La Tempesta – Caterina Erica Shanta – Casso – 7 agosto

 
La Tempesta
mostra personale di Caterina Erica Shanta
a cura di Gianluca D’Incà Levis

Nuovo Spazio di Casso (Casso, Pn)
7 agosto / 20 settembre 2020
Opening: venerdì 7 agosto, ore 17.30

Concetto

Materia e memoria

Nelle prime interviste su Tempesta Vaia (fine ottobre 2018) circolate alla televisione italiana, c’erano volti di persone sconvolte dall’eccezionalità del fenomeno e dalla distruzione inaspettata che esso ha portato.

Nell’immaginario collettivo degli intervistati, il riferimento più frequente è stato quello all’alluvione che, nel novembre del 1966, colpì il settentrione, dalla Toscana fino al Friuli.

Allora non fu il vento impetuoso, il protagonista, ma l’acqua e il fango, milioni di metri-cubi che inondarono e sommersero diverse città e paesi, inclusa Firenze e la piccola Borca di Cadore.

Più persone han raccontato che, appena usciti di casa la mattina del 29 ottobre 2018, la sensazione è stata quella di trovarsi in un paese dov’era appena passata la guerra. Una suggestione radicata che rivela una spaccatura, una fragilità e una frattura nel pensiero.

È una faglia che attraversa il tempo e sposta l’ambiente dal fondale al centro della narrazione.
È un racconto che rievoca mostri e mitologie, trasformando in altro ciò che non risulta immediatamente comprensibile, in virtù di un peso smodato, che rende difficile una
commisurazione diretta, una reazione proporzionata.

Geografie temporali: milioni di alberi caduti, milioni di libri perduti

Nel 2019 l’Accademia di Belle Arti di Firenze – che nel ’66 divenne rifugio per migliaia di sfollati dell’alluvione – ha svuotato, dopo 53 anni, le cantine dal fango refluo solidificato
del fiume Arno, esondato all’epoca.
Le cantine si pongono ne La Tempesta come un calco, un rifugio cronologico di ciò che accadde là sotto, venendo a costituire un micro mondo dal quale leggere la città, e forse uno spazio più ampio di essa.
Gli scavi condotti nelle cantine hanno riportato alla luce un numero della rivista Tempo, che aggiornava i lettori con inchieste su temi allora d’attualità: la denatalità, il boom economico, l’omicidio Kennedy, e così via.
La parte superiore della rivista è scomparsa, svanita; completamente marcita e decomposta, essa propone ora una visione di soli pedici e piedi, che potrebbero ricordare gli apparati radicali degli alberi schiantati o i resti dei gessi alluvionati.
È una visione parziale, frammentaria e ribaltata, per una sorta di scavo archeologico.

Allo stesso modo gli alberi schiantati da Vaia si pongono come enorme archivio a cielo aperto in divenire, leggibile nelle stratificazioni di altra vita che si perpetua. Le necromasse
nutrono il nuovo bosco, già in fase di rinnovazione.
Ecco il mondo che prende ad esistere dopo La Tempesta.

L’archivio così generato, è composto da legno, carta, fango e immondizia. Esso costituisce una sorta di ecosistema critico, che conserva nelle muffe la propria vitalità insieme ad altra vita insettivora.

Accade così ad esempio che il Bostrico dell’abete rosso, insetto xilofago detto tipografo, riscriva la sua storia nel corpo morto del legno, dove prende di proliferare: scava gallerie e tracciato, asporta materiale, costruisce nuove strutture e architetture cunicolari.


Bosco Coetaneo

E’ detto bosco coetaneo quello nato, o piantato, nello stesso arco di tempo.
La foresta cresce, e gli alberi hanno tutti la stessa età, lo stesso numero di anelli che si possono contare oltre la corteccia.
Durante la Prima Guerra Mondiale, le montagne alpine furono disboscate per produrre legna da ardere, costruire trincee, effettuare lavori di manutenzione, per trasportare l’artiglieria sulle cime o semplicemente a causa di esplosioni o incendi. Ecco perché, nel
dopoguerra, seguì la “grande piantumazione” del bosco coetaneo.

Con Vaia altri dieci milioni di alberi alberi sono andati giù, si reitera una memoria atavica e terrificante, che fabbrica immaginari e mostri assordanti.

Frammentazione

La frammentazione del suolo è causata dalle attività umane, e viene accelerata dal cambiamento climatico: con l’innalzamento delle temperatura, con i terreni impoveriti dalle intense piogge – oltre che da agenti chimici inquinanti che rendono sterili i terreni – con fenomeni meteorologici eccezionali capaci di abbattere intere foreste.
La frammentazione del suolo è conseguenza dell’isolamento e della settorializzazione delle attività umane, che includono anche le pratiche di salvaguardia, che disconnettono ed isolano gli habitat.
Tale frammentazione, di suolo e di specie animali, può divenire terreno fertile per altre attività microbiche, che intensificano il fenomeno dello “spill-over”, ossia il salto di specie ad azione di virus e batteri. Co-evoluzione, frammentazione e destrutturazione del suolo, spingono virus e batteri a volare, ad adattarsi per sopravvivere e cercare nuovi habitat.

Il film La Tempesta (2019) è stato co-prodotto da Accademia di Belle Arti di Firenze, PAV – Parco Arte Vivente, Dolomiti Contemporanee.
La mostra La Tempesta (2020) è stata prodotta da Dolomiti Contemporanee.

La Tempesta si inserisce in Cantieredivaia, il progetto di ricerca che Dolomiti Contemporanee ha avviato a seguito di Tempesta Vaia nel 2019.

La mostra si realizza all’interno del programma dei Dolomiti Days, in collaborazione con Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Dolomiti Unesco, Comune di Erto e Casso.

Si ringrazia: Progettoborca, Centro Studi per l’Ambiente Alpino di San Vito di Cadore (Tommaso Anfodillo, Raffaella Di Bona, Roberto Menardi), Impresa Olivotto Ospitale di Cadore.
Acqua Dolomia, Unterberger Speck del Cadore, Lattebusche, Birra Dolomiti, Panificio Marcon.

Orari di mostra

dal martedì alla domenica, 10.00-12.30 e 15.00-18.30

 

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