7 luglio 2024

Space Days Vol. 3 nel suo ambiente di ricerca: il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Le foto di questo post sono di Teresa De Toni.– Venerdì 5 luglio 2024, a Campo Imperatore, nel cuore del Gran Sasso d’Italia, si è inaugurata Space Days Vol. 3, di Fabiano de Martin Topranin, e si è avviata la collaborazione tra Dolomiti Contemporanee e L’Osservatorio Astronomico d’Abruzzo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. Una collaborazione straordinaria, che ci porterà lontano, per le terre e per gli spazi, coniugando le ricerche. La ricerca artistica, intellettuale e culturale, legata ai temi della rigenerazione di
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22 maggio 2024

Borca di Cadore, spitta.–Maggio 2024 In questi giorni Dolomiti Contemporanee ospita all’ex Villaggio Eni di Borca di Cadore, in Progettoborca, gli studenti e alcuni tutor del corso MA POST dell’Art Academy of Latvia di Riga, Lettonia.L’incontro nasce dal desiderio di mettere in contatto due realtà formative e di ricerca, appartenenti a contesti diversi, ma accomunate da un approccio rigenerativo al passato e ai suoi detriti, tanto fisici quanto evocativi, spesso problematici. POST nasce nel 2020, come un’espansione multidisciplinare dell’Accademia d’Arte di Riga, con l’intento di mettere in discussione alcuni punti, tra cui: che cosa vuol dire
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22 aprile 2024

  Cronache d’attualità.Sarà pur chiaro come quella di paesaggio non sia una definizione inchiodata, perchè il paesaggio non è un’ente che cerchi una rappresentazione univoca, ma una permanente trasformazione d’ambito?
Nessun paesaggio è dunque bloccato, né bloccabile, in una forma definita, impermeabile al cambiamento che gli corrisponde – a meno che non ne stiamo considerando una singola configurazione definita, cosa che facciamo volentieri quando ad esempio approfondiamo la storia delle sue declinazioni ad opera dell’uomo. 
Questo però può essere fatto mai nel senso più generale (al di fuori quindi dei casi progettati),
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18 aprile 2024

Stasera, giovedì 18 aprile 2024, torniamo all’M9 di Mestre, grazie a Simone Sfriso e alla Fondazione Architetti APPC di Venezia per l’invito nella rassegna Paralleli: Architettura è…Alle ore 18.00, Gianluca D’Incà Levis, curatore di Dolomiti Contemporanee, introdurrà l’ospite della serata, Lorenzo Barbasetti di Prun, che racconterà la sua pratica con l’intervento dedicato ai Paesaggi dell’edibile.Barbasetti è attivo da anni in DC, con il Laboratorio di Prometheus Open Food Lab in Progettoborca, e moltissime azioni sviluppate sul territorio e nei siti in cui, dal 2011, ci occupiamo di rigenerazione del Patrimonio, di montagna antiatrofica, di
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16 novembre 2023

Foresta Aliena/Alien Forest – La mostra con Portsmouth al Nuovo Spazio di Casso al Vajont, agosto/dicembre 2023 – Foto Chiara Beretta. — Anche quest’anno prosegue la collaborazione tra Dolomiti Contemporanee e la Scuola di Architettura di Portsmouth – Portsmouth University (UK).Ricordiamo che la collaborazione tra DC e Portsmouth è stata avviata già nel 2020, e che le prime Tesi di Master in area dolomitica sono state sviluppate dagli studenti della School of Architecture di Portsmouth nel 2020/21, docenti Antonino di Raimo e Alessandro Melis (Studios di Portsmouth: Thesis Preparation, Thesis Design, Integration of Transdisciplinary
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12 luglio 2023

Assemblea Supercondominio 4, 2022, Foto Andrea Guermani – Sabato 15 e domenica 16 luglio 2023, Dolomiti Contemporanee partecipa Oltre la soglia assoluta, quinta edizione di Supercondominio, 
L’assemblea degli spazi e dei progetti italiani d’arte contemporanea che si svolge presso il Castello di Rivoli. – Programma: Sabato 15 luglio, ore 15.00 – 19.00
Interventi delle realtà invitate presso il Teatro del Castello di Rivoli, sessione aperta al pubblico.I partecipanti sognano Domenica 16 luglio, ore 10.30 – 12.00 / 13.00 – 16.00
Momento di incontro e assemblea presso il CRRI del Castello di Rivoli, sessione a porte chiuse
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22 giugno 2023

  Dolomiti Contemporanee è nel volume THE LAST GRAND TOUR – Contemporary phenomena and strategies of living in Italy, curato da MICHAEL OBRIST (feld72) & ANTONIETTA PUTZU, e pubblicato a giugno 2023 da Park Books.[...] Per gran parte del XVI secolo fino all’inizio del XIX, il Grand Tour in Italia è stato una parte importante della formazione degli aristocratici europei. Seguendo questa tradizione, questo libro analizza da vicino l’Italia di oggi, concentrandosi sul tema dell’abitazione come indicatore delle interrelazioni politiche e socioeconomiche [...] Il contributo di DC è un saggio dal titolo: Il riuso del Patrimonio storico
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6 febbraio 2023

Venerdì 10 e domenica 12 febbraio 2023: una delle ultime occasioni per visitare la mostra  Who Killed Bambi? a Casso. Poi la smontiamo, e ne facciamo un’altra?Orari di apertura:venerdì 10, dalle ore 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00domenica 12, dalle ore 10:00 alle ore
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28 gennaio 2023

  Giovedì 2 febbraio 2023 DC partecipa all’incontro intitolato: Gli impianti sportivi della VII Olimpiade invernale 1956. Ore 18:00, Ciasa de Ra Regoles – Cortina d’Ampezzo. L’incontro, organizzato da Italia Nostra, vede la partecipazione di Andra Grigoletto (Heritage Analyst), Franco Mancuso (urbanista, Aipai, Iuav, forza Gellner), Mattia Menardi (architetto) e Gianluca D’Incà Levis. Per parte nostra, ne parliamo da dieci anni circa, quindi da ben prima che fossero assegnate i Mondiali del ’21 e quindi le Olimpiadi. Le nostre riflessioni e proposte (vedi link sotto) sul destino del Patrimonio e sull’opportunità
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18 settembre 2022

Dolomiti Contemporanee aderisce alla 18esima giornata amaci del contemporaneoSABATO 8 OTTOBRE 2022 Nuovo Spazio di Casso al VajontWho Ate Bambi?che è dentro a Who Killed Bambi? In occasione della giornata AMACI del Contemporaneo Dolomiti Contemporanee propone questo menù:la mostra collettiva Who Killed Bambi? presso il Nuovo Spazio di Casso al Vajont rimane aperta e visitabile in questi orari: 10.00-13.00/15.00-23.00.Verranno inoltre proiettati, sulle superfici che riterremo, come lo riterremo, vedrai che bella varietà, i tre Reanimator (qua il primo) perchè Herbert West si occupa, evidentemente, della rigenerazione di corpi immoti: come noi. Terzo: Prometeus Open
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luglio/ottobre – vaccanza. malutta vs. dc, a casso


VACCANZA

The Mountain Tropical Experience
ovvero
Fondazione Malutta AGAINST Dolomiti Contemporanee

31 luglio – 3 ottobre 2021
Spazio di Casso al Vajont
opening sabato 31 luglio, ore 17.00

dalle 18.00 suonano:
giuseppe de benedittis e francesco peccolo – tem_plate
paolo prince p – bomba tropical



Il video di work in progress e inaugurazione:

artisti in mostra:

giulia maria belli
thomas braida
luisa badino
chiara campanile
nina ćeranić
enej gala
riccardo giacomini
manuela kokanović
anna marzuttini
carolina pozzi
danilo stojanović
nežka zamar
francesco zanatta


orari di mostra:

agosto:
chiuso al lunedì
dal martedì alla domenica, 10.00/13.00 e 15.00/19.00

settembre:
chiuso lunedì e martedì
dal mercoledì alla domenica, 10.00/13.00 e 15.00/19.00

ottobre:
news a venire

 

gif di scardi

Fondazione malutta against dolomiti contemporanee
chi siamo e perchè stiamo

Quasi un anno fa, Dolomiti Contemporanee e Fondazione Malutta hanno deciso di produrre una cosa insieme, convergendo nello Spazio, anzi convergendo i due spazi: il mare e le crode, Venezia e le Dolomiti.

Cos’è Malutta.
Fondazione Malutta è un collettivo basato a Venezia, attivo dal 2013, composto da una cinquantina di artisti e più, provenienti da diversi paesi europei, Albania, Serbia, Italia, Croazia, Slovenia, Lettonia, Francia e Kosovo, che escono dall’Accademia di Belle Arti di Venezia, e in particolare dall’atelier di Di Raco, che hanno un’età anagrafica stimata compresa tra i venti e i quaranta e un’età artistica consapevole (polso mentale e sedimenti d’immagini) di circa cinquecento (la pittura veneta, per esempio), e che poi, dopo l’Accademia – e, per molti, l’esperienza in Bevilacqua La Masa – a Venezia son rimasti, aprendo studi e associazioni e collaborazioni a grappolo su progetti varii interconnessi imbricati tissutali (una roba molto diversa dal produrre eventi slegati o mostruzze-a-monade).

Questo gruppone, direbbe Enej mangiandosi grassa la parola, oltre ad annoverare un gran numero di giovani tra li meglio pittori d’area, per area qui intendendo la geografia ma appunto anche la pittura nella storia e il ruolo capitale di Venezia quale centro di produzione e irradiazione nel mondo dal ’300 o almeno da Bellini in poi; giovani che son quindi gli epigoni contemporanei di una tradizione e scuola che si sa quel’è, i postbizantini rinnovativi, diciamo;
e questo gruppazzo tiene appunto la continuità con la tradizione pittorica veneta in primis, e con altri contesti e barlumi e cieli dell’est anche, conservando e rinnovando le benedette eredità e rimescolandone le parti come dev’esser fatto oggi, che nessuno di questi studiosi in facondia è copista mimetico compilativo o numismatico dell’immaginette, ma invece questo gran ruscellare di qualità di tra i diti, come serpentelli fiammeggianti, che animano i pennelli balistici, e questo è insomma un flusso dinamico che chiude un buco orrendo, nella Santa Città Suppurata di Venezia, da sempre luogo imbibito d’arte e lo sanno anche i sassi, e però negli ultimi anni messa alla frusta dalla crisi di molte delle sue istituzioni storiche propriolegate alla formazione artistica e culturale, oltre che dai tornelli, ma da codesti Malutti in qualche misura e non piccola, essa città costruita coi legni del Cadore e quindi colle tignerie tizianesche, preservata e salvata e risospinta verso l’irriducibile radice di sé stessa e guai a perderla, e non è solo questioni di grandi navi, ma di uno degli habitat storico-culturali più peculiari d’Europa da mezzo millannio all’incirca, habitat sfilacciato e corrotto e impigrito dalla pavida paludazione politica contemporanea, habitat che non va conservato ma mantenuto, habitat che questi ragazzi eretti per l’appunto nutrono, tenendo vivo il tessuto della città fondativa affondante, concedendole un contributo importante, fatto di pittura e spritz (in fondamenta) e di una gran vitalità intuitiva perseverante studiosa sedimentata applicata etcetera, nella ricerca ben condotta.

Moltissimi degli artisti basati a Venezia, in generale, sono saliti negli anni nelle Dolomiti, già dal 2011, lavorando nelle fabbriche e nei cantieri deliberatamente posti da DC, che è un editore antiimmerdativo della Montagna Contemporanea, son saliti in virtù di una prossimità territoriale evidente e di una logica relazionale coltivata e quindi per nulla automatica né scontata ma voluta perchè dovuta, come tutte le cose buone, ammesso che tu sia intenzionato e capace di relazionare paesaggi ed esperienze, e qua lo si fa, dato che da sempre alimentiamo i progetti e le piattaforme nei grandi tuguri postindustriati smunti smorzati smangiati e infestati dalla memoria afasica quassù etcetera, conferendovi le migliori energie guizzanti emergenti e sane, e che quindi è giusto (non ovvio: giusto), che i migliori tra codesti giuovani artisti possano e debbano venire qua, armati, a trovarci dei cantieri diritti e sperimentali e impreveduti, per farci dentro la loro parte e l’han sempre fatta, negli anni, anche con mostre e le produzioni strutturate e così via.

E però stavolta si fa proprio e precisamente una mostra collettiva di Malutta in DC, che si intitola VACCANZA, e ora spieghiamo cosa significa.


Ma prima si voleva chiudere quanto sopra sottolineando meglio quale sia il ruolo di responsabilità, apertura, formazione e coltivazione di vivaio, che compete a Malutta, che così facendo ha pompato sangue nelle arterie semiostruite della città apoplettica, e questa vis costruttiva è un’istanza e anzi un’impegno morale addiruttura dc, e perfino un prodigio sensibile costruttivo e un’architettura sensibile, finalmente, laddove gli enti pubblici e le istituzioni fallivano e affondavano, e le Gallerie pure non è che si inventassero delle robe superbe e i titoli proprio non vengono, loro singoli aggreganti si dimostravano invece, si dimostrano, capaci di ISTITUIRE una pratica coscienziosa e avveduta e salvativa su quell’oggetto complesso e fragile e dinamico che è per l’appunto Venezia (a meno che tu non voglia considerarla davvero un cespuglio per i bisogni dei turisti, sta città), e in ciò vi è un’affinità grande con quello che fa DC dal 2011 tra le crode anch’esse perdute perdute, e stiamo parlando della radice quindi di una con-genialità direi, più che di un’assonanza, radice che ora coltiviamo anche attraverso questa VACCANZA ed eccoci qua.

Dunque questa temperie Malutta, flusso onnivoro del ricampionamento critico inclusivo dei frames di realtà traverso la voracità gentile della ferocia espressiva spinta da una capacità di produzione straordinaria che ha maturato un gruppo eterogeneo ampio coeso dove nessuno succhia l’ombra dell’altro, questa temperie Malutta dico, da un anno sale nel cantiere DC, Francesco ed Anna a capire per primi ad aprire la via agli altri, in un processo  antigravitazionale, come umidità di risalita capillare alla montagna (acqua alta), portandovi la propria variegante logica ricombinativa, che tuttavia non porta alcun germe eclettico, che prende gli spunti le cose le immagini e le riplasma trasforma, e trasformare è tutto, nella fisica intellettiva del logos nel divenire.


E siccome abbiamo detto di presenza e attenzione, rispetto alla storia, al ruolo dell’arte quale presidio e motore risignificativo alla lettura e fruizione e riplasmazione delle cose mobili, ecco che questa esperessione VACCANZA non ha nulla a che vedere e ciò è autoevidente ma lo ribadiamo per quelli nemici letteralmente ed oggettivamente stravaccati, nulla a che vedere con un principio di trascuratezza, dato che qui si lavora propriamente a conferire valore, e però lo spirito è libero quanto serve e la comunicazione anche, e giuocare sui concetti infausti delle violazioni degli spazi-a-sipario (Dolomiti trivializzate depresse nello stomaco putrido del turismo massivo a brancate, vaccate & vacanze assortite) equivale addiruttura se non sei orbo a stigmatizzare questi processi reificatori depauperativi isterici morbosi e le cattive cure dilaganti inflitte a quest’altro habitat pure, che sono propriamente il contrario di una pratica d’attenzione, e quindi qui si è frontalmente contrapposti alla faciloneria del consumo sciatto che piattisce ogni rilievo, e lo si vede subito, nelle opere e prima nelle menti di chi le fa, le opere, opere che sono sempre un’orografia cerebrale che incarna lo spirito nella plastica.


Poi qua ci son le vacche all’alpeggio, e noi le rispettiamo, come ogni creatura che bruca e rumina e metabolizza bene gli alimenti disponibili, e quindi gli stereotipi entrano ed escono in concorso, come puntatori o malenche lucertololine, e così via.

Quindi sta VACCANZA è cresciuta nei mesi, raccogliendo incapsulando intelaiando messi di spunti dalla storia e dalla mitologia e dalla fisica e dalle identità delle persone e dei luoghi e dalle pratiche dell’uomo nella montagna e dalla gestione delle risorse, spazi, cervi martore & turisti, stereotipi, cartoline, clima, apicchi meteorologici, nevi copiose prima e venti e tempeste paurose nella giungla conifera, schianti e frane e lampi e stragi d’ungulati e improbabili realissimi tropicalismi ed esotismi alpini, e il Vajont e il Toc e Borca e il Pelmo e il Bus del Diaol, e così via, tutta una conoscenza progressiva appresa e approfondita per gradi (dal quarto in su), maturata stradotta, attraverso i periodi di residenza ripetuti e prolungati, di questi artisti Malutti dunque, che in mostra son tredici, che son venuti e andati e tornati sempre, da gennaio ad oggi, che han taccaton a scalare pure, incamerando e trasformando gli elementi appunto, per ricomporli in stravedamento, e questo è ciò che vedrete a Casso dal trentun luglio; nelle edizioni (Storie Pallide di Giulia Maria e Riccardo), nelle installazioni, nelle pitture, nelle grafiche, nelle immagini di comunicazione, nelle grigliate alle Adunate: etcetera.

ancòra.
Dagli stimoli si sviluppano i cluster e le figure, nel brodazzo colturale virale: questa stravaccanza nella montagna tropicante dunque, The Mountain Tropical Experience FMDC, include altri samples e frammenti di psicopaesaggi antinormati.

In realtà la faccenda è partita a dicembre 2020, con la prima residenza pioniera, Anna e Francesco (cattivissimo): e subito venne giù il cielo, un segno. Lo chiamammo allora The White Tropical PB Week-End, e scrivemmo robe così a quel tempo:
Una tranquilla settimana e più: bianca alla fine, chiusa con “il finsettima bianco tropicale di borcia”, un fracco di neve, imprinting alpino.
Rimembriamo: scena invernale, nubi a piombo e ne viene tanta, poi dopo un giorno di precipitazione copiosa silenziante ecco lo scirocco ignobile fino a 1.500 msldm, a rilucidare il verde conifero, tuoni e fulmini come d’estate sul Pelmo-notte-cielo-a-giorno, profili e figure terrifici sui crinali stagliati a guizzare di continuo – pareva di stare in tolda navigando le Filippine Uragane – quel vento grosso che ha fatto centinaia di milioni di danni in Veneto, diceva il sior Zaia, in effetti non c’era da scherzare. E chi scherza, mona?
Ma noi quassù, come marinai e nocchieri della muntagna petulante (anche per la solita ignobile retorica elementare a sbadiglio dell’arcaica scogliera corallina), in questi vascelluzzi gellneriani galleggianti nella giungla foresta ululante piegata, noi quassù, dentro e fuori.
Giro di formazione, formation lap (per Yannick): prima è arrivata Anna Marzuttini. Ha incontrato Lorenzo e Annalaura e Marta e un giorno c’erano anche Edoardo e Mattia e così sia, qua sempre gli intersechi. Qualche aperitivo in 169 col diavolo.
Anna ha preso alcuni 100×70 Repap di Paper&People, amici sempre nostri loro e via anche qua.
Con sto meteo, la casa (171) diventa studio-bivacco, la navicella nautica, e sia.
Prima della neve, poi nella neve, due scene vischiate, primi disegni sul tavolo: a grafite, pastello a olio, frottage e incisione diretta su carta.
Poi è arrivato Francesco Zanatta, che era salito a Belluno perchè Giancarlo gli ha comprato un quadro di Brain Tooling con Batteria Castello, ne abbiamo parlato qua, in quest’arringa costruttiva.
Francesco si è tirato su: e si è chiuso in 171 con Anna, sotto anche lui, matite colorate, studi grafici su carta.
Qualche giro in Colonia, che comincia a prendere l’inerzia inverna, va ella cosa come l’oceano appunto: per sei mesi è fredda glaciata.
Una passeggiata al Campeggio nella neve alta e due capriole due.
Cervi e caprioli e quel gatto bastardo a sei zampe.
Poi giù altri sessanta centimetri, rimaniamo isolati due giorni, una sofferenza certochenò, e avanti così.
Questi disegni e studi sono stati l’inizio dell’intero progetto Doloso Malutto, ‘ndolometto. Etcetera”.


Le fantescienze anche ci sono state eccome, quanti filmi e mostrescenze scambiati ingurgitati, questo horror sci-fi che rincalza la coperta aliena della base montagna, Stazione Spaziale Borcia, base mizzilistica, antenna captante, Torneranno gli Extraterrestri, etcetera, Malutta Mountain of Madness, te la do io l’inDeCenza.

Altro pregresso: 5 febbraio 2021, un gruppo più folto di Malutti, tra cui Nina, Giulia Maria, Riccardo, Danilo, saliti a Borca in questo turno. E là abbiamo detto questo, tra i disegni e le sculture di neve e ghiaccio:
“Bene, ora Malutta entra a Corte, benserviti, se vi pare. Si imbastisce il Cantiere Bestiale. Nel ventre della Mostrusa ColoniAnsimante, come bacino di carenaggio levato sospinto sbalzato (son saliti in trireme da Venezia -Quindici Uomini sulla Cassa del Morto, Yo-ho-ho, e na bottiglia di graspa- vicini come uno Stravedamento veloci come lo Sgombro Volante di Vaia, per remi gli arpioni su scalmi d’osso ganascia), si assemblano le partitaniche dell’Unicorno Ungulato di Ghiaccio, Terrifico Leviatano Tropicante. La Grandiosa Creatura ingoierà per intero il Trampolino di Zuel, calzando-lo-vi-si in teglia com’un bianco guanto: Disfida – e lo metabolizzerà senza digerirlo, così che i visceri riprendano a tremare, timore, pulsare, puntare, puntàle, purgare.
 
e poi siamo arrivati qua, è luglio 2021:
 
Fondazione Malutta AGAINST Dolomiti Contemporanee (War of The Worlds), 
Onda tropicante (dall’inizio, per le vicissitudini bohaitiane – gli atleti di Haiti ricoverati all’Hotel Boite in occasione dei Mondiali di sci di Cortina 2020, bere le birre circondati dalle Forze Armate lì ammazzate, Polizia Penitenziaria, Esercito, Guardia di Finanza, Carabinieri). Che ci fa sta gente davanti al caminetto di Gellner? E noialtri qui in mezzo a loro? Scompaginamenti, accompagnamenti inconsueti, si avvia la traccia anomala ecco l’onda.

e sempre e sempre questo meteo variabile, col le alternanze repentine di sereno, freddo, neve e poi pioggia, sferza, altra neve a metro, le tempestequatoriali nella giungla conifera: tropico del pelmo, tropico del padreterno, la Tropicanza Alpina, la tropicaliazzazione delle alpi (tutta la retorica della VENDENZA, vendigli anche il culo, al villeggiante perfido, questo strambamento coincide con il gioco empio eretico erotico? dei rimandi esotici, che qua sonati a cetra stigmatizzano la concupiscenza turistica & le altre mezzevisioni opache della montagna-bramata sbranata nella grande onda digestiva ancora: del succo di merda, emergenza coprogeologica; questo esce nell’altro gioco, estetico stratificante delle deposizioni pittoironiche, anzi diciamo dell’attitudine alla supercomposizione captativa propria di malutta, la superfetazione estetica additiva – la parte consapevole del processo inclusivo che prende gli scampoli e li aggrega nel compost scintillante; quadri di francesco; lavori di enej; metodo di scardi nell’aggolomerare i temi ed i racconti dc nel tessuto del racconto; in generale: che siano elementi di testo o figurativi, questi sintagmi della montagna, triviali o autentici, formano il tessuto critico proteiforme che tien dentro le teste e i decolli, un pò come una sorta di blog riaggregativo: questo Tropicalismo Sulfureo, una galanteria abrasiva, trova Le Aderenze (vai a scalare), trova la presa nella foresta madida;
quindi una Scala Mobile (Malutta sale alla montagna), ovvvero: Laguna Rampante, Acqua Mobile Scala Montagna, Lo Sgombro delle Cime, e la Migrazione di Specie: le specie, animali e vegetali, migrano più in alto e cambian quota, negli ultimi anni, a causa dei cambiamenti climatici (ci lavoriamo per il corso di cultura in ecologia del centro studi per l’ambiente alpino di san vito di cadore): che diamine di specie è questa malutta?

Dannato Cervo Finalmente Ma’lutto
Malutta Morde Montagna

le dolomiti eterne? noia perenne mai sovrincisa, fossile interte, cartolina afona e perfin poco dipinta;
ecco invece la nuova stratificazione; L’invasione dello spazio, Malutta Dolomiti Space Invasion;
un ultimo? strato dunque, necessario a riprocessare i sedimenti del farsi delle dolomiti, lo strato critico contemporaneo poietico;
l’orogenesi non è compiuta; nulla è mai compiuto: serve il farsi perenne, non l’esser stato fatto;
lo sforzo ercinico, fuori le rotule dal ginocchi, francesco (non alzare troppo la gamba),
questa orogenesi pittorica/poietica e tre;
che parte dall’insediamento nel paesaggio delle Terre AlteFusione del Maroso nella Drammatica Colluttazione;
Francesco e Anna han preso a scalare, ora anche luisa, poi ne diciamo per bene;
 
La Nuova Stratificazione dunque:
Malutta Minaccia Metamorfica
Facies Malutta (facies è un ambiante sedimentario)

Una rappresentazione mobile che include e riprogramma e projetta gli elementi dalla storia e della fisica del paesaggio umano nelle Diaboliche Croste e Creste; fertilità ferale del Diavolo;
L’ultimo deposito, il più recente, quello vivo ora, dell’organica costruzione della montagna (orogenesi litogenesi morfogenesi culturale), è quello della Critica Croda Contemporanea?
nel caso di questo collettivo epipacifico, vien come colore nuovo della/sulla montagna vecchia, dandone finalmente una nuova ragione; stratigrafie dei Sedimentatori Sedimentanti sul Sedime Scosso), il Permiano/Maluttiano, una fase geologica attiva, neovulcanesimo e filetto alla wellington di manuela, poi a cas c’è la teresa, mattanza.
 
Fluitando Malenchi le Cime Dormienti