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Ernst Ludwig Kirchner, Wettertannen (Bergwaldweg, Bergwaldstämme), 1919, Pinakothk der Moderne
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Monaco di Baviera, consuetudini fondative, perennemente trasformative, e agevoli moti accrescitivi nello spazio sensibile, viaggio nella calma fremenza, dicembre 2025
E dunque un altro viaggio a Monaco di Baviera, ci si torna negli anni, come un flusso curvo nella piega dritta della parete del tempo, da quelli del riformatorio classico di Schwabing direi (gdil), quando ancora vibravan le note di Rialto coi suoi scrittori e cronisti d’una città all’ultimo postumo palpito e questo vivere in quell’eco fu e ‘cadde grazie al nonno Ottorino e mi fece anzipenetrar l’odore della città, che poi è rimasto infisso nei nervi del naso, i(n)spirazione del VII cranico, ed è un bel viaggio e giusto questo, estatico appercettivo ritorno per le terre di prossimità sinuate dei sensi, lo si fa in auto, perché dura poche ore e in quelle ore corri in cruna al paesaggio che muta, muta ma non troppo, essendo che da Corte noi ci si va per l’Alemagna e Pusteria, e poi su dal Brennero la Valle dell’Inn, e il contesto varia ma lo riconosciamo sempre, ed in fondo in queste cittadine austriache e todesche che mergono dai vapori congelati dei mille piccoli laghi sparsi che paralizzano e crocchiano le cinture di boschi di chioma attorno, lo Starnberger See inchioda tutto a questa solida bruma fiato sospeso che petrifica i fusti e le scocche rovesce etcetera, ci torniamo sempre perché condividiamo e abbiamo lungamente letto e studiato ed elaborato e profondamente acquisito condiviso come un letto umido la cultura mitteleuropea di cui siamo in parte fatti determinati, e questa parte l’abbiano accolta naturalmente, che senza le mergenze e le vanguardie a caval dell’Alpi della fine del diciannovesimo e primi anni e decenni del ventesimo ci sarebbe ben poco da sospirare qui, quelle mutazioni attenti termometri e vasi dei liquidi turbatori scotenti sono la base di una serie di parametri estetici e psico-culturali e spirituali dell’intuito analitico o ragione sensibile che dir vogliamo, e lo vogliamo, di questi espressionisti che rivediamo sempre alla Pinakothek del Moderne e alla Alte Pinakothek, che la Neue è un cantiere-quadro e torna nel 2030 come il Beaubourg, e alla Lenbachhaus, e, al ritorno, al Franz Marc Musum e tutt’attorno traverso alla regione, a Monaco rintona il Natale delizioso dell’Ornung, questi mass dell’Augustiner soverchiano le buste di senape nel piatto della palude Hofbrauhaus, al mattino le dolci starnazze in passeggiata gli Englisher Garden, l’alloggiamento stesso stavolta nella zona studentesca di front’al parco, poi a giocare a ping-pong all’Haus del Kunst e al quartiere dei Musei e nel cuore della città Schweinbratwurst nelle bocche zverte dei Gargoyles della Rathaus, strascico di cataloghi e libri d’arte bagagliaio-cefalo capiente, Deutschland Rammestein, dopo la vivifica immersione nell’arte della città nelle sue radici moderne, torniamo per Kocher am See, c’è appunto il Franz Marc Museum, Murnau, il Museo Penzberg Sammlung Campendonk, etcetera di tutto quel seminato che sparge e aguzza Paesaggio Città e Montagna, anche qui i rigidi pletti ghacciadunchi dei laghi frigoriferi, Kochelsee e Walchensee, così ritorni per Mittenwald, a Cimabanche c’è la minima notturna di sto tiepido equinozio, -4 e la strada luccica nella notte sbriancata, coi nostri fari carnivori avanti e così via…
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Le foto del viaggio e dei suoi interstizi capsulari sono di Theresienwiese von Donner (Teresa De Toni)















































