di San Vito.
Lavoriamo a questo progetto da più di un anno, attraverso un vasto programma di valorizzazione che include il restauro della Xileria, e una significativa intersezione con l’arte contemporanea, che coinvolge una serie di artisti individuati da DC.
Un’iniziativa bellissima e ricca, a cui teniamo molto, che sveleremo progressivamente nel website dedicato, con il programma delle tre esposizioni, i lavori degli artisti, e molte altre cose ancora.
Il progetto di valorizzazione, curatela, comunicazione di Xilogenesi, è stato attivato grazie al Bando Borghi del MiC (Borca di Cadore, 2022), e mette in rete diversi Dipartimenti dell’Università degli Studi di Padova, molti soggetti territoriali, tra i quali i Comuni di Borca e San Vito di Cadore, altri partner, dei quali tutti diremo a breve.
Qui alcune immagini della visita al Muso Botanico. (Foto: Teresa De Toni)

Progetto finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU
E sostenuto da tutta la rete DC

 



11/13 luglio '25 - CORTINA DESIGN WEKEND CAPSULE - cortina d'ampezzo e corte di cadore

Cortina Design Weekend, terza edizione
CAPSULE

Moduli esplorativi per lo Spazio della Montagna
11/13 luglio 2025

Cortina d’Ampezzo / Ex Villaggio Eni Corte di Cadore

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Terza edizione del Cortina Design Weekend.
Anche quest'anno, il concept del festival, CAPSULE, è stato ideato da Dolomiti Contemporanee (DC), che prosegue dunque nella collaborazione con Cortina for Us, organizzatore e promotore dell'evento, e con la rete attiva a Cortina d'Ampezzo.
All'interno di CAPSULE, DC cura CAPSULA APERTA. CELLULA TOTIPOTENTE. MODULO INTEGRATO.
Un talk su visione spaziale e moduli eterodossi
Il talk si svolge venerdì 11 luglio, ore 11.00, a Cortina d'Ampezzo.

Un altro passaggio rilevante è costituito dalla costruzione del Boulder di CAPSULE.
Si tratta di una struttura per l'arrampicata sportiva, una piccola architettura organica, scalabile e abitabile, progettato da Mattia Menardi Menego, in collaborazione con Edoardo Turozzi, che, durante il CDW, sarà installato su Corso Italia.
La realizzazione di questo progetto è stata possibile grazie alla collaborazione con Regola di Cortina d'Ampezzo, falegnameria Wood Art di Cortina d'Ampezzo, FederlegnoArredo, Liceo Artistico di Cortina d'Ampezzo, Beck Fastening, ITS Engineering, Cortina 360, Rasom Wood Technology, Soltech Srl.
DC lavora e ragiona, da sempre, sul concetto di alpinismo culturale. L'arrampicata, fisica e intelluttuale, è da una nostra pratica: stiamo qua anche per questo.

Il programma del CDW incontra, anche quest'anno, Progettoborca, la piattaforma di rigenerazione culturale attivata nel 2014 da DC sull'ex Villaggio Eni di Corte, a Borca di Cadore.
La salda connessione culturale tra DC e Cortina for Us ha creato questa direttrice territoriale, che da anni ormai crea relazioni di progetto significative tra Cortina e Borca.
Domenica 13 luglio, dalle 10.00 alle 12.00, si svolgerà una visita guidata alla Colonia di Corte.
Si esploreranno dunque i paesaggi d'architettura di Edoardo Gellner, raccontando alcune delle pratiche di ideative di rigenerazione culturale e valorizzazione qui sospinte da anni, attraverso l'arte contemporanea, le strategie, la ricerca, il design, le reti innescate.
Durante la visita, i giovani designer del SID - Scuola Italiana di design, daranno seguito, con Valore Scalare, al lavoro di rifunzionalizzazione critica di alcune parti e oggetti (parti di oggetti) del Villaggio, già trattate durante il workshop Scale trasformative del frammento, svoltosi all'Isola di San Servolo (Venezia), a maggio 2025, all'interno dei Green Design Days, curati da FederlegnoArredo in FLA-Plus.

In CAPSULE, DC realizza anche una mostra fotografica legata al progetto Infrastruttura Paesaggio, che si sviluppa dal 2023, e che a Cortina è sostenuto da una rete che include Cortina for Us, il Comune di Cortina d'Ampezzo, Fondazione Cortina, Provincia di Belluno.
Infrastruttura Paesaggio Cortina indaga in particolare la rimodulazione del territorio in relazione al cantiere all'Olimpiade Milano Cortina 2026.

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Concetto di Capsule

La cultura è la capacità, propria dell’uomo attivo, nel pensiero e nella parola e nell’azione, di comprendere le cose.
Il pensiero e il progetto generano gli impulsi rinnovativi, che agiscono sulle cose, trasformandole attraverso la ricerca e la sperimentazione.
Ridisegnandole.
 Nel significato. Nella funzione. Nell’uso. Nella forma.
La Montagna: è uno Spazio, insieme con il Senso che intendiamo dare a questo Spazio. E’ vecchia, eterna, immota, o dinamica, mobile, questa montagna abitata dagli uomini? Dipende dall’approccio con cui la consideri, con cui la attacchi.
 Attaccare una via, si dice, quando ci si accinge a scalare la montagna.
Ma scalarla vuol dire anche misurarla, darle una scala, appunto, una dimensione.
Ecco dunque che chiunque approcci – criticamente – la montagna per scalarla, la sta misurando. Alcuni tra costoro, i meno contemplativi, invece che limitarsi a ripetere le vie vecchie, classiche, eterne, ne aprono di nuove.
E aprire, rispetto alle dinamiche culturali rinnovative, evolutive, è meglio che ripetere, naturalmente. Aprire è ridisegnare.
 Non vogliamo cadere qui nella banale associazione alpinista = artista.
Stiamo però dicendo che la montagna non è data, eterna ed immutabile, perennemente eguale a sé stessa.
 Essa è invece un cantiere: va ridisegnata sempre.
 E’ l’uomo esplorativo a poterlo fare. Il tipo del ricercatore-progettatore.
In tal senso, ogni pensatore non compilativo è un rivoluzionario, un ideatore, un designer, un architetto, un sommovitore, un viaggiatore dello spazio e del tempo, e quindi un costruttore di stazioni spaziali, e un assemblatore di moduli della ricerca.
Stiamo usando queste parole in modo aperto, totipotente. Il modulo è un concetto, prima che un oggetto.
L’interconnessione antischematica di moduli mentali, genera le nuove forme, e rigenera quelle eterne.
Da qui, escono le macchine, gli oggetti fisici pensati e costruiti, che sono navicelle, arche, bivacchi, CAPSULE per l’esplorazone dello Spazio, oggetti assemblabili, o preassemblati, aperti in un pensiero organico, al tempo stesso semplice e complesso.
Una Capsula dunque, che cos’è?
Non un involucro chiuso, piuttosto una membrana permeabile, un connettivo aereo o liquido, uno Spazio che crea le reti, le relazioni, tematiche e funzionali, tra gli elementi in gioco.
 Un contenitore, anche, delle funzioni, delle istanze.
Non un rivestimento, ma una eleborazione capiente di contenuto.
Ci rifacciamo all'accezione botanica di Capsula, dove essa è seme, ovario, capace di portare con sé parti di fiori, di visceri, d'idea.
Ancora meglio: servono Capsule Spaziali e Capsule del Tempo, per affrontare la montagna, e prima ancora la cultura, attraverso le manovre proiettive dell'uomo esplorativo, e questo vale per il designer, per l'architetto, per l'astronauta, per lo scalatore, per il filosofo. Tutti costoro scavano, cercano, esplorano, e costruiscono strumenti, tecnologici e plastici, che sintetizzano, e incapsulano, e manifestano, le parti della ricerca, ridisegnando i contesti, i paesaggi, e gli oggetti al loro interno.


Carichi Sospesi - Workshop a ABA a Casso - a cura di Marta Allegri

 

Nuovo Spazio di Casso. Foto Teresa De ToniNuovo Spazio di Casso. Foto Teresa De Toni

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Marta Allegri torna a Casso, con l'ennesimo workshop insieme agli studenti del suo Corso all'Accademia di Belle Arti di Bologna.

Il progetto di quest’anno s'intitola carichi sospesi.
ci si occuperà di ciò che rotola, frana, di strumenti per sollevare pesi, cantieri, in tutte quelle manifestazioni che prevedono uno spostamento in particolare verso l’alto, e che sono generalmente affidate a portatori, sherpa, raccoglitori. ma anche del percorso opposto: verso il basso.
L’azione centrale che verrà indagata sarà quindi quella del portare.

Questo progetto si inserisce nel programma di rigenerazione di un territorio, che DC porta avanti dal 2011, e ribadisce la collaborazione con Accademia di Belle Arti di Bologna.
La residenza si svolgerà nel paese di Casso, tra la Canonica (grazie a Don Augusto e al caro Germano), e il Nuovo Spazio di Casso, nel quale ci apprestiamo ad allestire la prossima detritica mostra collettiva (da file luglio, info a breve).
Il progetto di residenza prevede una serie di escursioni esplorative sul territorio: camminare, raccogliere portare.

The Artist Kit: definizione di una pratica
Durante i giorni della residenza ogni partecipante attingerà ad un kit d’artista autoprodotto. Spostandosi dal luogo dove è solito lavorare, egli trasporterà con sé l'occorrente utile alla propria pratica artistica.
The Artist Kit: definizione di una pratica vuole essere un tentativo di promuovere l’esperienza collettiva come modalità artistica, ancora in divenire. Insieme osserviamo e ri-abitiamo gli spazi.
 
Studenti artisti: Chiara Agliardi, Laura Bindi, Cosimo Chirico, Elisa Dunia Costa, Andrea Fabrizio, Elysee Farazmand, Serena Galimberti, Sara Trotta.


22 maggio 2025 - Scale trasformative del frammento

Scale trasformative del frammento
Dolomiti Contemporanee / Progettoborca con SID - Scuola Italiana Design
Green Design Days - Isola di San Servolo, 22 maggio 2025 con Federlegno Arredo
Cortina Design Weekend - Borca di Cadore, dal 10 al 13 luglio 2025 con Cortina For Us

Ad aprile 2025, un gruppo di vandali è penetrato nella Colonia dell'ex Villaggio Eni di Corte di Cadore, devastando una gran parte degli arredi ivi presenti.
Il Villaggio di Corte, si sa, fu progettato e realizzato da Edoardo Gellner tra gli anni '50 e '70, in cordata con Enrico Mattei. Una cordata a tre fu attrezzata poi alla Chiesa di Nostra Signora del Cadore: terzo alpinista Carlo Scarpa, ma questa è un'altra storia, in questo momento.

Il Villaggio Eni è un oggetto-concetto, un modulo articolato del design sociale nel paesaggio dell'architettura in ambiente, nel quale straordinariamente s'incarnano, incardinano, INCAPSULANO reciprocamente, gli elementi puri del pensiero cogente, sull'architettura in relazione al paesaggio e sul design medesimo. Scolpita cellula prodromica del pensiero progettato, un grande saggio, nient'affatto utopico ma concreto, d'innovazione formale e tecnologica, imperniato su parametri formali funzionali modernisti, organizzati con sensibilità organica nella costruzione di una macchina ecosensibile, che genera un impianto di redesign del paesaggio contemporaneo attraverso lo strumento di modellazione dell’architettura.

Questo grande, robusto e sensibile, costrutto plastico d'innovazione, incarnava, aggiornandoli, i principi del welfare sociale di Mattei. Quest'architettura incamerava necessità sociali e ambientali. Corte fu, per decenni, il Villaggio vacanze degli eniani di tutta Italia, che qui venivano in qualche misura imprintati alla montagna.

Dal 2014, Dolomiti Contemporanee (DC - www.dolomiticontemporanee.net) ha attivato sul Villaggio, insieme alla Proprietà dello stesso, Minoter, e alla vasta rete dei propri partner responsabili, che son decine e decine (tra cui Federlegno) la piattaforma di rigenerazione di Progettoborca (www.progettoborca.net).

Eccoci qua. I vandali mica lo sanno, tutto questo, nel loro ripugnante e insensibile e deprimente luddismo.
E han spaccato parecchio. Mobili, vetri, finestre, porte, arredi, lampade, corrimano, oggetti di design, ceramiche, e così via.

Ma qui, da questo grand'albero mutilato dei cementi e dei legni, che già e sempre rifiorisce, si rianima e cicatrizza (la Proprietà reagisce; mentre le proprietà rigeneranti, autotaumaturgiche, dell'inscalfibile concettooggetto si spandono attorno: e chissà che possano provocare un largo contagio), ogni frammento di ruina, o detrito, diviene a sua volta seme, embrione, gemma, ed eccolo qui il senso di questo workshop.

Una serie di nuove cellule, CAPSULE, per un design staminale. I mobili di Fantoni, le plastiche disegnate negli anni '50, lampade di Flos e Arteluce, coperte col cane a sei zampe di Lanerossi, teche e cocci e ceramiche di Ginori, frantumi esplosi, ora qui, su questi tavoli dell'attenzione a San Servolo, vengono trattati, notomizzati, guardati da molto vicino, riscalati, trasformati.

Sui tavoli dunque, una serie di interventi a cuore aperto. Questo spargimento deteriore viene rifoggiato dal senso costruttivo, che non cede di un millimetro, e riprende a considerare, adattare, misurare.

I detriti, i resti, gli atomi scissi, scompaginati, sparsi, queste parti offese nella frantumazione, non vengono riaccorpati, accumulati, archiviati, fusi, in un'unica installazione collaborativa, ma isolati, nella cura d'ognun dettaglio, ridefiniti informalmente, plasticamente, e riportati ad attecchire al contesto di riferimento, che è quello stesso della montagna da cui provengono (Corte di Cadore è nelle Dolomiti bellunesi, a Borca, a pochi chilometri da Cortina d'Ampezzo), con le sua Capsule progettate, che si proiettano nelle reti attrezzate.
Su codesti lacerti lacerati, si opera, si reagisce, si trasforma.

Trasformare è tutto, tutto ciò che evita di soccombere, nelle formulazioni definitive e ferme, nelle patetiche offesa commemorata, alle quali invece si reagisce: sui tavoli, gli interventi a cuore aperto, le microcellule riprogettate, la microarchitettura performativa, i frammenti rifunzionalizzati, o defunzionalizzati.
Ci lavorano, a San Servolo, gli studenti di SID - Scuola Italiana di Design.

Alcuni prototipi, nuove prese, vetro scalabile e Cristallo di Scheggia sotto vuoto, ancora provenienti da parti rotte, da materiali offesi, vengono re-ingegnerizzati da Lorenzo Barbasetti di Prun, chef e designer (Prometheus Open Food Lab) e Fabio Talloru, artista ricercatore.

La trasformazione degli elementi estratti avviene secondo modalità differenti: sottolineatura dl valore plastico già presente nell'oggetto raccolto, decontestualizzato, isolato, esaltato; trasformazione o annullamento della sua originaria funzione d'uso; alterazione, perlopiù lieve, ma significativa (un millimetro è la bisettrice dell'Universo) della sua forma originale; riutilizzo del detrito, quale oggetto riscalato, ovvero nuovamente misurato, come parte accessoria, o come utensile, a completamento di un'altra costruzione di design e architettura: la CAPSULA Boulder che Dolomiti Contemporanee realizza per il Cortina Design Weekend, che si svolgerà a Cortina d'Ampezzo (e a Corte di Cadore), tra l’11 e il 13 luglio 2025. Alcuni piccoli oggetti rinnovati potranno in seguito venire installati in questa struttura.

Il concetto di questa edizione del Cortina Design Weekend, prodotto da Cortina For Us, ideato da DC, è per l'appunto CAPSULE - Moduli esplorativi per lo Spazio della Montagna.
La Capsula boulder è un modulo scalabile, ovvero arrampicabile, progettato dagli architetti Mattia Menardi Manego ed Edoardo Turozzi, e realizzato grazie al sostegno e in collaborazione con Federlegno, Regola d'Ampezzo, Falegnameria Wood Art, Liceo Artistico di Cortina d'Ampezzo, ITC Ingeneering, Beck Fastening.
La Capsula Boulder è una piccola struttura di arrampicata, un'architettura organica curva. La si arrampica all'esterno, l'arrampicata sportiva quassù è una matrice identitaria in una pratica che slancia lo Spirito, inerpicandolo nella progressione verticale. Una serie di prese da arrampicata vengono installate sul dorso curvo, sul carapace. Spariamo chiodi di legno, ci pettiniamo con i gran soffi d'aria, con il Sistema LignoLock di Beck Fastening, una pistola innovativa. Prese in legno, prese adunche come denti, prese taglienti come vetro, vengono pensate, abbozzate, realizzate. Alcuni elementi dell'arredo, ligneo e plastico e vetroso, provenienti dalla deflorazione culturale di Corte di Cadore, vengono riconfigurati. Un lascito di vetro tagliente, il vetro spezzato dai vandali-riseminatori inconsapevoli, fertili distruttori, e avanti.
Buona primavera, sono i nostri fiori nuovi.

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22 maggio 2025, DC a San Servolo.
Foto e grafiche: Teresa De Toni

A San Servolo, giovedì scorso 22 maggio, DC era presente nei Green Design Days - FLA Plus.
Il Design, o meglio dovremmo dire il ridisegno transformativo di concetti, oggetti e funzioni, è alla base del nostro pensiero/azione, che va ben dritto dal 2011.
Bello L’avvio di questa nuova collaborazione con FederlegnoArredo, che, il dì dopo, festeggiava gli 80 anni di attività.
DC ha portato un workshop, “Scale transformative del frammento”, qua ritrovi il concept.
FLA Plus.

I ragazzi del SID Scuola Italiana di Design, seguiti da Stefano Collarin, han lavorato fino al pomeriggio, dando mano alle Brecce di Borca (Design Debris), e inaugurando il percorso che li porterà a conferire alcuni oggetti modificati, per forma e funzione, al Cortina Design Weekend, che cureremo tra Cortina d’Ampezzo e Corte di Cadore tra l’11 e il 13 luglio 2025. Ne parliamo a breve, ne vedrete delle belle, e potrete arrampicare su una struttura che andiamo realizzando in questi giorni con i nostri partner (Cortina for Us, Regola d’Ampezzo, Federlegno, Falegnameria Wood Art, Beck Fastening): la CAPSULA Boulder, progettata da Mattia Menardi Menego, in collaborazione con il nostro elegante skipper (in olimpica navigazione cerebrale, mai una bonaccia) Edoardo Turozzi, e montata dagli studenti del Liceo Artistico di Cortina d’Ampezzo guidati da Italo Pradella.

Accanto a noi, a San Servolo, si è svolto un altro workshop, Lacuna, a cura di Angela Rui e Massimo Barbierato.
Ci capiamo con Massino e Angela: alcuni cerei frammenti qui prodotti migreranno fino al Nuovo Spazio di Casso nel Vajont, per entrare nella detritica collettiva di fine luglio: anche qui info a breve.
A portarceli sarà Lorenzo Barbasetti di Prun, sempre con noi con Prometheus Open Food Lab, che a San Servolo ci ha servito alcune cose deliziose di Tidal Garden.
Lorenzo ha partecipato anche al nostro workshop, arricchendolo col suo contributo, insieme con Anna Poletti e Fabio Talloru.

Verso sera abbiamo fatto il punto sulla giornata, in un talk introdotto da Maria Porro, Presidente del Salone del Mobile, e davanti ad alcune delle migliori aziende italiane del settore.
A tutti abbiamo raccontato (Gianluca D’Incà Levis) cosa fa DC, perché e COME.
Mostrando il lavoro sviluppato con aziende capaci di visione, attraverso manovre e progetti di rebranding rinnovativo.

Tutti invitati nelle Dolomiti: diversi di loro ci raggiungeranno nei possimi mesi. In particolare, con Federlegno, abbiamo messo a programma una visita guidata riservata all’ex Villaggio Eni di Corte di Cadore il 12 luglio prossimo.

Avanti dunque, tutto si muove.

Grazie in particolare ad Andrea Meneghel ed Elisabetta Donati de Conti, che ci hanno invitato sull’isola e coi quali sviluppiamo altri PLUS.

Qui alcune delle foto di giornata, di Teresa De Toni


23 maggio/10 giugno 2025 - Stazionalini - Fondazione Malutta torna a Borca, all’ex Stazione ferrovaria

E rieccoci all’ex Stazione ferroviaria di Borca di Cadore, con Fondazione Malutta, che fu qui con noi già nell’estate 2024, e ancora prima, le reti nostre sono curve spaziotemporali, ma insomma.

Ripercorriamo brevemente i motivi di questa presenza ribadita.
Sintesi razionale: premessa, significato, logica, trazione:
Il Comune di Borca di Cadore è uno dei Borghi Storici d’Italia risultati assegnatari, nel 2021, di un finanziamento di 1.600.000 euro da parte del Ministero della Cultura (MiC).
Il famoso Bando Borghi sull’attrattività dei Borghi medesimi, che fa parte nientemeno che del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Il Bando a Borca mette a disposizione risorsa per diverse azioni, viva.
Il Bando a Borca è a forte trazione Dolomiti Contemporanee. E quindi a forte trazione culturale, artistica, rinnovativa, d’apertura: noi non siamo gestori di siti, lo sapete: siamo un’entità vocata alla sperimentazione trasformativa.
Il Comune di Borca di Cadore è pertanto Soggetto Attuatore di un progetto complesso, che è stato titolato, significativamente: Rigenerazione a base culturale con Dolomiti Contemporanee.

Ricordiamo che Dolomiti Contemporanee (DC) è a Borca dal 2014, quando, insieme alla Proprietà attuale dell’ex Villaggio Eni (Minoter) di Corte di Cadore, al Comune di Borca, a molti partner territoriali e culturali illuminati, illuminanti, DC ha messo su una piattaforma sperimentale di riattivazione culturale per Corte, e di diffusione e interazione e propagazione territoriale, che si chiama Progettoborca, eccoci qua.
Ciò ha portato alla nascita di un programma di Residenza internazionale per artisti (e architetti, designer, ricercatori, Università, scuole, etc), unico in Italia, che ha avuto sino ad oggi la sua base a Corte, e che negli anni ha prodotto decine di progetti, centinaia di programmi artistici e studi & attività di ricerca: un enorme lavoro, trovi molte cose online.

Fondazione Malutta è amica di DC da anni, moltissimi gli intrecci tra gli artisti malutti valorosi e i siti e le aperture DC negli anni: La VACCANZA fu la prima mostra insieme. Anche quella splendida ironica mostra a Casso, nel Vajont, dove oggi torniamo a baciare Germano con Don Augusto, fu realizzata, con un sacco di qualità, in parte attraverso la Residenza-Campo-Base-Progettoborca (gli spazi sono in rete; una geografia dell’attivazione ha da esser fluida e mobile sempre; mai separati, ma aperti e connessi; se li isoli, perdi il moto connettivo, niente da fare, si ferma tutto): i quadri malutti di grande formato furono realizzati nel Laboratorio di pittura dell’Aula Magna, che tirava, tirava, eccome se tirava.

Poi, dai che ci siamo, nel 2024, DC ha invitato ancora Fondazione Malutta a Borca di Cadore, con il cui territorio la più parte dei maluttini vanta per l’appunto ‘sta confidenza storica decennale, in particolare con gli spazi della Colonia e con il Villaggio, ma anche con la Valle del Boite & Resto del Mondo Montano.
Ma questa volta, FM non ha lavorato nel Villaggio di Corte, e invece nella ex Stazione ferroviaria di Borca di Cadore, che è uno degli oggetti che il Comune recupera attraverso il Bando Borghi PNR, e che interessa anche a DC, naturalmente, dato che di rigenerazione ci occupiamo, umilmente, dal 2011, con grandi e ardite e razionali aperture sperimentali e slanci-paesaggio: e tra poco ci vedrete avviare un nuovo grande cantiere a Belluno, a Modolo, ma di questo diremo altrove (esiste mai un altrove?) a breve.
L’ex Stazione, abbiamo già detto, insiste in un nodo significativo d’intersezione, sulla ciclabile, tra Paesa e Villaggio: e le intersezioni, ancora, sono il nostro ambiente, l’ambiente proprio di chi scambia e crea relazione, di senso.

Nel 2024, Fondazione Malutta ha realizzato dunque tre mostre e un workshop nel sito dell’ex Stazione ferroviaria, tra Bagagliera e Stazione. Il programma 2024 s’intitolava Discovering Bagagliera.

Nel 2025, Malutta torna, e qui di seguito trovi il programma delle mostre di Stazionalini - Rediscovering Bagagliera (e del workshop Officina dell’Anima Ex voto bellunesi, che è aperto a tutti e gratuito: vedi info per iscrizione più sotto).
L’apertura del programma, con l’inaugurazione performativa della prima mostra (Personalini – Alito) si svolgerà venerdì 23 maggio: vi aspettiamo tutti.

Stazionalini - Rediscovering Bagagliera
Sintesi Programma aperture ex Stazione ferroviaria di Borca di Cadore con Fondazione Malutta
Maggio / giugno 2025
Ex Stazione ferroviaria di Borca – Lunga Via delle Dolomiti 20, 32040 Borca di Cadore

Date attività e aperture:

- Venerdì 23 maggio, ore 18:30 – Inaugurazione Rediscovering Bagagliera; poi, dalle ore 19.00 alle 21.00, viene Alito, performance (unica) di Alan Silvestri Jonathan Colombo, alla Bagagliera.
Da sabato 24 maggio a martedì 27 maggio, dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00 - Alito, mostra di 
Alan Silvestri Jonathan Colombo, alla Bagagliera.
- Da giovedì 28 maggio a domenica 1 giugno, dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 - Officina dell’Anima – Ex voto bellunesi, Workshop di disegno e pittura con Ariele Bacchetti e Anastasiya Parvanova, all’ex Stazione ferroviaria di Borca (info più sotto su workshop e iscrizione).
- Venerdì 30 maggio, ore 17:00 – Inaugurazione Personalini Fly or die di Bogdan Koshevoy alla Bagagliera. La mostra rimarrà aperta fino al 3 giugno, dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00.
- Venerdì 6 giugno, ore 17:00 - Inaugurazione Personalini Luce in prestito da un altro tempo (Merge of selves) di Anastasiya Parvanova alla Bagagliera. 
La mostra rimarrà aperta fino all’11 giugno, dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00.

Inoltre, per chi vuole: nei giorni delle inaugurazioni, sarà possibile usufruire di una visita guidata alla Colonia di Corte.
Quindi: venerdì 23 e venerdì 30 maggio; venerdì 6 giugno e martedì 10 giugno, alle ore 14.30, appuntamento presso gli uffici di Progettoborca, la visita dura circa due ore.

Fondazione Malutta a Borca di Cadore 2025: Stazionalini - Rediscovering Bagagliera.

Fondazione Malutta è lieta di annunciare una nuova tappa, realizzata in collaborazione con Dolomiti Contemporanee e Progettoborca, con il progetto Stazionalini – Rediscovering Bagagliera.
Un viaggio artistico che attraversa l’ex stazione ferroviaria di Borca di Cadore e la sua bagagliera, tra performance, mostre personali e workshop.

Stazionalini è un progetto espositivo dal carattere fluido e in costante trasformazione. Un ciclo di mostre brevi e azioni incisive, pensate per restituire l’essenza più autentica dell’esperienza maluttiana. La visione poliedrica e in continuo movimento che caratterizza Fondazione Malutta troverà espressione, nei mesi di maggio e giugno. Il programma si apre con Alito, una performance ideata da Alan Silvestri e Jonathan Colombo, che prenderà forma all’interno degli spazi della Bagagliera. A seguire, il format dei Personalini, pensato per mettere in luce le estetiche e le poetiche individuali degli artisti del collettivo. Protagonisti saranno Bogdan Koshevoy con Fly or Die e Anastasiya Parvanova con Luce in prestito da un altro tempo (Merge of selves). Gli artisti coinvolti sono invitati a esplorare, sperimentare e meravigliare, liberi da vincoli tematici o stilistici. Il filo conduttore rimane l’essenza del linguaggio visivo: tagliare il superfluo, arrivare al cuore dell’immagine attraverso una costante ricerca. La costellazione di frammenti visivi si amplia con Officina dell’Anima, un workshop di disegno e pittura dedicato agli Ex voto bellunesi, guidato da Ariele Bacchetti e Anastasiya Parvanova. Simboli della tradizione e allegorie popolari verranno rielaborati per dare vita a nuove immagini dense di significato. Quello di Fondazione Malutta è un viaggio che celebra l’amore per il pensiero libero, le espressioni artistiche in ogni forma, la natura e il territorio. La varietà di sguardi e approcci all’interno del collettivo offre una prospettiva fresca e profondamente contemporanea, capace di valorizzare e riattivare gli spazi dell’ex stazione e della sua bagagliera, trasformandoli in luoghi di creazione e relazione. Il progetto è stato avviato nel 2024 con il sostegno dell’Unione Europea – NextGenerationEU e del Ministero della Cultura.

Testo di Cecilia Larese De Santo

Venerdì 23 maggio, ore 18:30/22.00
Inaugurazione Rediscovering Bagagliera, presso l’ex Stazione ferroviaria di Borca di Cadore
Poi di seguito (dalle 19.00 circa) viene Alito, performance (unica) di 
Alan Silvestri Jonathan Colombo, sempre alla Bagagliera
Da sabato 24 maggio a martedì 27 maggio, dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00 - Alito, mostra di 
Alan Silvestri Jonathan Colombo, allestita alla Bagagliera

Alito è il Primo appuntamento del ciclo “Personalini” 2025: la storica serie di mostre personali dedicata ai giovani artisti, avviata nel 2016 — Fondazione Malutta è lieta di presentare un nuovo ciclo di esposizioni individuali.

Alito
Spore aeree, una civiltà parallela, muta e invisibile, esseri viventi vittoriosi.
Si, dovevano avere da tempo dato inizio ai loro banchetti particolari e, quando fosse venuto meno il carburante, si sarebbero prosciugati in chiazze di cipria colore carbone.” Ian McEwan, Solar 

Venerdì 30 maggio, ore 17:00
Inaugurazione Personalini Fly or die
di Bogdan Koshevoy
Bagagliera ex Stazione ferroviaria di Borca di Cadore
Mostra poi aperta fino al 3 giugno, dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00.

Officina dell’Anima Ex voto bellunesi
Workshop di disegno e pittura
con Ariele Bacchetti Anastasiya Parvanova
Ex Stazione ferroviaria di Borca di Cadore
Da mercoledì 28 maggio a domenica 1 giugno 2025
Durata: 5 giorni ; Orari: 10:00 – 13:00, pausa pranzo, 15:00 – 17:00/18:00

Un laboratorio aperto a tutti, ispirato alla tradizione degli ex voto bellunesi: un viaggio personale e collettivo nella creazione di immagini come amuleti di memoria, desiderio e resistenza.
Il workshop 
Officina dell’Anima Ex voto bellunesi è aperto a tutti e gratuito. Per iscriverti puoi mandare un’email a fondazione.malutta@gmail.com o info@progettoborca.net

Dolomiti Contemporanee e Fondazione Malutta presentano Officina dell’Anima, un workshop di arti visive di Ariele Bacchetti e Anastasyia Parvanova.

Durante il workshop, guidati dai due artisti, i partecipanti potranno esplorare le principali tematiche e tecniche realizzative degli ex voto della tradizione bellunese e realizzare, attraverso l’esplorazione di alcune tecniche, degli elaborati pittorici che, partendo da un racconto di alcune esperienze personali e dall’analisi dei simboli, delle allegorie e degli elementi semantici tipici della tradizione iconografica dell’ ex voto come mezzo espressivo popolare. È proprio dall’analisi di questi elementi e dallo scandagliare il mondo delle intuizioni ed esperienze di ognuno di noi che possiamo avvicinarci alla costruzione di una sorta di mitologia personale, la quale attraverso l’esperienza del disegno e della pittura si traduce nella creazione di elaborati pittorici che sono frutto di un percorso fatto di riflessione e costruzione di un’immagine. Immagine che attraverso la guida dei due artisti ogni partecipante del workshop sarà accompagnato a creare passo dopo passo, in ogni fase del processo creativo, con un supporto costante fatto di riferimenti alla cultura figurativa degli ex voto contenuti nella collezione dei Musei Civici di belluno, di autoriflessione sulle possibilità di realizzazione compositiva e sintattica dell’immagine e sulla conoscenza delle tecniche grafiche e pittoriche, che porterà ogni partecipante di sviluppare un lavoro completo e significativo. Attraverso questo workshop vorremmo che ognuno dei partecipanti, a partire dal proprio desiderio e/o dalla propria intuizione, potesse provare personalmente le dinamiche che attraverso la conoscenza di se stessi, portano all’attivazione di un rapporto tra la mente e la mano, le quali sono fondamentali, per l’elaborazione di un immagine interessante e soddisfacente, la quale, si badi bene, può scaturire anche da parte di chi può frequentare il workshop per poche ore. Vorremmo, per concludere, che ognuno di voi possa, uscendo da questo workshop, realizzare un’immagine importante frutto della stratificazione di numerose esperienze, che diventi quasi un amuleto personale, ovvero un’immagine o un oggetto importante e carico di significato, che ci portiamo con noi sempre, come un vero e proprio tesoro. Officina Dell’Anima si terrà dal 28 Maggio al 01 Giugno e sarà aperto dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 17.00, nei locali della Stazione di Borca di Cadore. la partecipazione è gratuita e aperta ad un pubblico di ogni età. Verranno forniti i materiali necessari, ma se avete qualche tecnica o mezzo espressivo che vi piacerebbe esplorare particolarmente non esitate a portare con voi il necessario per provarla! Al termine del workshop realizzeremo un’esposizione finale degli elaborati all’interno dei locali della stazione. 

Venerdì 6 giugno, ore 17:00
Inaugurazione Personalini Luce in prestito da un altro tempo (Merge of selves)
di Anastasiya Parvanova
Bagagliera ex Stazione ferroviaria di Borca di Cadore
Mostra poi aperta fino all’11 giugno, dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00

“Come si tengono in bilico, nello stesso corpo, tutti i frammenti che ci abitano?
Le vergogne e le vittorie, le cadute e le altezze, le emozioni dissonanti, le conquiste silenziose. Come convivono tante esistenze dentro una sola pelle?
Come si armonizzano gli opposti che ci compongono?
Equilibrio.

Ciao, paura, sei tornata. Ma non sei la mia verità.

Cosa accade quando le parti non si riconoscono?
Quando le voci non si ascoltano, i corpi si respingono, le epoche si annullano.
Non c’è fusione, solo confine.
La pelle è barriera, il pensiero è muro.
Ogni presenza è isolata, Il vuoto tra noi diventa materia.
Disgregazione

Dolore antico, quasi sacro, legato alla solitudine dell’essere separati.

Tu sei tu.
Io sono io.
Ciò che ci divide è più reale di ciò che ci unisce.
Le parti di me non si parlano.
Ogni voce urla sola.
Ogni gesto cade a terra.
Separazione

Le montagne sono il frutto di processi geologici che si svolgono nel corso di ere, dalla stratificazione nasce la possibilità di trasformarsi, di scegliere il nostro cammino.

Un processo di alchimia interiore.
Una fusione silenziosa di molteplici voci, corpi, epoche e memorie in un’unica presenza viva.
Dove comincio io e dove finisci tu?
Le identità si sovrappongono come le maree.
La natura stessa – un continuo fondersi.
Ogni divisione è solo temporanea.
Fusione dei Sé 

Nel mio contesto, ” Luce in prestito da un altro tempo” è nata da riflessioni sul sottotitolo della mostra Merge of Selves – Fusione dei Sé.
Merge of Selves è un titolo che parla di stratificazioni interiori, della fusione di molteplici identità, voci e corpi che coesistono in una sola presenza. Ma può anche essere esteso a un livello generazionale, riferendosi a un gruppo umano più ampio. Identità, voci e corpi si stratificano in un’unica presenza, che non è solo personale, ma anche generazionale.
Accanto alla fusione, esiste la frattura: la non-coabitazione tra le parti, le dissonanze, le distanze.
L’antitesi di Merge of Selves esplora la frattura, l’alienazione, la separazione tra parti di sé, tra individui, tra corpi e voci. Parla della non-coabitazione, della rottura, della dissonanza.
Questo lavoro non offre risposte, ma invita all’ascolto rallentato, un ascolto che scorre tra la luce e la nostra coscienza. In tempi oscuri, passati e presenti, restare accesi è una forma di resistenza. Una luce che non è tutta nostra, ma che portiamo, in prestito, da ciò che è stato e da ciò che può ancora venire e vivere.”

Anastasiya Parvanova

 

Con “Stazionalini – Rediscovering Bagagliera”, Fondazione Malutta conferma il proprio impegno nella valorizzazione dei linguaggi emergenti e nel tessere nuovi legami tra arte, natura e comunità, nel contesto unico di Borca di Cadore e delle Dolomiti.

Il viaggio continua. Ogni evento è una fermata, ogni opera un nuovo paesaggio da esplorare. Vi invitiamo a salire a bordo.

 

Progetto finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU

E sostenuto da tutta la rete DC


Primavera estate 2025 - Progettoborca: Visite guidate Colonia e aperture Chiesa di Nostra Signora del Cadore


Anche quest’anno (2025), come avviene dal 2014, dalla tarda primavera all’estate, Progettoborca garantisce la possibilità di scoprire la Colonia dell’ex Villaggio Eni di Corte, a Borca di Cadore, attraverso le visite guidate.

Ricordiamo che Progettoborca è il programma di rigenerazione avviato sull’ex Villaggio Eni, e in particolare sulla Colonia, che dal 2014 stende reti sul territorio.
Il programma è sviluppato da Dolomiti Contemporanee, il collaborazione con la proprietà del sito (la Società Minoter e l’Hotel Boite), il Comune di Borca di Cadore, tutta la rete dei partner che sostiene DC, nelle imprese di rigenerazione di Patrimonio e territorio.

Qui di seguito, il programma delle visite previste tra maggio e agosto.

Con le visite è possibile al pubblico accedere alla Colonia dell’ex Villaggio Eni di Corte di Cadore, accompagnati dal personale di Dolomiti Contemporanee.
La visita guidata ha una durata di un’ora emmezza circa.
Verranno visitati alcuni degli spazi principali dell’immensa Colonia realizzata da Edoardo Gellner, verrà spiegato il progetto di rigenerazione del sito (Progettoborca), e saranno presentate le opere realizzate nella Colonia stessa dagli artisti in Residenza al Villaggio.

Si raccomanda vivamente di rispettare gli orari indicati. Il sito è grande, non bisogna perdere l’inizio del giro guidato, che parte dagli uffici di Progettoborca (ex portineria della Colonia, Via Mattei 5: seguire la segnaletica stradale all’interno del Villaggio. Qui come arrivare).
Costo della visita: offerta libera.

Negli stessi giorni delle visite, al pomeriggio, sarà possibile visitare la Chiesa di Nostra Signora del Cadore in autonomia, dalle ore 15.00 alle ore 18.00.

E’ possibile iscriversi alla newsletter di Progettoborca per rimanere sempre aggiornati sulle attività in corso all’ex Villaggio Eni. Se interessati, inviare il proprio contatto a info@progettoborca.net

La proprietà garantisce inoltre l’apertura della Chiesa di Nostra Signora, visitabile in autonomia, dal 30 maggio al 5 ottobre, dal venerdì alla domenica, in orario 10.00/18.00.

Programma visite guidate Colonia di Corte, primavera/estate 2025

Maggio
Venerdì 30, ore 14.30 / in questa stessa data, alle ore 17.00, si svolgerà l’opening della mostra Fly or die di Bogdan Koshevoy, all’ex Stazione ferrovaria di Borca.

Giugno
Venerdì 6, ore 14.30 / in questa stessa data, alle ore 17.00, si svolgerà l’opening della mostra Luce in prestito da un altro tempo (Merge of selves).
di Anastasiya Parvanova, all’ex Stazione ferrovaria di Borca.
Mercoledì 11, ore 14.30 / in questa stessa data, sarà visitabile la mostra Luce in prestito da un altro tempo (Merge of selves) – dalle ore 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.
di Anastasiya Parvanova, all’ex Stazione ferrovaria di Borca.
Giovedì 26, ore 14.30

Luglio
Domenica 13, ore 10.30 / questa visita guidata fa parte del programma del Cortina Design Weekend 2025, CAPSULE
Giovedì 17, ore 14.30
Giovedì 31, ore 14.30

Agosto
Giovedì 14, ore 14.30
Giovedì 21, ore 14.30
Giovedì 28, ore 14.30

Progetto finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU

E sostenuto da tutta la rete DC