Ritorno (visual rave) – Stefano Moras, casso, 2015

ritorno, performance di stefano morasRitorno (senza soluzione di continuità)
di Stefano Moras

 

 

 

L’artista ha realizzato questo rave-performance in una vecchia stalla nell’abitato di Casso. La performance si è svolta senza soluzione di continuità dalle ore 19.00 del 2 maggio 2015 alle ore 11.00 del 3 maggio 2015.

L’idea nasce dalla volontà di creare un evento estemporaneo a Casso.
L’evento si è articolato tra videoproiezioni e performance, dichiarando la volontà di un approccio diretto e ossessivo al paesaggio: una proporzione diretta tra due entità distinte, ovvero l’uomo e gli elementi del paesaggio, proporzione che per essere mantenuta necessita di costanti attenzioni, infinite azioni di ri-considerazione, di manutenzione.

I contributi visivi si presentano sotto forma di loop incessanti. Si tratta delle collaborazioni audio- video Geometrical Breath (Moras/Nan e Sandra Hauser) e Tutte le volte che aspetto la pioggia (Moras/Nan e Lorenzo Commisso)

La performance Ritorno si è svolta attraverso una serie di azioni di idropulitura di rocce calcaree provenienti da luoghi franosi nei dintorni di Erto e Casso, ed è inserita nella piattaforma di VOCE.

Nel corso della notte, Stefano ha scoperto che la piccola stalla non era così piccola, e un giacimento, invece, di oggetti inimmaginabili. Come la strana meccanica elettromagnetica rotante, forse un’astronave aliena miniaturizzata, che stava, riposta imballata, in un trogolo ligneo, e che è entrata nell’allestimento vivo della performance, col suo lento moto ordinato. La performance si è arricchita di molte parti e azioni e oggetti: oltre al processo di manutenzione delle pietre, altre operazioni sono state compute, le une dopo le altre, in successione continua, la manutenzione trasformata in un’esplorazione, in una scoperta e conoscenza, acquisizione, assimilazione, di parti e lacerti, oggetti e memorie: sassi e pietre lavorate, spostati e ricomposti; una cornice lignea con una vecchia spazzola in ostensione, come un rozzo cristo operaio della manutenzione, proiettava la sua ombra sull’intonaco grezzo del muro, alla luce dei video liquidi; mille altre cose, filamenti, reti, attenzioni, cure, processi.

Si ringraziano gli abitanti di Casso, che hanno reso possibile la performance, accogliendo l’arte contemporanea tra le pietre del proprio paese.
Grazie in particolare a Claudio Manarin, Marcello Mazzucco, Luigina Mazzucco, Delfino Manarin.

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