irene coppola/PARETE 46°24’49.7″N 12°21’47.3″E – Archeologia di un bestiario minimo


irene coppola

PARETE 46°24’49.7″N 12°21’47.3″E, fuliggine, lattice, carta minerale su cornice in legno, 212 x 111 cm, 2018;
Archeologia di un bestiario minimo, dittico in cera d’api e piedistalli in ferro, 159 x 32 cm, 2018.

Due opere dall’attitudine archeologica, quelle di Irene Coppola, fatte di ritrovamenti fortuiti e archiviazioni esperienziali inconsuete.
Nel grande quadro a parete, nella sua affascinante cromia, appare uno spaccato di come il passaggio temporale trasforma inevitabilmente l’aspetto di un luogo e di uno spazio: esso fa parte di una serie di calchi in lattice, effettuati su un supporto che porta già al suo interno tracce di paesaggio, nelle trame della carta minerale che lo compone.
Il calco, sembiante lo strappo di un affresco, tiene con sé lo strato più superficiale della parete di un altro Forte, in qualche modo simile ad un esoscheletro di Monte Ricco.
Dal cuore della struttura, l’artista raccoglie la testimonianza della stratificazione di polveri, fuliggine e particelle organiche ed inorganiche depositatesi all’interno della Polveriera della monumentale e decadente architettura. In questa pelle fragilissima sono conservate trame e fratture quali presenze vivissime, e degne di conservazione: la casualità della stratificazione viene riletta con gli occhi consapevoli dell’artista, che intuisce una bellezza atemporale nell’epidermide sbrecciata del Forte.

La parete, in architettura, delimita lo spazio di un edificio e lo suddivide internamente; in alpinismo identifica il lato scosceso di un rilievo montuoso, spesso oggetto di arrampicate. Il codice che accompagna il titolo descrive le coordinate geografiche del luogo d’azione, una formula che riconduce alla pratica militare.

L’attività di ricerca dell’artista prosegue all’interno del Forte “gemello”, a pochi passi da Monte Ricco: Batteria Castello. Una struttura altrettanto monumentale ma preclusa (per ora) dall’essere vissuta, se non da parte di artisti che, condotti da DC tra le cose di Romano Tabacchi, che lì visse e lavorò, si immergono in una sorta di wunderkammer.
Le piccole sculture in mostra provengono da due calchi rinvenuti tra i “lasciti” di Tabacchi: due “elementi mostruosi e straordinari”, un corno d’animale e una maschera dai tratti arcaici. Il primo posto all’altezza dell’orecchio dell’astante, la seconda verso la mano, protési a innescare una relazione con il corpo di chi osserva, interpreta, scopre.

opera in:
brain-tooling
a cura di gianluca d’incà levis, riccardo caldura, petra cason
forte di monte ricco
30 giugno – 30 ottobre 2018

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