musicaperformance || 19 ottobre 2011


il moro e il qusi biondo vs. HH in dc




24 settembre 2011
la scena: i cementi di sass muss, sotto alla gran falda alata, contro la schiara accesa, il lato dietro, per quelli che avessero avuto l’impressione -ingenua; sbagliata- che il muss sia un verde idillio di docile arte in natura o un luogo di asfittiche celebrazioni paesistiche; sass muss non è così; è un’astronave, venuta dagli alti spazi, posatasi a terra, a generare una zona d’innesto, scientifica ed aggressiva; il retro degli edifizi grigi è una periferia industriale, deserta e linda, ordinata e assolutamente PULITA, perfino asettica, scandita dal ritmo geometrico dei grandi volumi tagliati e sospesi e combinati classicamente per impatti massivi e poi slittati in alto sulla coltre di tundra, e sotto, accanto all’unico alto pilastro staccato, un cannone verso il cielo, l’atlante del campo di falda, ecco la scena, PULITA, con un altro campo a terra, di sistemi percussivi, i tamburi al posto dei funghi, a sass muss, sissignori, tamburi, non funghi;




gli HH potenti-perfin-classici, tutto minimo, corretto e frontale, niente mai di troppo, dalla formazione alla tecnica alla ritmica alla struttura dei pezzi all’immagine ferma e nera con due contrappunti di cattiveria ai vetri paraschegge alla sintesi nei testi al ribrezzo per il riff aulico e per l’immonda epica del rock pederasta agli anatemi beffardi concerto/sconcerto che spaventano i troppo-buoni-con-tutti-in-cambio.diniente;




poi dunque il moro e il quasi biondo, bel trio di simpatici ragazzi dalle psichatrie attente e libere, scompaginano e aprono e seminano a ventaglio ritmiche e tessuti per ogni dove, ad una velocità propria, anzi tre, la velocità loro propria, esce nella musica loro propria, e il suono, anche elettronico, è biologico, e suonano come mangiano e bevono, a cascata, in modo estensivo ed accrescitivo e lisergico e polifonico e accumulativo – e mai saturo, per le parti in levare e i vuoti e le dilatazioni progettate, maledetti ozric, disse qualcuno passando, curate le strutture e le cesure e le spaziature tra le architetture, arguti gli orecchi, frinisce pure l’alligatore, a sass muss, nella tana dei grilli concertanti, ma in realtà, ormai, non pare più che friniscano, i grilli, si son riprodotti, e ora c’è un suono di mitraglia, e una stilla rossa nel cervello